[Recensione] Una famiglia felice – J.H.Korelitz

Buongiorno lettori e buon Giovedì a tutti voi!
Oggi vi parlo di un libro uscito da pochissimo per la casa editrice Piemme, un libro che appartiene ad un genere letterario a cui solitamente non mi avvicino. Questa volta invece ho voluto provare… volete scoprire come è andata? Continuate a leggere!

Risultati immagini per Una famiglia felice piemmeTitolo: Una famiglia felice
Autore: Jean Hanff Korelitz
Editore: Piemme
Trama:

Nessuno conosce meglio di te
le ombre del tuo matrimonio.
Eppure, sei l’unica 
che sceglie di non vederle.

Grace Reinhart Sachs conduce una vita praticamente perfetta a Manhattan, dove fa la psicoterapeuta, abita in una bella casa e ha una splendida famiglia composta da Henry, il figlio dodicenne, e il marito Jonathan, oncologo pediatrico di fama. Non solo: è anche in procinto di pubblicare un libro di consigli per tutte quelle donne – come accade molto spesso alle sue pazienti – che si fidano troppo degli uomini. Non fidarti della prima impressione. Ascolta il tuo istinto anche quando ti dice cose che non vuoi sentire. È più facile annullare una festa di nozze che dieci anni di matrimonio.Frasi che ha ripetuto tante volte alle sue pazienti, senza mai pensare che, un giorno, sarebbero valse anche per lei.
Quel giorno arriva quando suo marito, improvvisamente, una sera non torna a casa da un convegno nel Midwest. Tentando di rintracciarlo, Grace scopre che si è lasciato dietro il BlackBerry e, soprattutto, che da settimane non si fa vivo in ospedale… Quando, nelle stesse drammatiche ore, la madre di un compagno di scuola di Henry viene trovata morta nel suo appartamento, vittima di un’aggressione, la paura di una verità terribile si fa strada dentro Grace. Forse è il momento di ascoltare quella voce fastidiosa che le sussurra all’orecchio cose che non vuole sapere.
Un serratissimo thriller psicologico, bestseller in USA, che è una frenetica corsa verso una sconvolgente scoperta finale. Dopo averlo letto, non riuscirete più a fidarvi di nessuno. Tantomeno di vostro marito.

ghirigiri

Affascinata dalla copertina e dalle premesse mi sono avvicinata alla storia di Jean Korelitz in punta di piedi, curiosa di avventurarmi tra le pagine del suo libro e al tempo stesso desiderosa di farlo a piccoli passi, poco per volta, per assorbire al meglio la storia e il messaggio che con essa l’autrice vuole trasmettere al lettore. Una famiglia felice è stata una lettura che per certi versi mi ha spiazzata. Innanzitutto non mi aspettavo un inizio così lento e questo, almeno per i primi capitoli, mi ha demotivata: non amo le storie ripetitive, dove viene descritto nel dettaglio perfino il minimo spostamento di una nuvola e devo ammettere che questo libro non parte con il botto, anzi. L’autrice si concentra molto nel descrivere il lavoro di Grace ( la protagonista), famosa psicoterapeuta in procinto di pubblicare il suo primo libro. Il fermento intorno alla pubblicazione è ciò che accoglie il lettore nel primo capitolo, dove troviamo Grace alle prese con un’intervista per un prestigioso giornale. Sin da subito riusciamo ad inquadrarla dal punto di vista caratteriale: Grace è una donna con gli attributi, analista fino al midollo. Per lei certi atteggiamenti tipici dell’altro sesso sono così evidenti sin dal primo appuntamento che si domanda come facciano le altre donne a non accorgersene subito e a ritrovarsi, magari anni dopo, invischiate in un matrimonio doloroso e mal riuscito. Su questo Grace basa il suo lavoro, di questo fa il suo punto di forza. E’indubbiamente bravissima nella sua professione, ma troppo spesso le viene rimproverato di essere fredda, senza cuore. E’questa l’immagine che, almeno inizialmente, arriva al lettore. La Grace in versione casalinga invece è di tutta un’altra pasta: stravede per il figlio dodicenne, Henry, e ama profondamente il marito, Jonathan – stimato oncologo pediatrico in uno degli ospedali più importanti di New York.
La vita privata di Grace è apparentemente perfetta, fatta di piccole quotidianità, piccole abitudini che aiutano la donna a sentirsi pienamente soddisfatta e serena.
L’autrice, oltre a descrivere minuziosamente e con proprietà narrative evidenti le personalità del singolo, sa come muoversi anche nelle tematiche sociali: infatti dipinge un quadro piuttosto calzante della New York benestante, quella per certi versi “snob”, quella dove se non hai un nome e un certo numero di zeri sul conto in banca non sei nessuno. Grace molto spesso si ritrova emarginata dal gruppo di mamme che, come lei, hanno iscritto i propri figli ad una delle scuole private più prestigiose della City, la Rearden. Accanto a grossi banchieri, magnati dell’industria e della televisione, una psicoterapeuta e un oncologo decisamente stonano e Grace ne è ben consapevole.
Durante una riunione del Comitato organizzativo per l’asta di raccolta fondi destinata al miglioramento della scuola fa la sua comparsa una nuova mamma, la sudamericana Malaga Alves, con tanto di pargoletta appena nata al seguito. Non voglio soffermarmi troppo sullo sviluppo della trama – che pur essendo scritta in maniera lineare non lo è affatto – però posso dirvi che l’arrivo di questa signora non passerà inosservato e che in seguito la vita di Grace cambierà per sempre. Qui mi fermo perché altrimenti rischierei lo spoiler e credetemi è l’ultima cosa che desidero. Quello che invece mi preme molto è raccontarvi le sensazioni che ho provato mentre leggevo questo libro.
Risultati immagini per gif tristiInnanzitutto lo scoraggiamento iniziale si è via via dissipato ed è stato sostituito da un’irrefrenabile voglia di divorare i capitoli – cosa che effettivamente ho fatto: le pagine sono scivolate via tra le mie mani una dopo l’altra. La storia di Grace e del suo matrimonio mi ha completamente rapita, mi ha coinvolta principalmente dal punto di vista psicologico. L’elemento “thriller” è relativo, perché la protagonista verrà messa di fronte al fatto compiuto e in seguito, tramite una serie di indizi e incastri ben congegnati, i fatti vengono spiegati e portati alla luce dalle indagini di polizia. Diciamo che l’effetto sorpresa risiede in quello che Grace, la povera e ignara Grace, finisce per scoprire. Lei, da sempre portavoce di un’abilità nel riconoscere determinati segnali, è sempre forse stata cieca di fronte a quello che accadeva tra le quattro mura di casa sua? Suo marito, il dottore buono e amato da tutti, è veramente chi dice di essere? Ecco che improvvisamente non riuscirete a staccarvi dal libro, perché ad ogni pagina vi stupirete, vi chiederete come sia possibile che determinate cose siano successe, vi chiederete come, dove, quando, perché. Insomma, a livello psicologico questa lettura è devastante. Io non leggo spesso dei thriller, perché come sapete il genere non mi fa impazzire, ma questo libro ha saputo conquistarmi poco per volta, con semplicità, con astuzia, con le emozioni contrastanti che mi ha fatto vivere attraverso gli occhi di Grace. Grace cadrà, lo vedrete. Si disintegra al suolo e poi si rialza, forse più ammaccata di prima, forse con qualche cicatrice in più, ma quello che conta è che alla fine dei giochi saprà prendere la decisione giusta.
Forse, a mio giudizio, la parte finale poteva essere sviluppata meglio. Leggendo le ultime pagine è rimasto in me quel senso di incompiutezza, di brama di averne ancora di più accompagnata dalla frustrazione di non poterlo avere. Questo forse influenza il mio giudizio finale che, pur essendo positivo, si attesta sulle 3.5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

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