[Blogtour] Il contratto – Elle Kennedy

Buongiorno readers,
e bentrovati al Salotto dei Libri! : )
Oggi sono qui per ospitare la prima tappa del blogtour dedicato ad una delle ultime uscite in casa Newton Compton, ossia “Il contratto” di Elle Kennedy.
Questo romanzo ha riscosso numerosi successi negli Stati Uniti ed è il primo della serie intitolata Off-Campus. Tenetevi pronte perché se vi piacciono i Romance ambientati nel mondo dello sport questo libro fa decisamente al caso vostro.
Santa Newton Compton ha deciso di portarlo in Italia e infatti lo trovate disponibile nel formato digitale a partire da Venerdì 5 Agosto ( QUI potete trovare i link di acquisto sui vari store online).
Andiamo a conoscere più da vicino questo attesissimo libro! : )

Il contratto – Elle Kennedy ( Off-Campus #1)

Titolo: Il Contratto
Autore: Elle Kennedy
Editore: Newton Compton
Data di uscita: 05 Agosto 2016
Genere: New Adult/ Romance
Formato: Ebook
Prezzo: 4,99 €
Trama:
Hannah Wells è una studentessa modello. Una di quelle ragazze intelligenti che al college non godono di nessuna popolarità. Ora si è presa una bella cotta per il ragazzo più fico della scuola, ma c’è un problema: per lui Hannah non esiste. Come fare per farsi notare?
Garrett Graham è un bad boy, ed è anche uno dei ragazzi più popolari della scuola, grazie alle sue imprese sul campo da hockey. Ma le speranze di un grande futuro rischiano di andare in fumo perché i suoi voti sono troppo bassi. Avrebbe bisogno di un aiuto per superare l’esame finale e poter diventare un giocatore professionista…E allora è naturale che i due stringano un patto. Hannah sarà la tutor di Garrett fino alla fine dell’anno. In cambio, Garrett fingerà di uscire con lei per accrescere la sua fama: a quel punto tutti la noteranno di sicuro. Ma qualcosa va storto e quel bacio in pubblico, tra Hannah e Garrett, non sembra poi così falso…

ghirigiri

In questa prima tappa, oltre alla presentazione, avrete modo di scoprire l’incipit del romanzo. Personalmente ho capito che sin dalle prime righe questa storia mi piacerà e spero che potrà essere così anche per voi ^-^

INCIPIT

HANNAH

Lui non sa che esisto.
Per la milionesima volta in tre quarti d’ora, lancio un’occhiata verso Justin Kohl, e lui è così meraviglioso che mi si strozza il fiato in gola. Per quanto probabilmente dovrei trovare un altro aggettivo: i miei amici maschi insistono nel dire che agli uomini non piace essere definiti meravigliosi.
Ma santo cielo, non c’è altro modo di descrivere i suoi tratti marcati e i suoi occhi castani tanto profondi. Oggi indossa un berretto da baseball, ma so che sotto ci sono dei folti capelli neri: di quelli che al tatto sembrano di seta e ti fanno venire voglia di accarezzarli tra le dita.
Nei cinque anni trascorsi dallo stupro, il mio cuore ha battuto soltanto per due ragazzi.
Il primo mi ha scaricata.
Questo, semplicemente, mi ignora.
Dalla cattedra dell’aula, la professoressa Tolbert recita quello che ho finito per soprannominare un “Discorso deluso”. È il terzo in sei settimane.
Sorpresa, sorpresa: all’esame di metà semestre, il settanta per cento dei partecipanti al corso ha preso C+ o un voto più basso.
Io? Sono passata a pieni voti. E mentirei se dicessi che la grande “A!” rossa cerchiata in cima al mio compito non mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho fatto altro che scribacchiare un’infinità di stronzate per cercare di riempire il foglio protocollo.
Si diceva che Etica filosofica fosse una passeggiata. Il prof che la insegnava ci aveva dato degli sciocchi test a risposta multipla e un “esame” finale, che consisteva in un tema in cui veniva posto un dilemma morale e si domandava quale reazione avrebbe potuto suscitare.
Ma due settimane prima della fine del semestre, il professor Lane è morto di infarto. Ho sentito dire che la sua donna delle pulizie lo ha trovato sul pavimento del bagno: nudo. Pover’uomo.
Per fortuna (e be’, sì, in senso molto sarcastico), Pamela Tolbert ha preso il posto di Lane nella direzione del corso. È nuova della Briar University, ed è il tipo di prof che vuole farti fare delle associazioni e che ti lasci “coinvolgere” dalla materia. Se si trattasse di un film, lei sarebbe l’insegnante giovane e ambiziosa che si presenta in una scuola disagiata e ispira quegli sbandati, e all’improvviso tutti mettono giù i kalashnikov e prendono in mano le penne, e i titoli di coda scorrono annunciando che i ragazzi sono entrati tutti ad Harvard o qualche porcheria del genere. Oscar assicurato per Hilary Swank.
Ma questo non è un film; il che significa che l’unica cosa che la Tolbert ha ispirato nei suoi studenti è l’odio. E sembra che in tutta onestà non sia in grado di capire perché nessuno riesca ad eccellere nel suo corso.
Ecco un suggerimento: è perché fa quel genere di domande su cui potresti scrivere addirittura una tesi di laurea.
«Sono disposta a concedere un esame di riparazione a tutti quelli che hanno fallito, o che hanno preso C− o un voto più basso». La Tolbert arriccia il naso, come se non riuscisse neanche a comprenderne la necessità.
La parola che ha appena usato: «Disposta»? Sì, esatto. Ho sentito dire che un sacco di studenti si sono lamentati di lei con i loro consiglieri, e ho il sospetto che l’amministrazione la stia costringendo a dare a tutti una seconda possibilità. Non è una buona pubblicità per la Briar il fatto che più della metà degli studenti non riesca a superare gli esami di un corso, soprattutto quando non si tratta soltanto dei fannulloni. Anche studenti da A piena come Nell, che è seduta accanto a me con il muso lungo, hanno preso un brutto voto all’esame di metà semestre.
«Per quelli di voi che decidono di riprovare, si farà una media dei due voti. Se al secondo tentativo avrete un risultato peggiore, resterà valido il primo voto», conclude la Tolbert.
«Non riesco a credere che hai preso A», mi sussurra Nell.
Sembra tanto sconvolta che provo un senso di solidarietà. Io e Nell non siamo migliori amiche o niente del genere, ma siamo state sedute una accanto all’altra da settembre; quindi è del tutto comprensibile che alla fine siamo arrivate a conoscerci. Sta facendo il percorso preparatorio per Medicina, e so che viene da una famiglia che ha delle aspettative esagerate e che la umilierebbe se scoprisse il voto che ha preso all’esame.
«Non riesco a crederci neanche io», sussurro a mia volta. «Sul serio. Leggi le mie risposte. Sono farneticazioni senza senso».
«Davvero posso?». Adesso sembra che non veda l’ora. «Sono curiosa di vedere qual è il materiale che la Tiranna considera da A».
«Farò una scansione e te ne invierò una copia per e-mail questa sera», prometto.
Nell’attimo in cui la Tolbert ci congeda, l’aula si riempie di voci del tipo: “Fuori di qui!”. I laptop si chiudono; i quaderni di appunti scivolano dentro gli zainetti; gli studenti si alzano dai loro posti strascicando i piedi.
Justin Kohl si attarda sulla porta per parlare con qualcuno, e il mio sguardo si fissa su di lui come un missile sul bersaglio. È meraviglioso.
Ho già detto quanto è meraviglioso?
Mentre osservo il suo bellissimo profilo mi iniziano a sudare le mani. È arrivato alla Briar quest’anno, ma non so da quale college si sia trasferito, e benché non abbia perso tempo e sia diventato subito il ricevitore titolare della squadra di football, non è come gli altri atleti dell’ateneo. Non attraversa il cortile impettito con uno di quei sorrisetti furbi del tipo: “Sono il dono che Dio ha fatto al mondo”, né si presenta con una nuova ragazza sottobraccio ogni giorno. L’ho visto ridere e scherzare con i suoi compagni di squadra, ma ha un’aria intelligente e intensa che mi fa pensare che nasconda una certa profondità. E questo non fa che aumentare la voglia matta che ho di conoscerlo.
Di solito non vado dietro agli sportivi, ma lui ha qualcosa che mi ha mandato il cuore in pappa come un’idiota.
«Stai ancora fissando».
La voce canzonatoria di Nell mi fa arrossire le guance. In più di un’occasione mi ha sorpreso a sbavare dietro a Justin, ed è una delle poche persone con cui ho ammesso di avere una cotta per lui.
Anche Allie, la mia coinquilina, lo sa; ma i miei altri amici? Cavolo, no! La maggior parte di loro sono studenti di Musica o di Teatro; quindi immagino che questo ci renda degli artistoidi. O forse degli emo. A parte Allie, che ha una relazione “prendi e lascia” con un ragazzo di una confraternita fin dal primo anno, ai miei amici piace moltissimo parlare male dell’élite della Briar. Di solito io non partecipo (preferisco pensare di essere al di sopra del gossip), ma… ammettiamolo: la maggior parte dei ragazzi più popolari sono dei coglioni.
Un esempio emblematico è Garrett Graham: l’altro celebre atleta di questo corso. È un tipo che se ne va in giro come se questo posto fosse suo. Immagino che in un certo senso sia così. Gli basta schioccare le dita perché una ragazza compiacente si materializzi al suo fianco. O gli si sieda sulle ginocchia. O gli infili la lingua in gola.
Però oggi non ha l’aria del più fico del campus. Se ne sono andati quasi tutti, compresa la Tolbert, ma Garrett resta seduto al suo posto, tenendo i pugni stretti lungo i margini del suo foglio protocollo.
Deve aver preso un brutto voto anche lui, ma non provo compassione per quel ragazzo. La Briar è famosa per due cose: l’hockey e il football; il che non sorprende molto, dato che il Massachusetts è la patria sia dei Bruins che dei Patriots. Gli atleti che giocano per la Briar finiscono quasi sempre tra i professionisti, e negli anni che trascorrono qui tutto gli viene servito su un vassoio d’argento: compresi i voti.
Quindi sì: forse mi farà sembrare un pochino vendicativa, ma provo una sensazione di trionfo sapendo che la Tolbert ha dato un brutto voto al capitano della nostra squadra di hockey, che ha vinto l’ultimo campionato, come fosse uno qualunque.
«Ti va di prendere qualcosa al Coffee Hut?», domanda Nell mentre raduna i suoi libri.
«Non posso. Ho le prove tra venti minuti». Mi alzo, ma non la seguo verso la porta. «Vai avanti. Devo verificare gli orari prima di andare via. Non mi ricordo quando ho il prossimo turno di lezioni individuali».
Un altro “vantaggio” di partecipare al corso della Tolbert: oltre alla lezione settimanale, siamo costretti a fare due lezioni individuali a settimana, da mezz’ora ciascuna. L’aspetto positivo è che sono tenute da Dana – l’assistente –, che ha tutte le qualità che mancano alla Tolbert. Come l’umorismo.
«Bene», dice Nell. «Ci vediamo dopo».
«Dopo», ripeto dopo di lei.
Al suono della mia voce, Justin si ferma sulla porta e si volta.
Oh, mio Dio!
Non riesco a impedire alle mie guance di arrossire. È la prima volta in assoluto che ci guardiamo negli occhi, e non so come reagire. Dire: “Ciao”? Salutare con la mano? Sorridere?
Alla fine, opto per un piccolo cenno di saluto. Ecco. Rilassata e disinvolta, come si addice a una sofisticata studentessa di college al terzo anno.
Il mio cuore perde un colpo quando lui solleva un angolo della bocca e abbozza un sorriso. Fa un cenno a sua volta, e poi se ne va.
Fisso il vano della porta vuoto. Il mio battito corre al galoppo, perché porca puttana: dopo sei settimane che respiriamo la stessa aria nell’aula stracolma, finalmente si è accorto di me.
Vorrei essere abbastanza coraggiosa da seguirlo. Magari chiedergli di prendere un caffè. O di cenare insieme. O invitarlo per un brunch; aspetta: ma i ragazzi della nostra età lo fanno il brunch?
I miei piedi restano radicati al pavimento laminato lucido.
Perché sono una codarda. Ebbene sì, una vera codarda cacasotto. Sono terrorizzata dal fatto che possa dire di no; ma ho ancora più paura che potrebbe dire: “Sì”.
Quando ho iniziato il college avevo raggiunto un equilibrio. Mi ero lasciata decisamente alle spalle i miei problemi; avevo abbassato la guardia. Ero di nuovo pronta a frequentare qualcuno, e l’ho fatto. Ho frequentato molti ragazzi; ma a parte il mio ex – Devon –, nessuno di loro mi ha fatto fremere il corpo come Justin Kohl; e questo mi manda fuori di testa.
“A piccoli passi”.
Giusto. A piccoli passi. Questo era il consiglio migliore della mia terapista, e non posso negare che la strategia mi abbia aiutato molto. «Focalizzati sulle piccole vittorie», mi ha sempre consigliato Carol.
Quindi… La vittoria di oggi… Ho fatto un cenno a Justin e lui mi ha sorriso. Alla prossima lezione, forse ricambierò il sorriso. E a quella seguente, forse gli proporrò l’idea del caffè, della cena o del brunch.
Faccio un respiro, mentre scendo lungo la gradinata centrale, aggrappandomi a quella sensazione di vittoria, per quanto esile possa essere.
A piccoli passi.

ghirigiri

Per scoprire curiosità riguardo al libro e, soprattutto, riguardo ai libri a sfondo sportivo, vi consiglio caldamente di non perdere le altre tappe che troverete nei seguenti blog nei prossimi giorni:

Il contratto_calendario

Alla prossima,
Simona

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