[Recensione] Atlante leggendario delle strade d’Islanda

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!!
La settimana inizia con la recensione ad un manuale straordinario, unico e curato sin nel più piccolo dettaglio ( sia a livello grafico che di contenuto), che vi farà venire immediatamente voglia di fare le valigie e partire alla volta dell’Islanda, una terra affascinante come poche e ricca di tradizioni, miti e leggende. L’atlante leggendario delle strade d’Islanda è la guida perfetta per viaggiare, anche solo con la fantasia, alla scoperta di un popolo e della sua cultura multiforme, spesso ai più sconosciuta.

Atlante leggendario delle strade d'Islanda.jpgAtlante leggendario delle strade d’IslandaAtlante leggendario delle strade d’Islanda
A cura di: R. Hjálmarsson
Iperborea, 252 pagine
Traduzione di: Silvia Cosimini
Collana: Narrativa
Nazione: Islanda
Copertina flessibile, € 16.50
In vendita da: Giugno 2017

Tra le ricchezze letterarie dell’Islanda c’è un patrimonio di miti e leggende tramandato attraverso i secoli che è tutt’oggi una presenza viva nell’immaginario popolare. Questo anche perché in nessun altro posto come in Islanda le storie sono inscindibili dal paesaggio, nascono da una natura “vivente” e misteriosa, che non ha tardato a popolarsi di troll, elfi, spettri, eroi e stregoni. Ogni angolo del paese ha ispirato le sue leggende, da cui spesso derivano gli stessi toponimi, e ogni leggenda può essere mappata geograficamente. L’Atlante leggendario delle strade d’Islanda ci guida in un viaggio attraverso l’isola raccontando le leggende più memorabili di ogni luogo, dalle località più famose agli angoli più remoti e inesplorati. Storie che spiegano l’origine di un villaggio, di una credenza o di una roccia bizzarra; storie sul serpente del lago Lagarfljót, sugli spiriti che dimorano in un anfratto, in una casa abbandonata o in una collina di lava; storie di eventi poderosi, imprese eroiche, luoghi sacri o incantati; storie legate al credo pagano, come la leggenda dell’impronta dello zoccolo di Ásbyrgi, e altre più recenti basate su eventi reali, come la tragica scomparsa di un gruppo di bambini in una cascata. Accompagnato da pratiche mappe e piccole illustrazioni, l’Atlante è suddiviso in zone geografiche e ogni leggenda è preceduta da un’introduzione che la localizza e ne spiega l’origine oltre a dare una descrizione del panorama circostante e curiosi cenni storici e culturali sulla regione, indicando di volta in volta quali sono i luoghi che hanno lasciato una loro traccia anche nelle saghe.


Atlante leggendario delle strade d’Islanda.
atlantecard1 (1).pngE’questo il titolo con cui i tipi di Iperborea scelgono di stuzzicare la nostra fantasia, determinati più che mai a trascinarci all’interno di un’avventura senza eguali, alla scoperta di luoghi e paesaggi indimenticabili. Devo ammettere che ci sono riusciti, e anche alla grande. Iniziare a sfogliare questo libro significa salpare verso lidi sconosciuti e mondi immaginari, significa approdare in terre selvagge e lande desolate, dove la dirompente forza della natura prevale su tutto il resto. L’Islanda è un Paese di cui, generalmente, si conosce poco – e quel poco è quasi sempre strettamente connesso all’ambito religioso. In realtà, tra i ghiacciai e i boschi si nascondono tesori inestimabili, vere e proprie pietre miliari che compongono, pezzo dopo pezzo, la storia di una delle culture più variegate ed affascinanti di sempre. Islanda è magia, Islanda è mistero, Islanda è fusione tra passato e presente e in questo atlante speciale vivrete un’esperienza che cambierà – o rafforzerà – il vostro modo di guardare ad essa.
Il libro è suddiviso in varie sezioni, ognuna dedicata ad una zona specifica dell’Islanda (esempio: parte orientale, parte meridionale ecc…) e, per ognuna di esse, ci vengono presentate delle leggende tipiche che si tramandano da secoli tra la popolazione. All’inizio di ogni racconto vi è una spiegazione accurata dell’origine e dei motivi per cui la credenza in questione è così radicata in quel determinato posto, così da rendere ancora più chiaro quello che ci apprestiamo a leggere. Nell’introduzione del libro viene spiegato che molte leggende sono state accorciate per motivi logistici – pur mantenendo la loro essenza originale e il loro valore simbolico – quindi non temete racconti infiniti o storie che non vanno a parare da nessuna parte: le leggende narrate in questo atlante sui generis sono ricche e varie, estremamente scorrevoli ed accattivanti e, soprattutto, riescono a riportare alla mente un immaginario collettivo di cui, molto spesso, dimentichiamo di essere parte. Pur appartenendo a culture e a zone geografiche diametralmente opposte, infatti, scoprirete che molte delle leggende proprie del popolo atlantecard2.pngislandese sono molto vicine a noi, seppur formulate in termini e dinamiche differenti. Gli insegnamenti e le morali contenute alla fine di ogni storia sono perlopiù universali, e proprio per questo trovo l’Atlante una lettura valida e adatta ad ogni tipo di lettore.
L’impostazione narrativa del libro è funzionale e, a mio avviso, particolarmente ben riuscita: il tutto, infatti, ruota attorno alla famosa Statale n°1, la strada principale dell’Islanda che attraversa il Paese da Nord a Sud e che percorreremo anche noi in questa magica e fantastica avventura. All’interno del libro trovate una mappa illustrata così da poter rendere il viaggio ancora più realistico e suggestivo e, tra le pagine, non mancano disegni e ulteriori illustrazioni che rendono l’impatto visivo decisamente più gradevole. Quando l’utile si unisce al dilettevole il risultato è sempre eccezionale, se poi ci riferiamo ai libri Iperborea la garanzia di qualità è praticamente scontata.
L’atlante leggendario delle strade d’Islanda è un libro speciale che non può mancare nella libreria di un appassionato di letteratura nordica o, più semplicemente, in quella di un sognatore. La cura con cui quest’opera è stata realizzata è tangibile – anche a livello di traduzione, che ho trovato davvero ottima. Il mio voto finale è di 5/5 stelline. Leggetelo tutti perché merita davvero!! Alla prossima,
Simona

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[Recensione] Il re dell’uvetta – Frederik Sjöberg

Buongiorno cari lettori,
e ben ritrovati!! Il 2017 è iniziato decisamente bene per quanto riguarda il fronte letture e ne sono immensamente soddisfatta. Ad aggiungersi alla lista di recensioni positive oggi arriva Frederik Sjöberg, autore già noto al pubblico per il successo ottenuto con la sua precedente pubblicazione, L’arte di collezionare mosche.

il re dell'uvetta.jpgRacconto di viaggio, meditazione filosofica, trattato di storia naturale, biografia: il nuovo libro, originale e inclassificabile, dell’autore di “L’arte di collezionare mosche”, uno dei casi editoriali dell’anno passato in Italia, tra i migliori libri del 2015 per il New York Times.«Perché uno non si arrende? Cos’è quel desiderio che lo spinge?» Eccentrico ricercatore, collezionista e narratore della natura e dei personaggi straordinari che l’hanno esplorata, Fredrik Sjöberg ci accompagna in un viaggio alla scoperta dell’inafferrabile Gustaf Eisen. Zoologo, pittore, archeologo, fotografo, leggendario esperto di lombrichi in Svezia e pioniere della coltivazione dell’uvetta in California, Eisen ha vissuto le sue mille vite a cavallo tra Otto e Novecento incarnando il tipico genio universale del Rinascimento. Un fuoriclasse delle scienze e delle arti che è stato consulente di Darwin, ha insegnato a dipingere a Strindberg, e ha affascinato la moglie di William Randolph Hearst, raccogliendo per lei in Guatemala la più ricca collezione di tessuti maya al mondo. Un inarrestabile globetrotter che ha fondato il Sequoia National Park – dove è sepolto, ai piedi del monte che porta il suo nome – ed è riuscito a trovare il Santo Graal, un calice d’argento di Antiochia oggi conservato al Met di New York. Setacciando luoghi sperduti e fonti rarissime, Sjöberg ricompone le avventure di questo formidabile eppure sconosciuto outsider, che ha compiuto studi impareggiabili immergendosi in passioni bizzarre, dettagli curiosi, trovando nell’apparentemente piccolo l’infinitamente grande. Ed è così che Eisen diventa un suo alter ego d’eccezione, in un gioco di specchi ricco di humour e aneddoti affabulatori con cui Sjöberg si interroga sulla propria passione per tutto ciò che solletica la sete di nuove conoscenze: il gusto della sfida e di scoprire inedite fonti di bellezza, l’inquieta ricerca di un’unicità a se stessi e agli altri. E realizza un inclassificabile racconto sul rapporto tra l’uomo e il mondo. 



eisenIl re dell’uvetta
è un libro eclettico che comprende in sé numerosi generi letterari: si spazia infatti dalla biografia/autobiografia alla narrativa di viaggio, dalla riflessione filosofica al trattato di storia naturale. In questo libro non c’è una trama univoca, ma i fatti vengono rappresentati da un flusso di pensieri riportati a galla dall’autore in questa o quella circostanza. Ci ritroviamo a viaggiare per il mondo (in particolare in America) insieme a Gustaf Eisen, grande scienziato, naturalista e artista dalla vita sempre molto attiva. Lo studioso svedese, famoso per le sue ricerche sui lombrichi, è dotato di una personalità sfaccettata e, nel corso della sua vita, si interessa agli argomenti più impensabili: lombrichi, coltivazione dell’uva sultanina, lavorazione del vetro, vermi, alghe, antichi calici e tessuti maya. Eisen condusse una vita attiva, sempre alla ricerca di qualcosa da studiare e collezionare. La sua figura è estremamente affascinante, così come la prosa dell’autore che ripercorre i suoi passi: Sjöberg è un narratore provetto, talvolta fin troppo pieno di sé, ma sempre piacevole da leggere. Accanto alla biografia di Eisen si dipana la sua vita e in più di un’occasione ci sono salti temporali in cui ripercorriamo la sua infanzia, la sua passione per il collezionismo (in particolare di mosche), i suoi studi e i suoi viaggi. Sjöberg, proprio come Eisen, ha vissuto una vita ricca e all’insegna della scoperta e leggere delle sue imprese mi ha divertita parecchio.
papillonsE’la prima volta che mi capita di leggere un libro così originale e variegato, dove l’assenza di una trama vera e propria non penalizza la narrazione, ma al contrario la valorizza. Gli aneddoti e i fatti più interessanti si susseguono pagina dopo pagina e, giunti alla fine, si ha un quadro completo del pensiero dell’autore circa alcune questioni – ad esempio sull’arte moderna – e sul delicato rapporto che lo lega al suo conterraneo naturalista. Due uomini diversi, ma simili per certi aspetti. Due menti sempre attive, sul pezzo, pronte a mettersi in gioco. Non conoscevo Eisen, ma sono contenta di averlo fatto entrare nella mia vita e di aver scoperto qualcosa in più su di lui e sulla sua numerosa produzione artistica e naturalistica. Leggere questo libro è una vera e propria avventura, un viaggio nel tempo e nello spazio dove conosciamo personalità illustri, studiosi che hanno fatto la storia e hanno dato il loro nome a varie specie. Oltre ad Eisen, infatti, troviamo vari aneddotti e cenni alle vite di Darwin, Sven, Agassiz e tanti altri. Questi nomi a me non dicevano nulla – tranne Darwin, ovviamente – ma dopo aver letto Il re dell’uvetta ho ampliato le mie conoscenze e ho scoperto fatti e studi davvero interessanti.
Sicuramente recupererò anche L’arte di collezionare mosche, perché dire che Sjöberg mi ha affascinata non renderebbe giustizia all’effetto che quest’opera ha avuto su di me. Dopo una partenza in sordina l’autore – ed Eisen – si sono fatti strada nel mio cuore e hanno catturato il mio interesse e la mia totale attenzione. Non mi era mai capitato di leggere qualcosa di simile e sono contenta di averlo fatto. Provateci anche voi: uscire dagli schemi, di tanto in tanto fa bene e vi farà scoprire mondi inimmaginabili! Parola di Eisen (e se lo dice lui, credetegli!).
Il mio voto è di 4/5.
Alla prossima,
Simona


il re dell'uvetta.jpgIl re dell’uvetta – Frederik Sjoberg

Iperborea, 224 pp.
Traduzione di: Fulvio Ferrari
Nazione: Svezia
Collana: Narrativa
Copertina flessibile, € 16,00
In vendita da: Settembre 2016

[Recensione] Una moglie giovane e bella – Tommy Wieringa

Amanti della letteratura nordica a rapporto! L’aereo per l’Olanda sta per partire. Allacciate le cinture di sicurezza e… godetevi il viaggio : )
Conoscete la casa editrice Iperborea? Se la risposta a questa domanda è no vi invito a dare un’occhiata al sito web, perché merita davvero di essere conosciuta. Io l’ho scoperta per caso mentre cercavo notizie su Internet in merito alle fiabe nordiche. Il motore di ricerca mi ha rimandata ad alcuni dei loro libri… inutile dire che è stato amore a prima vista. I prodotti Iperborea vengono presentati al pubblico in un formato elegante e insolito: la forma infatti non segue gli standard adottati dalle altre case editrici e i libri sono più “lunghi” e “stretti”. Leggerissimi e comodi da sfogliare, sono ideali anche da tenere in borsa.
La mia esperienza con questa casa editrice – che vi ricordo si occupa di letteratura nordica – è iniziata grazie al libro di Tommy Wieringa, autore olandese contemporaneo. Il suo romanzo, Una moglie giovane e bella, è uno di quei libri che, parola dopo parola, ti entra nella pelle e ti spinge inevitabilmente a riflettere su questioni etiche e sociali di notevole peso. Wieringa induce al pensiero servendosi di una prosa semplice e fluida, ricercata al punto giusto quando si tratta di affrontare tematiche “tecniche”.
Nel caso specifico ci troviamo alle prese con una coppia oramai non più molto insolita: lui, virologo sopra i quaranta, lei giovane e bella ragazza sotto la trentina. Tra salti temporali e scorci di vita quotidiana Wieringa ci introduce nelle vite di Edward Landauer e Ruth Walta, svelandoci i retroscena e senza risparmiarci nulla. La storia è narrata dal punto di vista di Edward e proprio insieme a lui seguiamo il lento declino di una relazione che inizialmente era idilliaca. Lo scorrere del tempo inizia inesorabilmente a farsi sentire e il nostro dottore e professore deve fare i conti con uno dei “mostri” più duri da sconfiggere: la vecchiaia.
Tra ansie e paure, desiderio di affermarsi e di impossessarsi di qualcosa che sembra sfuggirgli dalle dita, il nostro protagonista si avvia lentamente verso un punto di non ritorno – non solo per quanto riguarda la situazione sentimentale con la moglie, ma anche dal punto di vista lavorativo.
Come vi accennavo sopra Landauer è un virologo famosissimo, noto nel mondo delle biotecnologie e della zoonosi per le sue ricerche sull’aids e sul virus H1N1. In passato Edward è stato infatti portato ai vertici del successo proprio grazie ad alcune scoperte sui modi di trasmissione dei virus e ora gode di un certo prestigio nell’ambiente.
Anche questa sua posizione di favore va logorandosi col tempo, di pari passo con il fallimento della relazione con Ruth.
Wieringa ci fa riflettere anche su tematiche molto dibatutte nella società odierna, come ad esempio il concetto di dolore e sofferenza applicato al mondo animale. L’autore olandese dedica molte pagine a riflessioni e dibattiti sull’argomento, punzecchiando la morale di chi lo legge e ponendolo di fronte a dilemmi etici che rispecchiano in pieno quello che accade nel mondo. Si parla di animali al macello, di cavie, di sofferenza e dolore.
Ruth, da brava vegetariana, è contro ogni forma di sopruso e sfruttamento degli animali e molto spesso si trova a criticare il lavoro del marito, che ovviamente per fare ricerche scientifiche si serve di cavie da laboratorio. Una delle questioni chiave del romanzo è dunque proprio quella che vede contrapposto progresso scientifico e rispetto della sofferenza altrui. Non è semplice spingere  il lettore ad una riflessione approfondita su questi temi, ma Wieringa ci è riuscito in poco più di 100 pagine. Di sicuro l’argomento è più complesso di quello che leggiamo nel libro, ma gli spunti per riflettere e farsi due domande non mancano.

La lettura è veloce, rapida e piacevole. Mi sono interessata molto alle parti tecniche, da una parte perché non risultano pesanti e non vanno dunque ad inficiare la narrazione, dall’altra perché personalmente mi interesso ad argomenti legati alla medicina e quindi leggere alcuni dettagli in merito mi ha ulteriormente gratificata.
Se consiglio la lettura del libro? Ovviamente sì. Trovo che quella di “Una moglie giovane e bella”  sia una lettura di qualità, una di quelle su cui continuare a riflettere anche dopo averla terminata. Una di quelle letture, per farla breve, da non perdere, in particolar modo se amate le storie introspettive e psicologiche, quelle che scavano nell’anima e mettono a nudo i suoi recessi più profondi.
Il mio voto è di 5/5, alla prossima
Simona

Uscite Maggio – Giugno per Iberborea

Prossimamente in uscita per la casa editrice Iperborea

Una moglie giovane e bella

Pagine: 128 / Prezzo: 14,00 Euro

In libreria dal 6 Maggio
Nazione: Olanda

«Se niente mai cambiasse, non ci sarebbero farfalle.»

Edward è un quarantenne di successo, affermato virologo e «collezionista di prime volte» che passa da una donna all’altra come un eterno ragazzino. L’incontro con Ruth è una folgorazione: bella, vitale e appassionata come solo a vent’anni si può essere, con lei crede di aver vinto la sua battaglia contro il declino. Ma l’apparente trionfo si traduce in una lotta impari. Edward si accorge che sposandola non è affatto ringiovanito, anzi ha fatto invecchiare lei, e che lo scarto d’età rende ancora più evidenti e penosi in lui i segni del tempo. Uno scarto che è anche tra due mondi: lui ambizioso uomo di scienza che antepone ai sentimenti un razionale pragmatismo, lei idealista ipersensibile che non accetta i suoi test sugli animali e il suo rifiuto di capire la sofferenza. Quando il figlio che solo Ruth desidera trasforma la passione in un obbligo da espletare nei giorni utili, quando l’insicurezza diventa «tollerabile solo prendendo un’amante ancora più giovane», il castello comincia a sgretolarsi e le paure sfuggono al controllo, travolgendolo in una caduta che scardina ogni aspetto della sua esistenza. Come un moderno Giobbe o un eroe tragico dei nostri giorni, Edward si troverà a scoprire il vero significato della sofferenza. Precisa, ironica e tagliente come un bisturi, la penna di Tommy Wieringa indaga nelle sfumature più sottili la deriva di un rapporto e di un uomo alle prese con il potere e la fragilità, così vicino a ognuno di noi nella sua incapacità di rinunciare a se stesso. E si chiede che cos’è il dolore, se possiamo davvero capirlo senza prima averlo provato sulla nostra pelle.

ghirigiri

L'ultimo bicchiere di Klingsor

Pagine:224/ Prezzo: 16,00 Euro

In libreria dal 13 Maggio
Nazione: Svezia

«Abbiamo una quantità enorme di cose in comune noi tre, Cézanne, Matisse e io.»

In un podere perso tra le foreste e gli acquitrini del profondo Nord, Klingsor si vota all’arte dopo un’esperienza quasi mistica. Vagando nel bosco trova l’ultimo bicchiere usato da un avo per la sua sbronza di Pentecoste: rimasto saldo a un legno storto per quasi un secolo, si è fieramente raddrizzato, puntando verso le stelle. Per Klingsor è una rivelazione, la chiave di lettura dell’esistenza: la materia vive esattamente come noi, non c’è confine tra vita e morte. Puntando dritto alla «verità» come il bicchiere suo Graal, il taglialegna illuminato, omonimo del mago wagneriano e dell’artista di Herman Hesse, fa un corso di pittura per corrispondenza e dà inizio a una nuova arte, che ammette solo nature morte per penetrare la loro vita intima. Dall’accademia di Stoccolma ai circoli di Parigi, Klingsor attraversa l’intera scena artistica come il nuovo Cézanne, dipingendo brocche, tazze e caraffe, sempre le stesse sulle stesse tele, strato su strato in dipinti identici uno all’altro, cercando di vedere attraverso le cose, convinto che «il futuro appartiene alla radiografia». Maestro del gioco intellettuale, capace di toccare con lo humour e il paradosso inattese altezze di pensiero, Lindgren crea un personaggio che sfugge a ogni canone vivendo l’arte in tutti i suoi significati per interrogarsi sul rapporto tra materia e spirito. Con i suoi quadri monotoni e «autentici», il suo filosofeggiare saggio e folle, la sua coerenza e ostinazione, Klingsor lotta eroicamente per dipingere il segreto della vita, rimanendo, ignorato da tutti, «il più grande pittore della storia svedese».

ghirigiri

Grande come l'universo

Pagine: 448/ Prezzo: 19,00 Euro

In libreria dal 15 Giugno
Nazione: Islanda

Ari, poeta di vocazione ed editore di successo, dopo aver mandato all’aria la sua famiglia ed esser fuggito lontano, è tornato in Islanda per fare visita al padre ammalato di cancro, che non vede da tre anni e da cui lo hanno sempre diviso profondi silenzi e un muro di incomunicabilità. Ma in questo groviglio di cose non dette ci sono i gesti e le emotività di più generazioni, di una famiglia intera: il dolore della zia per la perdita della bambina, a cui ha dedicato la sua unica poesia; lo schiaffo del nonno Oddur al figlio Þórður, morto giovanissimo in un mare a cui, a differenza del padre, sentiva di non appartenere; la passione segreta della nonna Margrét, che in un fiordo sperduto viveva un amore affidato soltanto ai suoi diari; l’esuberanza e la creatività della madre strappata prematuramente alla vita da una malattia. Una carrellata di personaggi indimenticabili che si muovono tra il Norðfjörður negli anni Quaranta e Keflavík e Reykjavík negli anni Sessanta e Ottanta: vicende diverse e luoghi d’Islanda diversi, come diversi sono gli scorci sul XX secolo. Eppure, a guardar bene, il quadro si ricompone nelle passioni e nei sentimenti condivisi: l’amore per due persone, la rinuncia alla propria vocazione letteraria, i gesti di violenza. Ari incarna la storia di una famiglia che si ritrova a combattere contro gli stessi demoni di generazione in generazione: sta a lui spezzare il circolo vizioso e riscattare se stesso e i propri famigliari, prima che sia troppo tardi.
ghirigiri

La parola

Pagine: 176; Prezzo: 15,00 Euro

In libreria dal 24 Giugno
Nazione: Danimarca

Kaj Munk, scrittore e pastore della Chiesa danese, uomo di teneri sentimenti ma di fede vigorosa nella Parola biblica, capace di essere «più forte della morte», è considerato un martire della resistenza danese e fu rapito e assassinato dagli occupanti nazisti per aver predicato una Chiesa non asservita al potere e un cristianesimo in antagonismo con le forze nemiche della libertà: «Non vi sono che due modi di servire il nemico di Dio, e non si sa quale sia il più pericoloso: uno consiste nell’essere attivi nel male, l’altro nell’essere inerti nel bene». Se si pensa che a compiere l’azione furono i membri del «gruppo Skorzeny», il commando autore della spettacolare liberazione di Mussolini sul Gran Sasso, che vennero inviati da Berlino su diretto ordine di Himmler, ci si rende conto di quanto Kaj Munk, i suoi scritti e le sue prediche, fossero considerati un pericolo per il terzo Reich. La Parola è il suo dramma più noto e racconta la pietà religiosa in una comunità contadina danese all’inizio del Novecento, ma soprattutto il contrasto tra la fede vera di Johannes, una sorta di «idiot de la famille» che va in giro a parlare di miracoli e di resurrezione dei morti, e la fede più convenzionale del pastore del villaggio e degli altri componenti della piccola comunità. Il tema centrale del dramma è proprio la possibilità, attraverso la fede, di veder operati miracoli anche ai giorni nostri, un’eventualità comunemente accettata nel mondo cattolico, dura da ammettere in quello protestante. In fondo, i miracoli non si verificano più perché non ve n’è più bisogno o forse perché non v’è più fede?