[Recensione] Non è la fine del mondo – Alessia Gazzola

Buongiorno readers, e buon Lunedì!
Voglio iniziare la settimana nel migliore dei modi parlandovi di un libro che mi è piaciuto tantissimo, che è riuscito ad emozionarmi e a regalarmi ore di pura gioia. Avete presente quelle storie che iniziate ad amare sin dalle primissime righe? Se la risposta a questa domanda è sì allora capirete come mi sono sentita mentre leggevo Non è la fine del mondo.
 Quella che ci regala Alessia Gazzola è una storia di vita quotidiana, una storia fatta di imprevisti, di alti e bassi, di emozioni. Non potrete fare a meno di immedesimarvi nella protagonista, Emma De Tessent, una giovane donna laureata con lode che, dopo anni e anni, si trova ancora ad essere relegata al ruolo di stagista presso l’azienda di produzione cinematografica in cui lavora. Emma è una donna caparbia, determinata e ironica ( non a caso si definisce come “la tenace stagista”) e spera di riuscire ad ottenere un contratto vero e proprio presso la Fairmont. Sono anni che dimostra al suo capo la sua professionalità e la sua competenza, ma ancora non riesce a farsi assumere a tempo indeterminato. La Gazzola ci conduce così per mano all’interno del torbido mondo del lavoro, descrivendo perfettamente quello che succede realmente in situazioni di questo tipo. Si parla di rivalità sul lavoro, di raccomandazioni, di datori di lavoro che troppo spesso non tengono conto delle esigenze e del valore dei propri dipendenti.
La nostra tenace stagista però non demorde e continua a lavorare sodo, finché un giorno non le viene dato il benservito e la sua vita crolla improvvisamente. Emma si ritrova senza stipendio, senza la possibilità di sentirsi parte di quel meccanismo lavorativo al quale tanto era legata e tutto ciò la porta a cadere in crisi. Inizia una serie di colloqui insoddisfacenti, finché un giorno – dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto – si ritrova per caso di fronte ad un negozio di vestiti per bambini. Decide di entrare per comprare dei regali alle sue nipotine, Maria e Valeria, ed esce da lì con un incarico di prova per un mese. Il mondo del cucito, dei pizzi e dei merletti è molto lontano da lei, ma Emma è una donna dalle mille risorse e non si ferma di fronte a nessun ostacolo. Questa piccola parentesi nel negozio dell’amabilissima signora Vittoria Airoldi, le servirà per staccare da tutto, per dedicare del tempo a se stessa e per capire ciò che realmente desidera. In questa parentesi di apparente stallo entra in gioco un uomo misterioso, affascinante, un produttore sopra le righe con una mente geniale e complessa. Pietro Scalzi, direttore della Waldau ( azienda concorrente della Fairmont, tra le altre cose) è un personaggio originale verso cui Emma nutre inizialmente diffidenza e antipatia. I due hanno modo di conoscersi, di scoprirsi, di apprezzarsi. I sentimenti costituiscono una parte importantissima in questo libro, sono alla base di tutto e guidano sempre le scelte dei personaggi, nel bene e nel male.
Emma ci fa entrare nella sua vita privata oltre che professionale. Ci parla dei suoi legami familiari, del suo rapporto con la madre, con la sorella Arabella e con le due Nipoti che ama da morire. Viene anche approfondito il legame con un famoso scrittore ritiratosi apparentemente a vita privata, Tamayoshi Tessai. Questo personaggio è sicuramente uno dei più carismatici, perché è dotato di quella saggezza che si acquista solamente dopo anni e anni di esperienza. Tessai osserva il mondo da una prospettiva tutta sua, nutre una stima profonda per Emma e a lei, solo a lei, lascerebbe i diritti del suo ultimo romanzo, bestseller mondiale. Ogni personaggio di questo libro vi lascerà qualcosa, perché ognuno di loro ha qualcosa da dirvi, qualcosa che vale la pena di ascoltare. Non è la fine del mondo è un romanzo di crescita, di speranza, di lotta alla sopravvivenza. Vi aiuterà a superare un momento di crisi, vi donerà un sorriso e vi farà riflettere a lungo sul senso della vita, sulla bellezza delle piccole cose, sull’importanza dei piccoli gesti. La Gazzola si serve di una prosa semplice e fluida e la sua scrittura non è mai banale o scontata. Trovo che l’autrice sia bravissima a parlare di scene di vita quotidiana e riesce a donar loro qualcosa di speciale, di unico. Dal momento che ho aperto il libro non sono riuscita a metterlo giù, ho divorato avidamente pagina dopo pagina, mi sono ritrovata a sperare e a indignarmi con Emma, ho amato il villino di glicini in via Oriani, il cane Osvaldo e le sue flatulenze, le infinite tonalità e sfumature dei colori degli abiti della signora Vittoria, le crisi di Arabella e i momenti di felicità con le nipoti. Mi sono sentita parte di qualcosa, di una storia che pur essendo tale ho percepito come vivida, reale, vicina a me. Uscendo per strada mi sono guardata in giro e mi sono chiesta quante Emma De Tessent si celassero dietro i volti sorridenti delle donne che mi passavano accanto, quante tenaci stagiste ogni giorno si alzano con la speranza di cambiare in meglio le loro vite. Le storie più belle sono quelle che parlano di noi, quelle in cui ci riconosciamo. E’con immenso affetto che custodirò nel cuore Emma, Pietro, Tessai,Arabella, Vittoria, Maria, Valeria, e tutti gli altri, perché sono riuscita ad immaginarmeli non come personaggi su carta, ma come persone reali che potrei incontrare anche domani, e che forse già ho incontrato.
Inutile dirvi che dovete assolutamente leggere questo piccolo gioiellino, sono sicura che non vi deluderà. Il mio voto è di 5/5, e se potessi darei anche di più!
Alla prossima,
Simona

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