[Recensione] La figlia femmina – Anna Giurickovic Dato

Buongiorno lettori,
nuovo giorno, nuova recensione. Ultimamente sto leggendo tantissimo e ne sono davvero soddisfatta, soprattutto perché sto affrontando letture molto belle e che mi arricchiscono. Tra di loro c’è La figlia femmina, romanzo d’esordio della giovane autrice Anna Giurickovic Dato.

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La figlia femmina – Anna Giurickovic Dato

Fazi Editore, 192 pp.
Collana: Le strade
Copertina flessibile, € 16,00
In vendita da: Gennaio 2017

Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.


<< Dio almeno mi crede>>.
<< Tutti ti crediamo>>.
<< Tu non mi crederesti mai>>.
<< A cosa non dovrei credere, Maria?>>.
<< Che io sono un diavolo>>.
<< Tu sei un angioletto, sei una bimba>>.
<< Non è vero. Io il diavolo ce l’ho qua.
Ma non so chi ce l’ha messo, ci sono nata così>>.

WhatsApp Image 2017-01-26 at 19.46.16.jpegAnna Giurickovic Dato esordisce nel panorama editoriale con un romanzo potente ed originale, dove il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più labile pagina dopo pagina. La storia si snoda tra Rabat e Roma, tra passato e presente, tra le luci e le ombre di quella che apparentemente sembra una famiglia felice. Ciò che più mi ha colpita di questo romanzo è senza dubbio lo stile del’autrice, che ho trovato incisivo e profondo e sicuramente ad un livello superiore rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un’esordiente. La storia di Maria e Silvia è potente, dolorosa, complessa. Da un lato conosciamo la piccola Maria negli anni trascorsi con la sua famiglia a Rabat, anni che ogni bambino dovrebbe vivere con la spensieratezza tipica della sua età e che invece per la piccola sono stati difficili. Sin da subito capiamo che Giorgio, suo padre, le riserva delle attenzioni malate, tipiche di una persona che necessita di cure psichiatriche. La bambina ne risente e cerca di dare sfogo come può allo stress e alla frustrazione accumulati, ma il suo grido di aiuto è destinato a rimanere muto per troppo tempo, un tempo che crea in lei una frattura insanabile. Ciò che stupisce di più è la posizione di Silvia, madre della piccola e moglie di un uomo di cui è decisamente troppo innamorata, al punto da non vedere ciò che accade sotto il suo naso. In quanto madre Silvia dovrebbe decisamente prestare più attenzione a ciò che succede in casa, ma rimane indifferente e continua a vivere nella convinzione di avere una famiglia perfetta. La domanda che mi sono più volte ripetuta è: Silvia non vede o non vuol vedere?  Suo marito Giorgio nel corso degli anni passati insieme ha lasciato dietro di sé una scia di comportamenti che concedono poco spazio all’immaginazione, eppure lei, da brava moglie, lo ha sempre giustificato, è sempre passata oltre.
Contemporaneamente alla narrazione degli anni vissuti a Rabat tra i mercati colorati, l’odore delle spezie e i sorrisi della gente del posto, viviamo il presente di Maria e Silvia, tornate a Roma dopo la morte misteriosa e inspiegabile di Giorgio qualche anno prima. Le due donne cercano di andare avanti, di iniziare una nuova vita insieme senza più l’ombra del mostro a incombere su di loro. Maria è cresciuta ed è diventata una splendida adolescente: lunghi capelli corvini, pelle di porcellana, occhi grandi e malinconici. Il rapporto madre-figlia è conflittuale, fatto di alti e bassi, di litigi e abbracci. E’Silvia a parlare in prima persona e a condurci nella vita di Maria, dove a giornate luminose e serene se ne aggiungono altre di malessere e turbamento. La piccola Maria è una ragazza problematica, una ragazza che non è riuscita a sviluppare in modo sano una propria identità – anche sessuale – e lo dimostra il fatto che rivolge le sue attenzioni ad uomini più grandi di lei. La finestra sul presente si apre nel giorno in cui Silvia invita a pranzo a casa per la prima volta il suo nuovo compagno, Antonio. Maria è una piccola Lolita, una tentatrice dispettosa consapevole di esserlo. E’in questa occasione che a Silvia si presenta sotto gli occhi il grave danno psicologico che sua figlia porterà sempre con sé. Maria gioca, provoca, seduce con ingenuità e con maestria al tempo stesso. Le descrizioni della bellezza acerba della ragazza sono poetiche e meravigliose, così come quelle che troviamo nelle quasi duecento pagine che compongono il libro. Lo stile di della Giurickovic Dato mi ha rapita e incantata, mi ha trascinata a Rabat e poi a Roma, che è anche la mia città. I personaggi sono complessi e ambigui, si odiano e amano allo stesso tempo: Maria, da vittima, è diventata carnefice. Si, perché per come l’ho interpretata io, i suoi comportamenti sono punizioni che infligge alla madre per non averla salvata, sono coltelli che infila nella piaga ancora aperta e che gira e rigira senza pietà.
Silvia ama indubbiamente Maria, ma la frattura lacerante che si è creata tra madre e figlia probabilmente non si chiuderà mai.
La figlia femmina è un libro che scandaglia il rapporto tra genitori e figli, che fa riflettere e indigna, che lascia un retrogusto amaro in bocca dopo averlo terminato. L’esordio di questa giovane autrice catanese non avrebbe potuto essere migliore di così: spero di leggere presto altri suoi romanzi, il suo stile così accattivante e incisivo crea dipendenza.
Il mio voto è di 4,5/5!
Alla prossima,
Simona

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One thought on “[Recensione] La figlia femmina – Anna Giurickovic Dato

  1. Condivido le tue impressioni, l’ho appena letto e recensito sul mio blog e me ne sono innamorata tantissimo! Come scrivi lo stile non è quello di un’esordiente, anzi… è una scrittura consapevole e matura nello scandagliare psicologie difficili e nell’affrontare l’ambiguo rapporto tra malizia e innocenza, passato e presente, vittime e carnefici. Bello davvero.

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