[Recensione] La donna nel buio – Alexandra Oliva

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un romanzo davvero particolare che mi è piaciuto, ma che non è riuscito ad entusiasmarmi fino in fondo – il perché lo scoprirete tra poco. Sto parlando de La donna nel buio, esordio in Italia della scrittrice americana Alexandra Oliva pubblicato da Sperling&Kupfer.

La donna nel buioLa donna nel buio – Alexandra Oliva
Sperling&Kupfer, 330 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Thriller Post-apocalittico
Traduzione di: Chiara Brovelli
Copertina rigida, € 19,90
In vendita da: Agosto 2017

Tutto quello che voleva era un’ultima avventura. Sono dodici concorrenti. Dodici tra uomini e donne che per motivi diversissimi hanno deciso di partecipare a Nel buio, il reality show più difficile che sia mai stato immaginato. Ambientato nei boschi del New England, il reality impegnerà gli sfidanti in una prova di sopravvivenza nella natura più selvaggia e contro i mille ostacoli inventati dall’ennesimo grande fratello. In più, il gioco non ha una fine: l’unico modo per lasciarlo è pronunciare la frase latina Ad tenebras dedo. Impegnati nella gara, i dodici non avranno modo di accorgersi che nel frattempo, nel giro di pochissimi giorni, una violenta epidemia uccide migliaia di persone. E alla fine, di tutti ne resterà soltanto una. Una giovane donna che i produttori del reality hanno soprannominato Zoo, perché lavorava in una riserva naturale, e che ha deciso di entrare nel programma per vivere un’ultima grande avventura prima di mettere su famiglia. Completamente calata nello show, Zoo scambierà la desolazione del mondo per una nuova fase del gioco, e farà di tutto per non arrendersi di fronte a prove sempre più pericolose. Solo l’incontro con un ragazzino sopravvissuto le farà prendere coscienza della realtà. E Zoo capirà quanto importante sia, ora più che mai, non darsi per vinta. In bilico tra realtà e reality, La donna nel buio è un thriller che aggiunge tensione a tensione, mentre la splendida protagonista, pagina dopo pagina, si spinge oltre i propri limiti fisici e psicologici. Per tornare a casa.


Tutto quello che voleva era un’ultima avventura.

La donna nel buio è un romanzo post-apocalittico caratterizzato da ambientazioni cupe e ad effetto accompagnate da personaggi variegati e ben assortiti. La storia ruota attorno ad un reality show a cui Zoo, la protagonista, sceglie di partecipare insieme ad altri concorrenti: Nel buio, questo il nome del programma, è una vera e propria lotta per la sopravvivenza da cui uscirà un solo vincitore, colui che avrà dimostrato di possedere maggiore resistenza e capacità di adattamento a condizioni imprevedibili e, spesso, avverse. Sin da subito ci rendiamo conto che l’autrice carpisce molto da Hunger Games, celebre saga che tutti voi sicuramente conoscerete e che ritroverete con facilità tra le pagine del romanzo di Alexandra Oliva. I capitoli sono narrati in due differenti modalità: in alcuni viene utilizzata la prima persona, quindi a parlare con il lettore è Zoo, la bionda solare e combattiva che ha conquistato il cuore del pubblico; in altri ancora invece l’autrice utilizza la terza persona e ci porta alla scoperta del reality, fornendoci una sorta di panoramica dall’alto sulle varie prove (in solitaria e di squadra) e facendoci conoscere gli sfidanti di Zoo, personaggi di ogni tipo con caratteristiche mirate al buon funzionamento del programma. I capitoli si svolgono su due archi temporali diversi – perlomeno inizialmente, dove a primo impatto quest’alternanza può creare confusione nel lettore, come è successo nel mio caso. L’elemento di rottura (che porta La donna nel buio su un binario totalmente differente da quello di Hunger Games) è costituito dall’inserimento nella storia di una misteriosa epidemia che, nel giro di pochissimi giorni, ha decimato la popolazione mondiale. Zoo si ritroverà a vagare in lande desolate e cittadine deserte, ignara di quanto accaduto intorno a lei e convinta che sia tutto programmato dalla produzione dello show. Questo finché sul suo cammino non incrocia Brennan, un giovane spaventato e visibilmente provato che non la lascerà più andare – nel vero senso della parola. Inizialmente il rapporto tra i due è basato sulla diffidenza, soprattutto perché Zoo è convinta che il ragazzo sia stato mandato lì dalla produzione e quindi faccia parte del gioco. La consapevolezza della realtà si abbatterà implacabile su di lei, spingendola a mettere in discussione tutte le scelte prese fino a quel momento. Tanti sono i se, tanti sono i ripensamenti e i sensi di colpa, tuttavia Zoo non può arrendersi, soprattutto perché ora non è più sola. Complessivamente La donna nel buio è un romanzo accattivante e dalle atmosfere tetre e drammatiche al punto giusto, purtroppo però non è riuscito totalmente a conquistarmi, forse perché l’ho trovato ripetitivo e prolisso in più di un’occasione. Spesso l’autrice è stata generosa in quanto a descrizioni, spesso ancora ha estremizzato alcune situazioni o, ancora, ha prolungato di troppo i capitoli dedicati alle prove e al gruppo, tralasciando ciò per cui l’attenzione del lettore avrebbe dovuto essere alle stelle, ossia l’epidemia e le sue conseguenze. Purtroppo questa parte è stata, a mio avviso, affrettata e in generale poco approfondita, magari invece di leggere righe su righe di animali scuoiati avrei preferito un focus maggiore sull’aspetto imprevedibile della storia e quindi sulla diffusione del virus e, soprattutto, sulla sua origine. L’autrice lascia trapelare qualcosa a proposito, ma mai andando fino in fondo. A livello emotivo poi non sono rimasta colpita più di tanto, ho letto la storia senza provare ansia o, che so, timore per ciò che avrei potuto leggere andando avanti. Gli altri concorrenti non mi hanno travolta, perché anch’essi vengono trattati in maniera approssimativa, più come personaggi del gioco che come persone vere e proprie, quindi non c’è stato proprio il modo di poter arrivare ad instaurare una connessione con loro. In generale, ripeto, La donna nel buio non è un brutto romanzo, ha numerosi pregi e si legge abbastanza velocemente, però non si è rivelata la lettura adrenalinica e al cardiopalma che mi sarei aspettata. Per questo e per tutto ciò che vi ho scritto sopra il mio voto finale è di 3/5 stelline. Alla prossima,
Simona

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[Recensione] Noi, i salvati – Georgia Hunter

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di quello che considero, a tutti gli effetti e senza ombra di dubbio, il libro dell’anno. E’un’affermazione importante e ne sono consapevole, tuttavia sono sicura che non mi ricapiterà presto di leggere un romanzo altrettanto potente ed indimenticabile quanto Noi, i salvati di Georgia Hunter, pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Nord.

Noi, i salvatiNoi, i salvati – Georgia Hunter
Editrice Nord, 452 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa straniera
Traduzione di: Alessandro Storti
Copertina rigida, € 18.60
In vendita da: Settembre 2017

Per quanto tempo si può continuare a fare progetti per il futuro, se la guerra incombe? I fratelli Kurc hanno cercato di resistere fino all’ultimo: Addy aggrappandosi alla musica, Mila occupandosi della figlia appena nata, Genek concentrandosi sul lavoro, Jakob rifugiandosi nei sogni e Halina nascondendo la paura dietro la ribellione. Tuttavia, nel settembre del 1939, devono arrendersi all’evidenza: la Polonia non è più sicura per una famiglia di ebrei. Così, per sfuggire al nazismo, sono costretti a dividersi: chi prova a imbarcarsi per il Brasile, chi scappa in Russia, chi si nasconde in piena vista con una falsa identità ariana. Armati solo del proprio coraggio e della forza della disperazione, i fratelli Kurc dovranno adattarsi a questa nuova esistenza di clandestini, affrontando la fame e il freddo, la solitudine e le persecuzioni, senza sapere se il prossimo passo li farà cadere tra le mani del nemico o li porterà più vicini a un porto sicuro. E sarà proprio grazie alla loro determinazione che, alla fine della guerra, si ritroveranno intorno a un tavolo e brinderanno a loro, i salvati…


L’emozionante odissea di una famiglia divisa dalla guerra e unita dalla speranza

Da dove iniziare a parlare di un libro così meraviglioso?
Credetemi, non è affatto facile trovare le parole adeguate per rendere giustizia a questo piccolo, grande capolavoro della letteratura contemporanea, ma la voglia di condividere con voi le mie impressioni post lettura è così forte che ho deciso di provarci lo stesso.
Noi, i salvati è un romanzo che ripercorre le orme della famiglia della scrittrice, Georgia Hunter, americana di nascita, ma di origini polacche. Durante una riunione familiare l’autrice ha per caso scoperto che suo nonno Eddy e i suoi fratelli sono sopravvissuti miracolosamente all’Olocausto e ha deciso di mettere per iscritto la loro storia, fatta di dolore, ma soprattutto di speranza. Noi, i salvati si apre con un albero genealogico in cui vengono introdotti i membri della famiglia Kurc: Sol e Nechuma, i capostipiti; Mila, con suo marito Selim e la loro bambina di appena un anno, Felicia; Halina e il suo compagno, Adam; Genek e sua moglie, Herta; Jakob e Bella, fidanzati dai tempi delle scuole medie; e infine Addy, che vive in Francia già da qualche anno.

hunter1.pngSiamo agli albori del 1939, l’anno in cui i meccanismi che porteranno allo sterminio di milioni di ebrei iniziano, lentamente, a muoversi. La famiglia Kurc vive da sempre a Radom, cittadina polacca in cui ebrei e cristiani convivono pacificamente. Ancora non sanno quanto l’avvento del nazismo cambierà per sempre le loro vite. Con l’invasione della Polonia da parte di Hitler inizia il vero e proprio inferno: viene istituito il ghetto, gli ebrei vengono privati poco alla volta dei loro beni mobili e immobili, molti perdono il proprio impiego, altri ancora iniziano ad essere picchiati per strada senza un’apparente ragione. L’antisemitismo inizia a diffondersi a macchia d’olio e, come prevedibile, la vita in Polonia diventa insostenibile. La famiglia Kurc viene divisa dagli eventi e dal volere del destino: Addy, che già si trovava a Parigi, non riesce a tornare a casa ed è quindi costretto a rimanere in territorio francese, per poi spostarsi nel corso degli anni in Sud America; Sol e Nechuma, insieme a Mila e alla loro nipotina, rimangono nel ghetto; Genek viene dapprima mandato al fronte insieme al fratello Jakob, ma successivamente viene spedito nei gulag in Kazakistan insieme alla moglie, Herta; Jakob e Bella vivono per qualche tempo nella Polonia sovietica, ma saranno in seguito costretti a spostarsi di continuo come due fuggiaschi; Halina, la coraggiosa e intrepida della famiglia, si muoverà da un capo all’altro della Polonia, cercando di proteggere se stessa e i suoi familiari con ogni mezzo e ogni scorciatoia, mentre il suo compagno Adam diventerà una delle voci più potenti della Resistenza.
Tra un capitolo e l’altro ci muoviamo sulla scacchiera europea – e non solo – e seguiamo le tristi vicende a cui la famiglia Kurc (e, insieme a loro, milioni di altre persone) viene sottoposta. Rastrellamenti, deportazioni, privazione della dignità e dei mezzi di sostentamento. Attraverso gli occhi di questa famiglia divisa e lacerata nel profondo dell’anima riviviamo gli orrori più eclatanti accaduti nella seconda metà del secolo scorso, perché dimenticare è impossibile e non ricordare sarebbe troppo grave per qualsiasi essere umano. Di romanzi riguardanti questo terribile periodo della storia ce ne sono migliaia, ma Noi, i salvati ha qualcosa in più che lo rende unico ed ineguagliabile. Tutto, a livello narrativo, funziona: i capitoli alternati, che ci trasportano da una parte all’altra dell’Europa – dalla taiga al freddo polare russo, dalla Palestina all’Italia, dalla Polonia alla Francia; le ambientazioni realistiche e le descrizioni spesso asciutte e crude, rese ancora più d’impatto dalla consapevolezza che quanto narrato è accaduto veramente; dei personaggi che di inventato non hanno nulla e che sono esistiti in carne ed ossa; le emozioni forti e devastanti che, inevitabilmente, colpiscono dritte al cuore e accompagnano il lettore per tutta la durata della storia. Sono questi elementi a rendere perfetta la testimonianza che Georgia Hunter ha deciso di mettere su carta e di donare al pubblico, a rendere Noi, i salvati uno di quei libri per la vita, da riporre con cura sullo scaffale e da accarezzare nei momenti di malinconia e tristezza. Non vi nego che mentre leggevo questo romanzo mi sono commossa in più di un’occasione, e non mi capita di frequente di piangere per un libro. In questo caso non ho potuto farne a meno, perché oramai ero lì, in mezzo ai Kurc, e non potevo fare nulla per uscirne. Noi, i salvati è un libro indimenticabile, struggente e doloroso, spesso non semplice da affrontare, a volte crudo e spietato, altre ancora dolce come solo la carezza di una madre sa essere.
Nel momento in cui i Kurc si ritrovano è impossibile contenere l’emozione, arriverete alla fine del libro provati, ma il vostro cuore troverà il modo di palpitare ancora e di brindare inseme a loro, i salvati, i pochi fortunati ad aver avuto una seconda occasione dalla vita. Non fatevi spaventare dalla mole di pagine, vi assicuro che si tratta di un libro che si divora in un paio di giorni e dal quale non vorreste staccarvi mai. Georgia Hunter è stata magistrale nel descrivere stati d’animo, fatti storici e, soprattutto,a riportare su carta le testimonianze di chi, quegli orrori, li ha provati sulla propria pelle. Non so se sono riuscita a convincervi, spero tanto di sì, ma qualora non fosse chiaro ve lo ribadisco: Leggete Noi, i salvati. Leggetelo e perdetevi tra le sue pagine, lasciatevi trasportare dagli eventi e dalla penna magnifica dell’autrice, emozionatevi (perché le emozioni fanno bene al cuore) senza paura. Il mio voto finale non può che essere di 5/5 stelline, se potessi dare anche di più. Alla prossima,
Simona

[Recensione] Paper Palace – Erin Watt

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!
Iniziamo la settimana con la recensione di Paper Palace, terzo volume di una delle saghe più chiacchierate dell’anno ( vi lascio le mie opinioni riguardo Paper Princess e Paper Prince QUI e QUI). Vi ricordate del finale da urlo con cui Erin Watt ci aveva lasciati? Bene, preparatevi perché in questo terzo romanzo continueremo a vederne delle belle!

Paper PalacePaper Palace – Erin Watt
Sperling&Kupfer, 375 pagine
Collana: Narrativa
Genere: New Adult
Traduzione di: Elena Paganelli
Copertina rigida, € 17.90
In vendita da: Settembre 2017

Ella è arrivata a Bayview ormai da qualche mese, ma il tempo è volato. Capita, quando sei impegnata a combattere bulli e a innamorarti. Le ostilità dell’inizio sono soltanto un ricordo, e adesso può contare su una migliore amica che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla, su un fidanzato che tutte le invidiano, su fratelli adottivi che adora e su un uomo, Callum Royal, che è quanto di più simile a un padre Ella abbia mai avuto. Ma le sfide per lei non sono finite. Perché, proprio quando le cose sembrano andare per il verso giusto, e lei e Reed si sono appena ritrovati, il destino è pronto a separarli di nuovo. E questa volta potrebbe essere per sempre. Il futuro di Reed corre infatti sul filo del rasoio. Il suo carattere impulsivo e irascibile e i suoi pugni facili potrebbero avergli giocato un brutto tiro. E la sua tendenza a superare ogni ostacolo con la violenza potrebbe costargli cara. Si è spinto davvero troppo oltre? Ella è una combattente, ed è disposta a tutto per difendere le persone che ama, proteggere Reed, e stare con i Royal. Ma questa volta potrebbe essere troppo persino per lei.


Quanto sei disposta a combattere
Per il tuo lieto fine?

Eccoci arrivati alla fine di una trilogia turbolenta e imprevedibile che ha fatto discutere di sé per molto tempo, sia in positivo che in negativo. Chi mi segue sa già cosa penso riguardo alla serie e ai suoi contenuti, quindi non sarete sorpresi di scoprire che Paper Palace mi è piaciuto, anche se non mi ha entusiasmata come i suoi predecessori. Il motivo è semplicissimo, ed è il seguente: ho trovato la storia più – passatemi il termine – piatta e decisamente troppo focalizzata sulla questione “indagine” (riguardo cosa non posso dirvelo, quindi continuate a leggere senza timori perché sarà una recensione spoiler free). Le autrici, pur mantenendo lo stile brioso e frizzante che le caratterizza, si sono concentrate troppo sul fattore investigativo, privando la narrazione del dinamismo da cui solitamente è caratterizzata. Ciò non toglie che Paper Palace sia un libro che si divora nell’arco di un pomeriggio e che ritrovare i nostri amati fratelli Royal sia sempre un grande piacere. Dopo il finale al cardiopalma con cui noi lettori siamo stati congedati al termine di Paper Prince quello che ci si prospetta davanti agli occhi è uno scenario inaspettato e sicuramente non dei più felici. I Royal, in particolare l’affascinante e intrepido Reed, hanno passato senz’altro giorni migliori, in questo ultimo capitolo dedicato a lui il secondogenito di Callum dovrà affrontare bugie e complotti e dovrà stare molto attento alle numerose insidie che troverà lungo il suo cammino. Per fortuna accanto a lui c’è la dolce Ella, la ragazza che gli ha rubato il cuore e il sonno e che non lo abbandona mai. Le prove che la giovane coppia dovrà superare sono dure e imprevedibili, soprattutto perché di mezzo ci sono forze e poteri più grandi di loro. Ancora una volta le due autrici americane hanno saputo creare un contesto fatto di tensione, perché diciamocelo: un vero Royal è sempre una calamita per i guai, e questo oramai è risaputo da tutti. Paper Palace si focalizza moltissimo su Ella e Reed, la coppia protagonista di questa prima trilogia dedicata ai cinque fratelli Royal e, a differenza dei libri precedenti, i personaggi secondari sono decisamente meno importanti ai fini dello sviluppo della storyline. Questo mi è dispiaciuto, perché mi ero affezionata molto ad Easton e ai gemelli (soprattutto questi ultimi sono praticamente inesistenti).

Siamo solo un groviglio di emozioni selvagge e disperate.

L’idea che mi sono fatta terminata la lettura di Paper Palace è quella di un finale adeguato e necessario che va a chiudere un cerchio ricco di emozioni e di rivelazioni, e lo fa forse non nel più brillante dei modi, ma rendendo comunque giustizia a una storia e a dei personaggi che tanto ci hanno dato e ci hanno fatto provare. Pur avendo trovato piuttosto prevedibili alcune scelte compiute dalle autrici non mi sento di recriminare nulla alla piega che hanno deciso di far prendere agli eventi e posso ritenermi soddisfatta di come la storia tra Ella e Reed si sia conclusa. Dopo aver esordito con i fuochi d’artificio grazie a Paper Princess immaginavo che non sarebbe stato semplice mantenere alte le aspettative di milioni di lettori, invece Erin Watt lo ha fatto e, soprattutto, è riuscita ad inserire elementi di azione, di mistero, di passione e di tensione in ognuno dei tre romanzi, creando una saga movimentata e all’insegna della sorpresa, dove il fattore imprevedibilità la fa da padrone e la noia è bandita dal vocabolario. I Royal si amano o si odiano, ma senz’altro non lasciano indifferenti, e dunque ben vengano letture di questo tipo capaci di intrattenere e di alleggerire il peso della quotidianità per qualche ora. Ho affrontato sin dall’inizio lo spirito di questa storia con leggerezza e un sorriso sulle labbra, rinchiudendo la negatività in un cassetto e gettando la chiave. Mi sono goduta senza remore scene al limite della realtà, incontri assurdi e comportamenti bizzarri, padri complicati e fidanzate instabili e, ora che ho salutato (almeno temporaneamente) questa famiglia insolita e sopra le righe, posso dire che se tornassi indietro mi ritufferei a capofitto tra le sue pagine, anche se spesso e volentieri mi hanno lasciata interdetta e, spesso ancora, divertita. Tirare le somme è d’obbligo e la riflessione che ne scaturisce è assolutamente positiva. Come vi dicevo sopra Paper Palace probabilmente è, tra i tre, il meno brillante dei romanzi, ma rimane comunque un buon libro, ideale per chi è alla ricerca di una lettura spassosa e ricca di momenti trash. Il mio voto finale per questo singolo libro è di 3/5, mentre alla saga intera do 4.5/5 stelline.
Ringrazio la casa editrice per avermi dato l’opportunità di partecipare alla divertentissima challenge dedicata ai fratelli che ha visto protagonisti, in questa calda estate, ben 40 blog – tra cui il mio. E’stata una bellissima esperienza e mi ha entusiasmata moltissimo. A presto con nuove ed emozionanti avventure,
Simona

Conosciamo meglio… Eleonora Gaggero!

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!!
Lunedì, qui sul blog, è andata online la recensione a Se è con te, sempre romanzo d’esordio della giovanissima Eleonora Gaggero ( potete leggere QUI cosa ne penso). Oggi invece vi propongo l’intervista che ho avuto il piacere di fare all’autrice, una ragazza dalle mille passioni e dai grandi obiettivi. Conosciamola meglio insieme!

Eleonora Gaggero
Credits: @Andrea Ciccalè 

1) Ciao Eleonora e benvenuta nel mio Salotto dei Libri. Raccontaci qualcosa di te: Cosa ami fare nel tempo libero? Quali sono i tuoi hobby preferiti??

Ciao!! Grazie a te per avermi concesso questo piccolo spazio! Beh adoro guardare serie tv ( da poco ho scoperto Netflix ) ma specialmente rintanarmi sotto le coperte e leggere un bel libro!  Ovviamente come tutti i ragazzi della mia età mi piace uscire con i miei amici, anche se ora che mi sto trasferendo a Roma cambieranno un po’ di cose.

 

 

 

 

2) Tutti noi ti conosciamo come uno dei volti più famosi della serie Disney Alex&Co. Ti va di parlarci di questa esperienza?? Cosa ha significato per te e come è cambiata la tua vita grazie ad essa?

È stata l’esperienza con cui sono cresciuta, non mi ricordo quasi la mia vita prima di Alex and co.! Ho conosciuto persone fantastiche e che porterò nel cuore per tutta la vita. Sicuramente la mia vita è cambiata molto da prima di questa avventura, ma senza dubbio in meglio.

3) Se è con te, sempre è il tuo romanzo d’esordio e ti faccio i miei complimenti per il grande traguardo e per la storia che hai confezionato, che trovo molto fresca ed attuale. Come è nata l’idea di questo libro? Quanto della tua esperienza personale ha influito nella stesura della storia di Effy?

Ho letto la recensione e sono davvero entusiasta che ti sia piaciuto!! Beh devi sapere che mi è sempre piaciuto scrivere, e appena mi si è presentata davanti l’opportunità non puoi immaginare la mia felicità! Una delle prime cose che ho pensato appunto è stata di non fare una storia troppo lontana dal mio mondo, ma una cosa che in parte ho vissuto e che conosco bene, cioè il mondo delle arti.

4) Parliamo ora proprio di lei, della grintosa protagonista dai capelli rosa. Ti rivedi in lei? Condividete le stesse ambizioni?? 

Devo dire che io e Effy ci assomigliamo molto, ho voluto dare al suo personaggio molta autoironia che penso sia fondamentale per un personaggio della sua età. È molto sensibile come me, e crede molto nelle amicizie. E nell’amore. Sinceramente ho messo un po’ di me anche in Stella, che nonostante nel libro lei ed Effy siano quasi opposte hanno molti lati simili.

5) Ogni capitolo del romanzo si apre con una canzone dedicata (tutte molto belle, aggiungo). Quanto, la musica, fa parte della tua vita? Che rapporto hai con lei e qual è il tuo cantante preferito?

Io amo la musica, sto perennemente con le cuffiette nelle orecchie (infatti temo di rimanere sorda da un momento all’altro) e ormai come tutti gli adolescenti è parte integrante della mia vita. Cantanti preferiti… sinceramente ne ho due, Ed Sheeran e Harry Styles. Sarebbe impossibile scegliere tra loro due.

6) I personaggi di Se è con te, sempre hanno tutti una personalità ben precisa e un caratterino niente male. Ti sei ispirata a qualcuno di tua conoscenza mentre li delineavi, o è tutto frutto della tua immaginazione?

Mi sono ispirata un po’ a dei caratteri che conosco e invece altri ho pensato a molti personaggi delle serie tv. Per farti un esempio, James l’ho immaginato molto simile a Damon di The Vampire Diaries, siccome penso sia uno dei personaggi scritti meglio delle serie tv.

7) Hai qualche progetto in cantiere? Se sì, ti va di svelarci qualcosa a proposito? 

Allora a breve usciranno una serie tv sulla Rai (Scomparsa) e un film al cinema scritto e diretto da Federico Moccia.  Mi piacerebbe molto scrivere anche il sequel del mio romanzo e chissà , magari fare anche un film del primo.

8) Mentre leggevo il tuo romanzo è stato inevitabile richiamare alla mente High School Musical, film che negli anni della mia adolescenza mi ha letteralmente fatta impazzire. Anche tu, mentre scrivevi, hai immaginato di rivivere quelle atmosfere – o, se non proprio quelle, le atmosfere di un musical che ti è piaciuto particolarmente?

Ho voluto dare al libro un’impronta molto cinematografica , per dare al lettore la sensazione di vedere un film mentre legge le righe del libro, per questo anche la scelta delle canzoni.

9) Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per la tua carriera. E’stato un piacere averti qui! 

È stato un piacere anche per me!

[Recensione] La metà che ho lasciato – Monica Carrillo

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un romanzo dal grande potenziale che, però, non è riuscito a convincermi fino in fondo. Si tratta di La metà che ho lasciato, primo libro tradotto in Italia della spagnola Monica Carrillo.

La metà che ho lasciatoLa metà che ho lasciato – Monica Carrillo
Editrice Nord, 303 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa
Traduzione di: Patrizia Spinato e Giorgia Di Tolle
Copertina rigida, € 16.60
In vendita da: Settembre 2017

Un attimo di distrazione, una frenata brusca, poi il buio. Malena non sa cosa sia successo, però è consapevole che quell’incidente potrebbe far calare il sipario sulla sua breve esistenza. In bilico sull’orlo dell’abisso, Malena ripensa alle scelte che l’hanno condotta fin lì, agli amici che l’hanno sorretta o delusa durante il cammino, e a Mario, la persona che più di tutte ha forgiato il suo destino. Perché Mario era il suo mondo, mentre lui la considerava solo un’avventura. Malena si era illusa che, col tempo, lui sarebbe cambiato. Ma, ora che il suo tempo forse sta per finire, Malena ricorda i messaggi senza risposta, le parole non dette, i baci negati, i gesti scostanti e i lunghi silenzi. E si rende conto che, per seguire lui, stava sacrificando la sua vita. È quindi arrivato il momento di voltare pagina, di affrontare la verità con coraggio, d’imparare ad amare senza paura e senza rimpianti, soprattutto se stessa. Se il destino vorrà darle una seconda occasione, Malena sarà pronta ad assaporare fino in fondo ogni gioia che il futuro avrà da offrire…


Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Cade e nessuno l’aiuta a rialzarsi.
Ma lei continua a cadere, senza paura.
Anche l’amore è così.

La metà che ho lasciato è un romanzo che mi ha sin da subito attratta grazie alla sua trama accattivante e allo stile dell’autrice, poetico e melodioso come solo gli scrittori spagnoli sanno essere. Quello che non mi aspettavo, però, è stato lo sviluppo dei pensieri e della storia della protagonista, presentati al lettore quasi come un flusso inarrestabile, che segue la logica fino ad un certo punto. La trama, infatti, è costellata di salti temporali, di argomenti che si succedono senza un ordine stabilito, di emozioni, paure e ricordi che si avventano sul lettore senza preavviso, lasciandolo stordito e confuso. Malena, questo il nome della protagonista, è vittima di un incidente stradale e dentro di sé comincia ad affacciarsi l’ipotesi di non riuscire a sopravvivere. Da quel momento in poi inizia un vortice di pensieri a tratti sconnessi, a tratti intensi e soffocanti, che ci riportano indietro carrilocard1insieme alla donna e ci fanno rivivere i momenti salienti della sua vita. Malena, pagina dopo pagina, saluta sua madre, il suo cane, l’uomo che per anni è stato il centro del suo universo e del suo amore malato, Mario, e ancora il suo nuovo compagno Alexandro, la sua amica Vega, i vari amanti e altri amici persi per strada con il tempo. Ogni capitolo è intenso e in ognuno di essi sono presenti innumerevoli frasi che potrebbero essere sottolineate, talmente sono belle e sentite. Purtroppo, però, il troppo stroppia ed io sono arrivata alla fine del libro emotivamente provata e, ahimè, annoiata. Ho trovato l’autrice ripetitiva, soprattutto nei capitoli in cui Malena si rivolge al suo amore perduto, Mario, l’uomo che ha segnato la sua esistenza e ha condizionato tutti i suoi giorni. A lungo andare il troppo sentimentalismo diventa pesante ed io purtroppo non sono riuscita ad apprezzare questa scelta stilistica appieno. Divertenti e comici, al contrario, i capitoli narrati dal punto di vista della cagnolina Mia – seppure, alle volte, portati al limite. Nel complesso non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile della scrittrice, che ho trovato troppo teatrale e pomposo in più di un’occasione – vi faccio un esempio per farvi capire meglio: il capitolo 34 del libro contiene delle frasi riportate da alcune canzoni che sono inserite all’interno di parole e pensieri frutto dell’immaginazione dell’autrice. Ancora non è chiaro? Forse così capirete meglio:

<<Emme, al tramonto ti dirò addio. Quello che c’è stato tra noi sarà come un collage.>> Ti ho detto queste parole, e sai che avevo ragione da vendere. Ormai mi rimaneva solo un obiettivo: cancellare il segno dei tuoi canini. Ricordati di quello che è successo, Emme. E’successo che mi hai lasciato il corpo fuori e la testai ntera, essiccata tra i tuoi trofei e le mie calze. 

Le frasi evidenziate in corsivo sono i pezzi della canzone inserita dall’autrice, mentre il resto delle frasi sono scritte di suo pugno. Secondo il mio parere questo accostamento non si è rivelato essere la migliore delle idee, perché il risultato sono frasi forzate e pensieri spesso illogici. C’è un intero capitolo scritto in questo modo ed io, personalmente, ho fatto fatica nel leggerlo. Se dovessi fare un bilancio riguardo le emozioni provate mentre leggevo La metà che ho lasciato, il risultato sarebbe positivo perché, nonostante non mi abbia colpita come altri libri hanno saputo fare, ci sono delle frasi davvero belle ed intense capaci di prendervi l’anima e scuoterla fino a fare male. Ecco due esempi particolarmente toccanti:

Grazie
perché un giorno mi hai rotto
insegnandomi ad aggiustarmi

e ancora:

Mi hai stretto
così forte
che ho finito 
col rompermi

Come vedete si tratta di parole ricche di significato e di sentimento, capaci di far emozionare anche il più duro dei cuori. Definire La metà che ho lasciato un libro da non leggere sarebbe una bugia, perché di pregi ne ha e non sono pochi – ad esempio l’autrice riesce a dare forma e volto all’amore come pochi altri scrittori sanno fare – quindi se pensate che una lettura intensa (anche se spesso ripetitiva) possa fare al caso vostro questa è sicuramente un’opzione da prendere in considerazione. Se, al contrario, siete inclini al tedio e preferite storie movimentate e più dinamiche allora vi consiglio di proseguire oltre. Avevo grandi aspettative nei confronti di questo romanzo, quindi immaginate il mio dispiacere nel dover ridimensionare il mio entusiasmo, tuttavia è sempre bene essere sinceri e chiarire le proprie impressioni a chi si trova dall’altra parte dello schermo. Il mio voto è di 3/5 stelline – promosso, ma non a pieni voti.
Alla prossima,
Simona