[Recensione] Nuvole di fango – Inge Schilperoord

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
L’articolo di oggi è dedicato ad uno degli ultimissimi arrivati in casa Fazi Editore, un romanzo dal forte impatto umano che non vi lascerà indifferenti. Sto parlando di Nuvole di fango, esordio letterario della psicologa forense Inge Schilperoord.

Nuvole di fangoNuvole di fango – Inge Schilperoord
Fazi Editore, 188 pagine
Collana: Le strade
Traduzione di: Stefano Musilli
Copertina flessibile, € 16,00 (cartaceo) – 11,99 € (ebook)
In vendita da: Luglio 2017

D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé.
Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia… Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo. Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi.


«Bellissimo. Un esordio straordinario».
The Telegraph

schilperoord1 (1).pngL’esordio letterario della psicologa Inge Schilperoord è dannatamente potente e la sua eco continua a risuonare dentro di me anche a distanza di parecchi giorni. La storia di Jonathan e della sua malattia è narrata in maniera sublime e l’autrice abbraccia contemporaneamente sia il lato clinico che quello umano della questione. Affrontare il tema della pedofilia è come decidere di attraversare a piedi un intero deserto. Impresa ardua in cui solo pochi riescono. Inge Schilperoord è una di quelle scrittrici che è riuscita a trattare egregiamente una tematica così spinosa, riuscendo ad umanizzare qualcuno che per ovvie ragioni andrebbe solamente condannato. La Schilperoord si approccia alla devianza che affligge Jonathan in maniera clinica, analizzando il suo grave disturbo della sessualità da un punto di vista strettamente psicologico. Vediamo così il protagonista affrontare esercizi e stilare schemi per riuscire a mantenere intatto il suo autocontrollo, lo vediamo ripetere in continuazione davanti allo specchio che ad essere cattivi sono i suoi pensieri, non lui. Lui è un ragazzo che, al contrario di quanto si possa credere, si prodiga per gli altri: si prende cura, infatti, dell’anziana e malata madre e di Milk, il cane di famiglia da tanti anni. Jonathan è fondamentalmente una persona molto sola, non ha amici o confidenti, le sue giornate si alternano tra il lavoro alla fabbrica del pesce del paese, le passeggiate con Milk e le incursioni al fiume dove può dedicarsi alla sua attività preferita: la pesca. Proprio durante una di queste giornate Jonathan trova sul fondo del fiume un esemplare di tinca tinca agonizzante e, preso dal bisogno di curarlo, decide di portarlo a casa con sé e di rimetterlo in sesto. La tinca, in questo romanzo, rappresenta l’alter ego del protagonista: questo tipo di pesce è solitario e tranquillo, perlopiù pacifico. In caso di pericolo si nasconde sotto il fango che giace sul letto del fiume e, con la coda, lo getta in direzione del pericolo (da qui il soprannome nuvola di fango). Jonathan è più o meno come la tinca: solitario e taciturno, se avverte del pericolo attiva dei meccanismi di difesa che spesso, come vedremo, sfuggono al suo controllo.
Il romanzo si apre con l’uscita di prigione di Jonathan, finito dentro con l’accusa di molestie e violenza sessuale ai danni di una bambina di appena dieci anni. Tornato a casa il ragazzo si applica quotidianamente negli esercizi che gli ha affidato lo psicologo del carcere e, per un buon periodo, riesce nell’intento di mantenere intatto il proprio self control. A mettere a dura prova la sua stabilità mentale sarà Elke, la piccola vicina di casa abbandonata a se stessa da una madre perennemente impegnata con il lavoro e da un padre che non si sa bene che fine abbia fatto. Elke è una bambina dolce e curiosa, amante degli animali più di ogni cosa al mondo. La piccola comincia pian pianino ad avvicinarsi a Jonathan, che dal suo canto la utilizza come cavia per i suoi esercizi. Stare accanto alla piccola è per lui fonte continua di tensione e i suoi nervi verranno messi a dura prova in un crescendo sempre più fitto. Nonostante i pensieri del protagonista schilperoord2siano deprecabili è impossibile odiarlo, perché l’autrice riesce a mostrarci tutti gli sforzi compiuti dalla sua mente per fermare quello che è un comportamento e un desiderio che esula dalla sua volontà. La Schilperoord ci porta all’interno della mente deviata e prova a spiegarci il suo funzionamento,il modo in cui Jonathan cerca di dare un freno alla sua malattia e tutti i conseguenti stati d’animo di disgusto e impotenza quando capisce di non esserne in grado. Jonathan è sopraffatto dai suoi istinti, dalla vicinanza di Elke, dai pensieri che irrimediabilmente lo perseguitano. Perché, nonostante tutto, non lo odiamo? Perché l’autrice ci mostra molto altro, ci mostra il suo lato umano, il suo desiderio di fare del bene e proteggere le vite altrui, i suoi sforzi di diventare una persona migliore. Inge Schilperoord non ci fa conoscere solamente “Jonathan il pedofilo”, ma ci offre un quadro completo della sua personalità, del suo prodigarsi per sfamare una bambina di dieci anni visibilmente deperita, dei suoi tentativi disperati di salvare la vita ad un pesce trovato agonizzante sul letto di un fiume, dei suoi quotidiani atti d’amore nei confronti dell’anziana madre. Jonathan è senza dubbio una persona malata, ma non è solo questo. L’autrice compie un’analisi lucida e razionale della mente umana e ci conduce nei meandri di una psiche disturbata, consapevole di esserlo e che, tuttavia, riesce a provare del rimorso e del disgusto per se stessa.
Trovo che questo libro sia di una bellezza unica, forte e potente come pochi altri romanzi sanno essere. Ho amato moltissimo lo stile narrativo dell’autrice, il suo sapersi soffermare sui dettagli importanti, tralasciando il resto. Credo che Nuvole di fango sia un romanzo che tutti dovrebbero leggere perché sensibilizza su un argomento scottante, è meravigliosamente narrato e si conclude lasciando in noi una sensazione di vuoto e di triste consapevolezza. Il mio voto non può che essere di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

 

[Review Party] Absence – Chiara Panzuti

Buongiorno lettori e buon Lunedì a tutti voi!
Inauguriamo la settimana con la recensione di Absence. Il gioco dei quattro, romanzo d’esordio della giovanissima Chiara Panzuti per la casa editrice Fazi.

AbsenceAbsence – Chiara Panzuti
Fazi Editore, 350 pagine
Collana: Lain Ya
Genere: Young Adult
Copertina flessibile, € 15,00
In vendita da: Giugno 2017

Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13’07”S78°30’35”W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono. Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci? Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità? Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.


Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci?

absencecard1.pngAbsence è quello che potremmo definire senza alcun dubbio un esordio con i fiocchi: ben scritto, trama solida e originale, personaggi convincenti e quel pizzico di mistero e di suspense che non guastano mai. Gli ingredienti per decretare un buon romanzo ci sono decisamente tutti e, ancora una volta, la Fazi dimostra il suo incredibile fiuto nel saper scovare scrittori meritevoli di essere conosciuti e storie altrettanto all’altezza del pubblico che da sempre segue la fantastica casa editrice romana.
Perché Absence è un libro che funziona?
Innanzitutto perché affronta tematiche a noi molto vicine in chiave originale, ponendo all’attenzione del lettore questioni e interrogativi che riguardano la vita di tutti i giorni. Cosa rappresentiamo, noi giovani in particolar modo, per il mondo? Stiamo lentamente diventando invisibili in una società sempre più egoista, più egocentrica e più opportunista? Il tema dell’invisibilità è una delle colonne portanti del romanzo di Chiara Panzuti, base solida sulla quale i quattro giovani protagonisti si ritroveranno a muoversi nonostante la propria volontà. Immaginate di diventare invisibili agli occhi di chi amate così, di punto in bianco e poi immaginate di trovarvi soli e impauriti a dover affrontare una realtà più grande di voi, dove si susseguono colpi di scena, scelte importanti, battaglie interiori per riuscire a trovare – o ritrovare – il vostro posto nel mondo.
Chi siamo veramente? Siamo molto di più di quello che vedono gli altri, molto più di quello che mostriamo al mondo. Nella società attuale affermare la propria identità è assolutamente un compito non semplice, e leggere romanzi di questo tipo può, a mio avviso, giovare moltissimo ad un pubblico adolescente che lotta ogni giorno per ritagliarsi il proprio spazio nel mondo.
Faith, Scott, Jared e Christabel diventano invisibili e brancolano nel buio e dovranno affrontare numerose prove e numerosi ostacoli per uscire dall’anonimato, dalla sensazione di alienazione e di impotenza che li perseguita da quando sono scomparsi agli occhi del mondo intero.
Absence è una dolorosa ma necessaria metafora di quello che molti giovani si ritrovano a vivere quotidianamente, giovani che pur essendo presenti in carne ed ossa sono invisibili non solo alla società, ma spesso anche alla famiglia, agli amici, ai propri parenti. Crescere non è facile, è forse l’impresa più ardua che un essere umano si ritrova ad affrontare nella propria vita, e credo che libri così, libri come Absence, servano per aprire gli occhi, per aiutare a guardare davvero e non soffermarsi soltanto in superficie.
absencecard2.pngAvrei tanto voluto leggere qualcosa di simile durante gli anni della mia adolescenza, ma ritengo di essere ugualmente fortunata ad aver avuto la possibilità di conoscere un romanzo così limpido e così pregno di significato anche a distanza di qualche anno, perché purtroppo la sensazione di non conoscere a fondo la propria identità non svanisce con gli anni del liceo, credo si tratti di una ricerca che durerà tutta la vita e che non si risolverà mai davvero in una sola ed unica risposta.
Absence non merita di essere letto solamente in quanto romanzo di formazione, infatti lo trovo meritevole anche dal punto di vista dell’intrattenimento. Se è vero che alla base ci sono tematiche delicate e importanti, è anche vero che si tratta di un romanzo e, come tale, deve possedere quei requisiti di intrattenimento che riescano a tenere alta l’attenzione del lettore e a non farla scemare nel corso della lettura. Chiara Panzuti riesce in questo duplice obiettivo, riesce a mandare il suo messaggio e, al tempo stesso, a coinvolgere il lettore in un turbine di eventi, azione e colpi di scena davvero ben congegnati. Absence è un romanzo completo in cui i dialoghi si alternano perfettamente a descrizioni e riflessioni, si divora in una manciata di giorni e non si riesce a metterlo giù se non dopo averlo terminato. Ne consiglio assolutamente la lettura ad un pubblico di qualsiasi età, sono sicura che i quattro ragazzi invisibili conquisteranno i vostri cuori proprio come hanno fatto con me. E vi ricordo inoltre che si tratta del primo capitolo di una trilogia che, ci scommetto, farà fuoco e fiamme – perché la Panzuti è troppo brava e talentuosa per passare in sordina. Promosso a pieni voti, 5/5 stelle meritatissime!
Alla prossima,
Simona


Piccola sorpresina per voi!!
Se cliccate sul link sottostante potrete leggere i primi capitoli di questo straordinario libro:

Fai clic per accedere a booklet-absence-per-ebook.pdf


 

[Recensione] La figlia femmina – Anna Giurickovic Dato

Buongiorno lettori,
nuovo giorno, nuova recensione. Ultimamente sto leggendo tantissimo e ne sono davvero soddisfatta, soprattutto perché sto affrontando letture molto belle e che mi arricchiscono. Tra di loro c’è La figlia femmina, romanzo d’esordio della giovane autrice Anna Giurickovic Dato.

la-figlia-femmina

La figlia femmina – Anna Giurickovic Dato

Fazi Editore, 192 pp.
Collana: Le strade
Copertina flessibile, € 16,00
In vendita da: Gennaio 2017

Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.


<< Dio almeno mi crede>>.
<< Tutti ti crediamo>>.
<< Tu non mi crederesti mai>>.
<< A cosa non dovrei credere, Maria?>>.
<< Che io sono un diavolo>>.
<< Tu sei un angioletto, sei una bimba>>.
<< Non è vero. Io il diavolo ce l’ho qua.
Ma non so chi ce l’ha messo, ci sono nata così>>.

WhatsApp Image 2017-01-26 at 19.46.16.jpegAnna Giurickovic Dato esordisce nel panorama editoriale con un romanzo potente ed originale, dove il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più labile pagina dopo pagina. La storia si snoda tra Rabat e Roma, tra passato e presente, tra le luci e le ombre di quella che apparentemente sembra una famiglia felice. Ciò che più mi ha colpita di questo romanzo è senza dubbio lo stile del’autrice, che ho trovato incisivo e profondo e sicuramente ad un livello superiore rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un’esordiente. La storia di Maria e Silvia è potente, dolorosa, complessa. Da un lato conosciamo la piccola Maria negli anni trascorsi con la sua famiglia a Rabat, anni che ogni bambino dovrebbe vivere con la spensieratezza tipica della sua età e che invece per la piccola sono stati difficili. Sin da subito capiamo che Giorgio, suo padre, le riserva delle attenzioni malate, tipiche di una persona che necessita di cure psichiatriche. La bambina ne risente e cerca di dare sfogo come può allo stress e alla frustrazione accumulati, ma il suo grido di aiuto è destinato a rimanere muto per troppo tempo, un tempo che crea in lei una frattura insanabile. Ciò che stupisce di più è la posizione di Silvia, madre della piccola e moglie di un uomo di cui è decisamente troppo innamorata, al punto da non vedere ciò che accade sotto il suo naso. In quanto madre Silvia dovrebbe decisamente prestare più attenzione a ciò che succede in casa, ma rimane indifferente e continua a vivere nella convinzione di avere una famiglia perfetta. La domanda che mi sono più volte ripetuta è: Silvia non vede o non vuol vedere?  Suo marito Giorgio nel corso degli anni passati insieme ha lasciato dietro di sé una scia di comportamenti che concedono poco spazio all’immaginazione, eppure lei, da brava moglie, lo ha sempre giustificato, è sempre passata oltre.
Contemporaneamente alla narrazione degli anni vissuti a Rabat tra i mercati colorati, l’odore delle spezie e i sorrisi della gente del posto, viviamo il presente di Maria e Silvia, tornate a Roma dopo la morte misteriosa e inspiegabile di Giorgio qualche anno prima. Le due donne cercano di andare avanti, di iniziare una nuova vita insieme senza più l’ombra del mostro a incombere su di loro. Maria è cresciuta ed è diventata una splendida adolescente: lunghi capelli corvini, pelle di porcellana, occhi grandi e malinconici. Il rapporto madre-figlia è conflittuale, fatto di alti e bassi, di litigi e abbracci. E’Silvia a parlare in prima persona e a condurci nella vita di Maria, dove a giornate luminose e serene se ne aggiungono altre di malessere e turbamento. La piccola Maria è una ragazza problematica, una ragazza che non è riuscita a sviluppare in modo sano una propria identità – anche sessuale – e lo dimostra il fatto che rivolge le sue attenzioni ad uomini più grandi di lei. La finestra sul presente si apre nel giorno in cui Silvia invita a pranzo a casa per la prima volta il suo nuovo compagno, Antonio. Maria è una piccola Lolita, una tentatrice dispettosa consapevole di esserlo. E’in questa occasione che a Silvia si presenta sotto gli occhi il grave danno psicologico che sua figlia porterà sempre con sé. Maria gioca, provoca, seduce con ingenuità e con maestria al tempo stesso. Le descrizioni della bellezza acerba della ragazza sono poetiche e meravigliose, così come quelle che troviamo nelle quasi duecento pagine che compongono il libro. Lo stile di della Giurickovic Dato mi ha rapita e incantata, mi ha trascinata a Rabat e poi a Roma, che è anche la mia città. I personaggi sono complessi e ambigui, si odiano e amano allo stesso tempo: Maria, da vittima, è diventata carnefice. Si, perché per come l’ho interpretata io, i suoi comportamenti sono punizioni che infligge alla madre per non averla salvata, sono coltelli che infila nella piaga ancora aperta e che gira e rigira senza pietà.
Silvia ama indubbiamente Maria, ma la frattura lacerante che si è creata tra madre e figlia probabilmente non si chiuderà mai.
La figlia femmina è un libro che scandaglia il rapporto tra genitori e figli, che fa riflettere e indigna, che lascia un retrogusto amaro in bocca dopo averlo terminato. L’esordio di questa giovane autrice catanese non avrebbe potuto essere migliore di così: spero di leggere presto altri suoi romanzi, il suo stile così accattivante e incisivo crea dipendenza.
Il mio voto è di 4,5/5!
Alla prossima,
Simona

[Recensione] La corsa di Billy – Patricia Nell Warren

Buongiorno lettori,
ben ritrovati al Salotto dei libri!! Oggi parliamo di un libro che è entrato a pieno diritto nella lista delle migliori letture del 2017 – siamo solo a Gennaio, ma so già che non mi ricapiterà di nuovo di imbattermi in una lettura del genere. Si tratta de La corsa di Billy di Patricia Nell Warren, ristampato proprio nel mese corrente dalla Fazi Editore.

la-corsa-di-billyA metà degli anni Settanta, l’allenatore Harlan Brown viene cacciato dalla prestigiosa Penn State University per sospetta omosessualità. Perde tutto – famiglia, lavoro, amici –, e trova rifugio dal suo passato e da se stesso in un piccolo college di New York, dove cerca di mascherare il proprio conflitto sessuale con un’esistenza il più spartana e conformista possibile. Si è fatto una promessa che ha intenzione di mantenere: non innamorarsi mai più di un uomo. Ma la sua vita viene nuovamente sconvolta quando tre giovani atleti si presentano nel suo ufficio: l’esuberante Vince Matti, il timido Jacques LaFont e il ventiduenne Billy Sive, un potenziale grande talento per i diecimila metri. Vittime a loro volta di discriminazione sessuale, non vogliono rinunciare ai propri sogni. L’uomo è profondamente diviso: se accetterà di allenarli, alimenterà i pettegolezzi su di lui, ma i tre hanno stoffa e questa potrebbe essere la sua ultima occasione di puntare in alto. Alla fine, poste condizioni ferree, accetta di prenderli sotto la sua ala. Harlan è subito affascinato dal talento di Billy e capisce che il ragazzo ha le qualità per partecipare alle Olimpiadi di Montréal del ’76. Quando, molto presto, la sua ammirazione si trasforma in una sensazione che non provava da anni, deve fare la scelta più difficile della sua vita: combattere i propri sentimenti o uscire allo scoperto e sfidare l’ultraconservatore establishment sportivo, rischiando di far sfumare per sempre il sogno olimpico dei tre ragazzi. Amore, passione e lotta politica si fondono così in un crescendo di tensione, fino all’esplosivo finale, giocato sullo spettacolare palcoscenico olimpico.
Pubblicato per la prima volta nel 1974, La corsa di Billy è stato il primo romanzo gay a diventare subito un libro di culto, ottenendo un grandissimo successo internazionale.


Ci sono dei libri che urlano così forte che rimanere indifferenti di fronte al loro richiamo è impossibile. La corsa di Billy è uno di questi. Il personaggio incarnato da Billy Sive rappresenta la voce di una vera e propria comunità di persone che per molti – troppi – anni non si è vista riconoscere la propria identità, i propri diritti, i propri valori. Quello a cui dovete prepararvi, nel momento in cui scegliete di approcciarvi a questa lettura, è qualcosa che va ben oltre la realtà fittizia che si cela dietro ad un libro. Immaginate di tornare indietro nel tempo e di essere in America, la grande e indistruttibile America, con il suo “sogno americano” che vede incarnati nell’uomo e nella famiglia una serie di valori insindacabili. Immaginate di trovarvi qui e di essere gay, di essere costantemente spaventati all’idea di essere voi stessi e di manifestare in pubblico i vostri sentimenti perché discordanti dal modello ideale americano, da quella patina di perfezione che la società vuol mostrare di sé al mondo. E’in questo contesto che l’allenatore della squadra di atletica della Penn State University, Harlan Brown, è nato e cresciuto. Ex marine, padre di due figli e sposato ad una moglie che non ama (e dalla quale non è amato) Harlan cresce cercando di sopprimere la sua vera natura e le sue inclinazioni, perché poco consone all’educazione ricevuta dal padre. Scendere a patti con la propria identità sessuale è un processo delicato e per molti è una vera e propria fonte di malessere: il giovane Harlan vive costantemente tra il rimpianto e la paura, in bilico tra il lasciarsi andare e la paura per quello che potrebbe succedere. Nonostante ciò viene accusato di molestie da parte di uno studente e di conseguenza viene allontanato dal suo ruolo di allenatore alla Penn State.
Harlan finisce così a Prescott, un’Università che segnerà per sempre la sua vita e che diventerà il fulcro di gran parte della narrazione. A sconvolgere l’equilibrio da lui trovato arrivano tre giovani e aitanti corridori: Vince Matti, Jacques la Font e Billy Sive, cacciati dalla squadra di atletica dell’Università dell’Oregon perché gay. Sin da queste prime battute ci rendiamo conto di come l’essere gay fosse una discriminante in ogni aspetto della vita, sport compreso. Harlan Brown accoglie i tre atleti in squadra, ripromettendosi di non cedere all’attrazione che irrimediabilmente inizia a provare per uno di loro, Billy.
Risultati immagini per atletica gareParlarvi di questo personaggio non è semplice, perché è quello a cui mi sono affezionata più di tutti ed è quello per il quale ho sofferto maggiormente, ma ci proverò.
Billy diventa l’emblema della speranza e del riscatto, il simbolo di tutti i gay d’America e non solo. In lui tutti vedono se stessi, vedono quel coraggio che in più di un’occasione non hanno avuto, vedono la determinazione nel portare avanti i propri ideali anche quando tutto il mondo sembra essere contrario. Giorno dopo giorno il rapporto tra Billy e Harlan diventa sempre più intenso e, inevitabilmente, i due finiscono per innamorarsi.
Leggere di un amore così vivo e pieno di passione mi ha commossa e intenerita. Noi lettori viviamo tutto tramite gli occhi di Harlan e insieme a lui cadiamo vittime del giovane corridore dagli occhi azzurri, che con la sua falcata leggera entra di prepotenza nel nostro cuore e ci insegna a vivere secondo i nostri principi e i nostri desideri. Billy è un personaggio carismatico, schietto, divertente e incredibilmente innamorato della vita. Lui ed Harlan provengono da due ambienti del tutto diversi: mentre il giovane è cresciuto con un padre gay sposato con un transessuale, il secondo è cresciuto convinto di dover sopprimere la sua identità. Harlan non ha mai vissuto un amore folle, i suoi rapporti sessuali sono sempre stati dettati dal bisogno di soldi o dal desiderio di sfogare le proprie pulsioni. Tutto ridotto al semplice atto fisico, ma nulla di più. Billy lo completa, lo rende migliore, lo spinge ad uscire allo scoperto. Non pensate che questo romanzo fantastico si limiti a narrare una relazione omosessuale, perché non è così. Accanto alla componente affettiva c’è anche l’ambito sportivo, fatto di pregiudizi e beffe, ma anche di legami sinceri. Il mondo dell’atletica ci viene rappresentato in tutte le sue sfumature: dagli aspetti prettamente tecnici ( i vari tipi di gara e di allenamento, ad esempio) agli aspetti burocratici (meeting, gare, associazioni competenti) e per finire a quelli personali. Ritrovarsi in un ambiente del genere non è facile per Billy e i suoi due amici, Vince e Jacques. Billy si dimostra il più forte dal punto di vista psicologico, semplicemente perché non si vergogna di essere se stesso: corre a testa alta, si espone, non teme il giudizio.
Questo romanzo è, tra le altre cose, una denuncia vera e propria alla meschinità dell’uomo, che quando vuole sa essere la creatura più crudele di tutte. Billy e i compagni vengono discriminati nei modi peggiori possibili, vengono esclusi dalle gare per i motivi più impensabili e, in tutti i modi, proveranno a metter loro i bastoni tra le ruote.
Ad arrivare in soccorso dei gay è una sentenza della Corte Suprema riguardo la sodomia, dove vengono riconosciuti agli omosessuali pari diritti e tutele. Grazie a questo evento e grazie soprattutto al padre di Billy – noto avvocato civile e ottimo nelle cause riguardanti i gay – Harlan e la sua squadra riusciranno a gareggiare in tutte le competizioni più importanti. Il sogno di Billy è quello di partecipare alle Olimpiadi di Montreal del ’76 ed Harlan lo allena giorno e notte per portarlo a gareggiare al meglio nei 5000 e nei 10.000 metri. E’bellissimo assistere alla costanza di Billy, alla sua tenacia, al suo stringere i denti anche quando i crampi diventano insopportabili. Leggendo questo libro è inevitabile fare il tifo per Billy, è un personaggio che riesce ad incunearsi sotto la pelle, credetemi.
Risultati immagini per diritti gayAccanto alla componente sportiva c’è poi il contesto sociale, ben descritto e  analizzato nelle sue dinamiche. Molti gay – forti della presenza di Billy – iniziano a manifestare, a combattere per i propri diritti e, accanto a loro, scendono in campo anche attivisti etero che si battono per giuste cause (vengono citate ad esempio anche le manifestazioni contro il razzismo). La storia d’amore tra il corridore e il suo allenatore suscita fermento non solo a livello locale, ma globale: gente da tutto il mondo arriva per vedere gareggiare Billy, per supportarlo e manifestare solidarietà. Ho amato questo libro perché è di ampio respiro, perché non si sofferma solamente sull’aspetto sessuale di una relazione tra gay, ma affronta la tematica da tutti i punti di vista, sociale e politico in primis.
Grazie alla Warren ho ora un’idea più precisa di come vivevano i gay nell’America degli anni ’70, delle lotte e dei sacrifici che si celano dietro i traguardi e le vittorie man mano raggiunti. Billy è un simbolo vero e proprio, è il portavoce di chi ha taciuto per troppo tempo, è la speranza che tutti aspettavano.
La corsa di Billy è sicuramente poi una storia di solidarietà, di amicizia, di famiglia e questo ci insegna che se abbiamo al nostro fianco le persone giuste qualsiasi ostacolo può essere abbattuto. Altro elemento che ho amato di questo romanzo è lo stile dell’autrice, che ho trovato perfettamente adeguato in ogni situazione. Più di una volta sono rimasta basita dalla brutalità degli eventi e da come la Warren ha deciso di presentarceli, ma poi ho capito che non avrebbe potuto fare altrimenti. In generale trovo la storia affascinante, interessante, in grado di far riflettere. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un romanzo dolce-amaro, un romanzo spiazzante che toglie tutto nel momento in cui da. Dire che dopo aver girato l’ultima pagina ero pietrificata forse non rende sufficientemente l’idea. Nonostante il retrogusto amaro quella di Billy, di Harlan, di Vince, di Jacques e di tutti i gay è una storia che merita di essere ascoltata, un’unica e potente voce che non deve smettere di echeggiare anche a distanza di tutti questi anni. Dico questo perché purtroppo anche di questi tempi di pregiudizi e cattiverie nei confronti dei gay ce ne sono tanti. Magari se tutti leggessero questo libro imparerebbero ad essere più umani. Io ci spero sempre.
Lettura dunque super consigliata! Non fatevi spaventare dalle parti più tecniche, quelle dedicate allo sport: è affascinante conoscere un mondo che alla stragrande maggioranza di noi è precluso e, vedrete, una volta fatta l’abitudine divorerete i paragrafi dedicati all’atletica e alle sue caratteristiche con voracità. Un libro dunque che aprirà la vostra mente e scuoterà le vostre coscienze. Il mio voto è di 5/5.
Alla prossima,
Simona


la-corsa-di-billyLa corsa di Billy – Patricia Nell Warren
Fazi editore, 331 pp.
Traduzione di Silvia Nono
Collana: Le strade
Copertina flessibile, € 18,50
In vendita da Gennaio 2017

Release Party&Giveaway – Notte di marionette e torte di Laini Taylor

Buon pomeriggio, readers!
Torno da voi con una sorpresa – spero – gradita. Proprio oggi, in questo momento, in contemporanea su ben 12 blog ha luogo il release party della novella Notte di marionette e torte di Laini Taylor, all’interno della quale potrete trovare come contenuto extra i primi due capitoli del terzo ed ultimo volume della serie, Sogni di mostri e divinità, che uscirà il 14 Luglio per Fazi LainYa.

citazione

Notte di Marionette e Torte è una novella che può essere letta come standalone, che ha per protagonisti Zuzana – migliore amica di Karou – e Mik. Sarà disponibile gratuitamente per i primi giorni su tutti gli store online.

Notte di marionette e torte – Laini Taylor

13565618_1199072393487062_1758044697_n.jpg

 In questa novella autoconclusiva di Laini Taylor, autrice della trilogia bestseller La chimera di Praga, prende vita la storia di un divertente e fantasioso primo appuntamento. Notte di marionette e torte racconta di una notte solo accennata nella trilogia: il magico primo appuntamento tra Zuzana e Mik, due personaggi amatissimi dai fan. Narrata da prospettive alternate, è la storia d’amore perfetta per i fan della serie ma anche per chi non ha ancora letto la trilogia. Per quanto piccola, Zuzana è tutt’altro che timida. La sua migliore amica, Karou, la chiama “fata rabbiosa”, si dice che i suoi “occhi vodoo” gelino il sangue e persino il fratello maggiore teme la sua ira. Ma quando si tratta di parlare con Mik, o “il ragazzo violinista”, il coraggio l’abbandona. Ma ora basta, quando è troppo è troppo. Zuzana è determinata a incontrarlo, accompagnata dalla sua magia e da un ingegnoso piano. È una caccia al tesoro meravigliosamente elaborata che porterà Mik in giro per tutta Praga in una fredda notte d’inverno prima di arrivare al tesoro: Zuzana!

ghirigiri

GIVEAWAY

Partecipando al Release si avrà modo di vincere una copia cartacea dei primi due libri della serie: La Chimera di Praga e Città di Sabbia. Il giveaway inizia il 4/07 e termina l’11/07. Il vincitore verrà proclamato il giorno seguente.

Obbligatorio:

– Mettere MI PIACE alla pagina FB di Lainya

– Essere follower dei blog che partecipano al Release Party

– Commentare il post di almeno un blog partecipante al Release Party

– Lasciare un indirizzo email

Opzionale:

– Condividere l’evento sui social

– Twittare l’evento

https://www.rafflecopter.com/rafl/display/ccc0725f31/

ghirigiri

BLOG PARTECIPANTI:

banner blog marionette.jpg

 

– Atelier dei Libri http://www.atelierdeilibri.com/
– L’Antro di Aredhel http://lantrodiaredhel.blogspot.it/
– Please Another Book http://pleaseanotherbook.tumblr.com/
– Il salotto dei libri: https://salottodeilibriblog.wordpress.com/
– The Bookish Teapot http://thebookishteapot.blogspot.it/
– My Crea Bookish Kingdom http://angeltany.blogspot.it/
Si ringrazia per la grafica Glinda di Atelier dei Libri!
Vi aspettiamo numerosi ❤
Alla prossima,
Simona