[Recensione] La voce delle cose perdute – Sophie Chen Keller

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!
Oggi vi parlo de La voce delle cose perdute, una storia dolce e intrisa di magia che vi porterà alla scoperta delle strade di New York e dei suoi abitanti. In questo viaggio non sarete soli, perché a farvi compagnia ci saranno un ragazzo speciale con la passione per gli oggetti smarriti e un labrador goloso e intraprendente. Pronti a scoprire insieme una delle novità editoriali più interessanti del momento?

f24c5420-0f66-4d6f-a7c8-03d549056b6e.jpgLa voce delle cose perdute – Sophie Chen Keller
Editrice Nord – Pagine 330
Narrativa contemporanea straniera
Traduzione di: Patrizia Spinato
Copertina rigida, € 18.00

Trama: Walter odia le parole. Soffre di un disturbo che gli impedisce di articolare bene i suoni e, un giorno, stanco delle prese in giro, ha smesso di provarci. Ha deciso di chiudere la bocca e aprire gli occhi. Adesso, a dodici anni, nota quello che sfugge alla maggior parte delle persone. Ed è diventato bravissimo a ritrovare le cose perdute. Ecco perché, quando il libro della madre scompare, si lancia nella ricerca insieme al suo unico amico, Milton, un Labrador grassoccio e intraprendente. I due si avventurano negli angoli dimenticati di New York, incontrando persone che per gli altri sono invisibili. Grazie alle loro storie, fatte di solitudine ma anche di tanta generosità e speranza, Walter capirà che la vita è un dono troppo prezioso per lasciarlo scorrere. E così riuscirà non solo a trovare le pagine del libro perduto, ma anche la forza di aprirsi agli altri e di dare voce ai suoi sogni.


E’ capitato a tutti noi di avere l’impressione di aver perso qualcosa, di sentirci soli e incompresi. Questo romanzo ci ricorda che, nonostante tutto, c’è tanta speranza nel mondo. E che basta avere il coraggio di guardarsi intorno con occhi nuovi e ascoltare il nostro cuore per ritrovare ciò che abbiamo smarrito.

Walter è un bambino speciale, uno di quelli che parla poco ma a cui non sfugge nulla. I suoi occhi arrivano a vedere ciò che il resto del mondo – vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza d’attenzione – non nota, ed è così che ha iniziato a ritrovare gli oggetti smarriti negli angoli più improbabili di New York. Sempre insieme al suo fedele taccuino, dove annota indizi e dettagli apparentemente insignificanti, Walter spera di poter ritrovare un giorno anche la strada che lo condurrà da quel padre che non ha mai conosciuto, Walter senior, scomparso prima della sua nascita in circostanze ancora tutte da verificare.

L’avventura di questo ragazzo così speciale è avvolta da uno velo di magia che permea ogni angolo della sua vita e si concentra in particolar modo sulla pasticceria gestita da Lucy, sua madre. In questo luogo ai confini del mondo la magia si mescola alla realtà, i deliziosi manicaretti prendono vita e diventano parte attiva e viva della scena, immergendosi in tazze ricolme di caffè e compiendo giri di danza da un angolo all’altro del negozio. A rendere la pasticceria della famiglia Lavender così unica è un libro altrettanto magico, dono di una misteriosa benefattrice passata di lì tempo prima. Proprio il libro costituisce una delle attrattive principali del negozio, e Walter e sua madre lo tengono custodito gelosamente e con estrema cura. Quando, inspiegabilmente, il libro scompare dalla sua postazione, Walter capisce che è il momento di entrare in azione e di avviare una nuova indagine, importantissima e vitale per le sorti della pasticceria. Accanto a lui l’immancabile compagno di avventure Milton, il labrador di famiglia goloso e giocherellone, indispensabile per la buona riuscita della missione.

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La voce delle cose perdute è un libro che si sofferma sulla solitudine del protagonista, sulla diversità che spesso lo ha portato ad essere incompreso dagli altri e che al tempo stesso costituisce il suo punto di forza. Walter ha un dono e lo mette a servizio di chi lo circonda, il suo è un messaggio di speranza e di coraggio, oltre che di tenacia. La sua storia personale si mescola con quella degli abitanti degli angoli più improbabili di New York e il risultato è un romanzo polifonico, dalle molteplici sfaccettature – tante quante sono le realtà con cui Walter entra in contatto.

Sophie Chen Keller racconta la storia di Walter in maniera, oserei dire, poetica. Ogni parola è permeata di amore, di magia e di speranza – perché tutto ciò che è stato perduto può essere ritrovato, che siano oggetti, persone o, perché no, anche se stessi. Basta crederci fino alla fine e non demordere mai.

La voce delle cose perdute conduce per mano attraverso difficoltà e ostacoli, insegna a credere nei sogni e nella magia, invita a ricercare la felicità nei dettagli, in tutte quelle cose che spesso sfuggono all’attenzione e che, in fin dei conti, sono le più importanti.

Voto finale: 4/5 stelline.

Alla prossima,
Simona

 

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[Recensione] La vita in un istante – Gabrielle Zevin

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!
Oggi vi propongo la recensione a La vita in un istante, nuovo romanzo di Gabrielle Zevin pubblicato come sempre da Editrice Nord.

la vita in un istante.jpgLa vita in un istante – Gabrielle Zevin
Editrice Nord, 356 pagine
Traduzione di: Elisa Banfi
Genere: Narrativa contemporanea
Copertina rigida, € 18.00 – Ebook € 9.99
In vendita da: Febbraio 2018

Trama: Aviva Grossman ha ventun anni e un’unica colpa: essersi innamorata di un importante uomo politico. Ma, quando quella relazione diventa di dominio pubblico, i media non hanno pietà: travolta da una valanga di accuse, illazioni e (falsi) moralismi, Aviva non trova comprensione neppure nella famiglia ed è costretta ad allontanarsi dalla Florida e a cambiare nome, nella speranza che il tempo cancelli le tracce del suo errore. Se non il perdono, almeno l’oblio… Tredici anni dopo, Jane Young abita in un paesino del Maine con la figlia Ruby. Ha una bella casa, un buon lavoro, una vita tranquilla. Ma tutto cambia quando Ruby inizia a fare ricerche sul padre, che lei non ha mai conosciuto. Nell’era di Internet, nulla si cancella e, ben presto, Ruby si trova di fronte a una verità sconcertante. Possibile che sua madre abbia mentito a tutti sulla propria identità e sul proprio passato? Ruby deve sapere. Perciò scappa a Miami, alla scoperta delle sue origini. E così anche Jane sarà costretta ad affrontare il fantasma di Aviva… Col suo stile delicato, ironico e sorprendente, Gabrielle Zevin ci racconta cosa significa essere donna nel mondo di oggi, un mondo in cui agli uomini è concesso tutto, mentre le donne sono ancora giudicate a ogni passo. Un mondo in cui basta un istante per stravolgere una vita. Ma anche un mondo che si può – che si deve – affrontare a testa alta, con coraggio e determinazione, per affermare il proprio diritto alla felicità.


Quattro donne. Un segreto. Cento modi per nasconderlo. Ma fino a quando?

La vita in un istante è un romanzo complesso, di quelli che non lasciano nulla al caso e che hanno come obiettivo quello di far riflettere – principalmente su tematiche che, apparentemente, chiunque pensa di poter giudicare e di conoscere e che, spesso e volentieri, arrivano a violare anche l’integrità fisica e morale del singolo. E’ quello che succede alla protagonista, la giovane Aviva, colpevole di essersi innamorata dell’uomo sbagliato al momento sbagliato, di aver investito se stessa ed i suoi sentimenti in una relazione destinata a sfociare nello scandalo e in una serie di accuse a dir poco deleterie. La vita della ragazza diventa improvvisamente un inferno: non riesce a trovare un lavoro (pur essendo in possesso di più di una laurea)  perché nessuno è intenzionata ad assumerla, non riesce ad allacciare una relazione o un qualsivoglia tipo di legame perché nessuno vuole starle accanto. D’altra parte, chi oserebbe stare insieme a qualcuno di così compromesso e privo di morale? La risposta è piuttosto ovvia.

Così, incapace di sostenere il peso insopportabile di insulti, sguardi torvi e minacce, Aviva decide di cambiare vita e di provare a ricominciare da capo, lontana dalla città che ha tragicamente segnato il suo destino e quello di sua figlia Ruby – frutto di quella passione scandalosa condannata e rifiutata dalla società.

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La vita in un istante è una storia fittamente intrecciata, la narrazione non è lineare e numerosi sono i ricordi legati al passato e alle vicende che hanno segnato per sempre non solo la vita di Aviva – divenuta poi Jane – ma anche quella della sua famiglia. Conosciamo più da vicino Rachel (sua madre) e Ruby, che comincerà a fare ricerche su quel padre di cui non sa nulla, nemmeno il nome. Le donne che si raccontano in questa storia hanno imparato a cavarsela da sole, sono delle autentiche guerriere moderne che non hanno paura di affrontare ciò che il destino pone sulla loro strada. Aviva/Jane in particolare è uno di quei personaggi che riesce a penetrare sottopelle e le descrizioni che Gabrielle Zevin fa di lei e della sua storia sono così vivide ed intense che è impossibile non rimanerne colpiti. 

In questo romanzo è forte la componente misogina, specchio – purtroppo – di una società che ancora non ha imparato ad assumersi le proprie responsabilità. Quando si parla di scandali che coinvolgono potenti uomini politici, a finire al patibolo è sempre la donna/amante in questione, capro espiatorio su cui riversare colpe, improperi e cattiverie. Chissà perché l’uomo, al contrario, ne esce sempre pulito. Sulla scia del famoso scandalo Lewinsky, Gabrielle Zevin propone una storia altrettanto scottante e scandalosa e offre ulteriori spunti di riflessione sulla realtà di cui, volenti o meno, tutti facciamo parte. La versione romanzata che la scrittrice americana propone al pubblico è intensa e spesso affilata come una lama, dolce/amara e malinconica, conscia delle evidenti disparità di sesso che ancora esistono e del potere che la rete acquista, giorno dopo giorno, sulla vita di ogni essere umano. Gabrielle Zevin conquista sin dalle prime battute e si distingue per il suo stile pulito e incisivo e per la sua straordinaria capacità di descrivere le complesse situazioni psicologiche nei loro aspetti più profondi, senza tralasciare dettaglio alcuno.

Giudizio complessivo: 4/5 stelle. 

[Recensione] Noi, i salvati – Georgia Hunter

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di quello che considero, a tutti gli effetti e senza ombra di dubbio, il libro dell’anno. E’un’affermazione importante e ne sono consapevole, tuttavia sono sicura che non mi ricapiterà presto di leggere un romanzo altrettanto potente ed indimenticabile quanto Noi, i salvati di Georgia Hunter, pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Nord.

Noi, i salvatiNoi, i salvati – Georgia Hunter
Editrice Nord, 452 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa straniera
Traduzione di: Alessandro Storti
Copertina rigida, € 18.60
In vendita da: Settembre 2017

Per quanto tempo si può continuare a fare progetti per il futuro, se la guerra incombe? I fratelli Kurc hanno cercato di resistere fino all’ultimo: Addy aggrappandosi alla musica, Mila occupandosi della figlia appena nata, Genek concentrandosi sul lavoro, Jakob rifugiandosi nei sogni e Halina nascondendo la paura dietro la ribellione. Tuttavia, nel settembre del 1939, devono arrendersi all’evidenza: la Polonia non è più sicura per una famiglia di ebrei. Così, per sfuggire al nazismo, sono costretti a dividersi: chi prova a imbarcarsi per il Brasile, chi scappa in Russia, chi si nasconde in piena vista con una falsa identità ariana. Armati solo del proprio coraggio e della forza della disperazione, i fratelli Kurc dovranno adattarsi a questa nuova esistenza di clandestini, affrontando la fame e il freddo, la solitudine e le persecuzioni, senza sapere se il prossimo passo li farà cadere tra le mani del nemico o li porterà più vicini a un porto sicuro. E sarà proprio grazie alla loro determinazione che, alla fine della guerra, si ritroveranno intorno a un tavolo e brinderanno a loro, i salvati…


L’emozionante odissea di una famiglia divisa dalla guerra e unita dalla speranza

Da dove iniziare a parlare di un libro così meraviglioso?
Credetemi, non è affatto facile trovare le parole adeguate per rendere giustizia a questo piccolo, grande capolavoro della letteratura contemporanea, ma la voglia di condividere con voi le mie impressioni post lettura è così forte che ho deciso di provarci lo stesso.
Noi, i salvati è un romanzo che ripercorre le orme della famiglia della scrittrice, Georgia Hunter, americana di nascita, ma di origini polacche. Durante una riunione familiare l’autrice ha per caso scoperto che suo nonno Eddy e i suoi fratelli sono sopravvissuti miracolosamente all’Olocausto e ha deciso di mettere per iscritto la loro storia, fatta di dolore, ma soprattutto di speranza. Noi, i salvati si apre con un albero genealogico in cui vengono introdotti i membri della famiglia Kurc: Sol e Nechuma, i capostipiti; Mila, con suo marito Selim e la loro bambina di appena un anno, Felicia; Halina e il suo compagno, Adam; Genek e sua moglie, Herta; Jakob e Bella, fidanzati dai tempi delle scuole medie; e infine Addy, che vive in Francia già da qualche anno.

hunter1.pngSiamo agli albori del 1939, l’anno in cui i meccanismi che porteranno allo sterminio di milioni di ebrei iniziano, lentamente, a muoversi. La famiglia Kurc vive da sempre a Radom, cittadina polacca in cui ebrei e cristiani convivono pacificamente. Ancora non sanno quanto l’avvento del nazismo cambierà per sempre le loro vite. Con l’invasione della Polonia da parte di Hitler inizia il vero e proprio inferno: viene istituito il ghetto, gli ebrei vengono privati poco alla volta dei loro beni mobili e immobili, molti perdono il proprio impiego, altri ancora iniziano ad essere picchiati per strada senza un’apparente ragione. L’antisemitismo inizia a diffondersi a macchia d’olio e, come prevedibile, la vita in Polonia diventa insostenibile. La famiglia Kurc viene divisa dagli eventi e dal volere del destino: Addy, che già si trovava a Parigi, non riesce a tornare a casa ed è quindi costretto a rimanere in territorio francese, per poi spostarsi nel corso degli anni in Sud America; Sol e Nechuma, insieme a Mila e alla loro nipotina, rimangono nel ghetto; Genek viene dapprima mandato al fronte insieme al fratello Jakob, ma successivamente viene spedito nei gulag in Kazakistan insieme alla moglie, Herta; Jakob e Bella vivono per qualche tempo nella Polonia sovietica, ma saranno in seguito costretti a spostarsi di continuo come due fuggiaschi; Halina, la coraggiosa e intrepida della famiglia, si muoverà da un capo all’altro della Polonia, cercando di proteggere se stessa e i suoi familiari con ogni mezzo e ogni scorciatoia, mentre il suo compagno Adam diventerà una delle voci più potenti della Resistenza.
Tra un capitolo e l’altro ci muoviamo sulla scacchiera europea – e non solo – e seguiamo le tristi vicende a cui la famiglia Kurc (e, insieme a loro, milioni di altre persone) viene sottoposta. Rastrellamenti, deportazioni, privazione della dignità e dei mezzi di sostentamento. Attraverso gli occhi di questa famiglia divisa e lacerata nel profondo dell’anima riviviamo gli orrori più eclatanti accaduti nella seconda metà del secolo scorso, perché dimenticare è impossibile e non ricordare sarebbe troppo grave per qualsiasi essere umano. Di romanzi riguardanti questo terribile periodo della storia ce ne sono migliaia, ma Noi, i salvati ha qualcosa in più che lo rende unico ed ineguagliabile. Tutto, a livello narrativo, funziona: i capitoli alternati, che ci trasportano da una parte all’altra dell’Europa – dalla taiga al freddo polare russo, dalla Palestina all’Italia, dalla Polonia alla Francia; le ambientazioni realistiche e le descrizioni spesso asciutte e crude, rese ancora più d’impatto dalla consapevolezza che quanto narrato è accaduto veramente; dei personaggi che di inventato non hanno nulla e che sono esistiti in carne ed ossa; le emozioni forti e devastanti che, inevitabilmente, colpiscono dritte al cuore e accompagnano il lettore per tutta la durata della storia. Sono questi elementi a rendere perfetta la testimonianza che Georgia Hunter ha deciso di mettere su carta e di donare al pubblico, a rendere Noi, i salvati uno di quei libri per la vita, da riporre con cura sullo scaffale e da accarezzare nei momenti di malinconia e tristezza. Non vi nego che mentre leggevo questo romanzo mi sono commossa in più di un’occasione, e non mi capita di frequente di piangere per un libro. In questo caso non ho potuto farne a meno, perché oramai ero lì, in mezzo ai Kurc, e non potevo fare nulla per uscirne. Noi, i salvati è un libro indimenticabile, struggente e doloroso, spesso non semplice da affrontare, a volte crudo e spietato, altre ancora dolce come solo la carezza di una madre sa essere.
Nel momento in cui i Kurc si ritrovano è impossibile contenere l’emozione, arriverete alla fine del libro provati, ma il vostro cuore troverà il modo di palpitare ancora e di brindare inseme a loro, i salvati, i pochi fortunati ad aver avuto una seconda occasione dalla vita. Non fatevi spaventare dalla mole di pagine, vi assicuro che si tratta di un libro che si divora in un paio di giorni e dal quale non vorreste staccarvi mai. Georgia Hunter è stata magistrale nel descrivere stati d’animo, fatti storici e, soprattutto,a riportare su carta le testimonianze di chi, quegli orrori, li ha provati sulla propria pelle. Non so se sono riuscita a convincervi, spero tanto di sì, ma qualora non fosse chiaro ve lo ribadisco: Leggete Noi, i salvati. Leggetelo e perdetevi tra le sue pagine, lasciatevi trasportare dagli eventi e dalla penna magnifica dell’autrice, emozionatevi (perché le emozioni fanno bene al cuore) senza paura. Il mio voto finale non può che essere di 5/5 stelline, se potessi dare anche di più. Alla prossima,
Simona

[Recensione] La metà che ho lasciato – Monica Carrillo

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un romanzo dal grande potenziale che, però, non è riuscito a convincermi fino in fondo. Si tratta di La metà che ho lasciato, primo libro tradotto in Italia della spagnola Monica Carrillo.

La metà che ho lasciatoLa metà che ho lasciato – Monica Carrillo
Editrice Nord, 303 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa
Traduzione di: Patrizia Spinato e Giorgia Di Tolle
Copertina rigida, € 16.60
In vendita da: Settembre 2017

Un attimo di distrazione, una frenata brusca, poi il buio. Malena non sa cosa sia successo, però è consapevole che quell’incidente potrebbe far calare il sipario sulla sua breve esistenza. In bilico sull’orlo dell’abisso, Malena ripensa alle scelte che l’hanno condotta fin lì, agli amici che l’hanno sorretta o delusa durante il cammino, e a Mario, la persona che più di tutte ha forgiato il suo destino. Perché Mario era il suo mondo, mentre lui la considerava solo un’avventura. Malena si era illusa che, col tempo, lui sarebbe cambiato. Ma, ora che il suo tempo forse sta per finire, Malena ricorda i messaggi senza risposta, le parole non dette, i baci negati, i gesti scostanti e i lunghi silenzi. E si rende conto che, per seguire lui, stava sacrificando la sua vita. È quindi arrivato il momento di voltare pagina, di affrontare la verità con coraggio, d’imparare ad amare senza paura e senza rimpianti, soprattutto se stessa. Se il destino vorrà darle una seconda occasione, Malena sarà pronta ad assaporare fino in fondo ogni gioia che il futuro avrà da offrire…


Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Cade e nessuno l’aiuta a rialzarsi.
Ma lei continua a cadere, senza paura.
Anche l’amore è così.

La metà che ho lasciato è un romanzo che mi ha sin da subito attratta grazie alla sua trama accattivante e allo stile dell’autrice, poetico e melodioso come solo gli scrittori spagnoli sanno essere. Quello che non mi aspettavo, però, è stato lo sviluppo dei pensieri e della storia della protagonista, presentati al lettore quasi come un flusso inarrestabile, che segue la logica fino ad un certo punto. La trama, infatti, è costellata di salti temporali, di argomenti che si succedono senza un ordine stabilito, di emozioni, paure e ricordi che si avventano sul lettore senza preavviso, lasciandolo stordito e confuso. Malena, questo il nome della protagonista, è vittima di un incidente stradale e dentro di sé comincia ad affacciarsi l’ipotesi di non riuscire a sopravvivere. Da quel momento in poi inizia un vortice di pensieri a tratti sconnessi, a tratti intensi e soffocanti, che ci riportano indietro carrilocard1insieme alla donna e ci fanno rivivere i momenti salienti della sua vita. Malena, pagina dopo pagina, saluta sua madre, il suo cane, l’uomo che per anni è stato il centro del suo universo e del suo amore malato, Mario, e ancora il suo nuovo compagno Alexandro, la sua amica Vega, i vari amanti e altri amici persi per strada con il tempo. Ogni capitolo è intenso e in ognuno di essi sono presenti innumerevoli frasi che potrebbero essere sottolineate, talmente sono belle e sentite. Purtroppo, però, il troppo stroppia ed io sono arrivata alla fine del libro emotivamente provata e, ahimè, annoiata. Ho trovato l’autrice ripetitiva, soprattutto nei capitoli in cui Malena si rivolge al suo amore perduto, Mario, l’uomo che ha segnato la sua esistenza e ha condizionato tutti i suoi giorni. A lungo andare il troppo sentimentalismo diventa pesante ed io purtroppo non sono riuscita ad apprezzare questa scelta stilistica appieno. Divertenti e comici, al contrario, i capitoli narrati dal punto di vista della cagnolina Mia – seppure, alle volte, portati al limite. Nel complesso non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile della scrittrice, che ho trovato troppo teatrale e pomposo in più di un’occasione – vi faccio un esempio per farvi capire meglio: il capitolo 34 del libro contiene delle frasi riportate da alcune canzoni che sono inserite all’interno di parole e pensieri frutto dell’immaginazione dell’autrice. Ancora non è chiaro? Forse così capirete meglio:

<<Emme, al tramonto ti dirò addio. Quello che c’è stato tra noi sarà come un collage.>> Ti ho detto queste parole, e sai che avevo ragione da vendere. Ormai mi rimaneva solo un obiettivo: cancellare il segno dei tuoi canini. Ricordati di quello che è successo, Emme. E’successo che mi hai lasciato il corpo fuori e la testai ntera, essiccata tra i tuoi trofei e le mie calze. 

Le frasi evidenziate in corsivo sono i pezzi della canzone inserita dall’autrice, mentre il resto delle frasi sono scritte di suo pugno. Secondo il mio parere questo accostamento non si è rivelato essere la migliore delle idee, perché il risultato sono frasi forzate e pensieri spesso illogici. C’è un intero capitolo scritto in questo modo ed io, personalmente, ho fatto fatica nel leggerlo. Se dovessi fare un bilancio riguardo le emozioni provate mentre leggevo La metà che ho lasciato, il risultato sarebbe positivo perché, nonostante non mi abbia colpita come altri libri hanno saputo fare, ci sono delle frasi davvero belle ed intense capaci di prendervi l’anima e scuoterla fino a fare male. Ecco due esempi particolarmente toccanti:

Grazie
perché un giorno mi hai rotto
insegnandomi ad aggiustarmi

e ancora:

Mi hai stretto
così forte
che ho finito 
col rompermi

Come vedete si tratta di parole ricche di significato e di sentimento, capaci di far emozionare anche il più duro dei cuori. Definire La metà che ho lasciato un libro da non leggere sarebbe una bugia, perché di pregi ne ha e non sono pochi – ad esempio l’autrice riesce a dare forma e volto all’amore come pochi altri scrittori sanno fare – quindi se pensate che una lettura intensa (anche se spesso ripetitiva) possa fare al caso vostro questa è sicuramente un’opzione da prendere in considerazione. Se, al contrario, siete inclini al tedio e preferite storie movimentate e più dinamiche allora vi consiglio di proseguire oltre. Avevo grandi aspettative nei confronti di questo romanzo, quindi immaginate il mio dispiacere nel dover ridimensionare il mio entusiasmo, tuttavia è sempre bene essere sinceri e chiarire le proprie impressioni a chi si trova dall’altra parte dello schermo. Il mio voto è di 3/5 stelline – promosso, ma non a pieni voti.
Alla prossima,
Simona

 

 

 

[Recensione] Ogni piccola bugia – Alice Feeney

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Esce oggi per la casa editrice Nord uno dei thriller psicologici più inquietanti dell’anno: Ogni piccola bugia di Alice Feeney. Continuate a leggere per scoprire se mi è piaciuto!

9788842929888_ogni_piccola_bugiaOgni piccola bugia – Alice Feeney
Editrice Nord, 324 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Thriller psicologico
Traduzione di: Patrizia Spinato
Copertina rigida, € 16.90
In vendita da: Agosto 2017

Il mondo intorno a lei è fatto solo di suoni, rumori, voci. Ed è grazie a quelle voci frammentarie e confuse che Amber Reynolds capisce di aver avuto un incidente d’auto e di essere in una stanza di ospedale. In coma. Amber non ricorda nulla di quanto le è accaduto, e una domanda la perseguita da subito: com’è possibile? Io non guido quasi mai… Poi, tra quelle voci ne riconosce due, che diventeranno il suo unico contatto con l’esterno. Quelle di suo marito e di sua sorella. Ignari che Amber li possa sentire, i due discutono, litigano, rivelano dettagli e indizi. E lei si rende conto di non potersi fidare. Entrambi hanno qualcosa da nascondere. E, forse, non sono un’ancora di salvezza, bensì un pericolo vicino e insidioso. No, l’unico modo per scoprire cosa le è successo è ricostruire nella sua mente, passo dopo passo, gli eventi dell’ultima settimana, fino al momento dell’«incidente». Ma Amber ha paura. È impotente, in balia di chi le sta intorno. Come l’uomo che si accosta al suo letto la sera, quando gli altri sono andati via. E che le sussurra all’orecchio velate e inquietanti minacce… Amber deve svegliarsi, prima che sia troppo tardi.  Perché anche lei ha un segreto da proteggere.  Anche lei ha un piano da portare a termine.


Sono in coma
Mio marito mi odia
A volte dico bugie

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Lasciatemi esordire in questo modo: Alice Feeney è un vero e proprio genio. Dopo aver girato l’ultima pagina del suo thriller psicologico me ne sono resa conto più che mai. Ogni piccola bugia è un libro che si svela e si comprende un pezzo per volta, è scritto in maniera metodica e volutamente lenta per accrescere l’ansia e la curiosità del lettore. Non aspettatevi un thriller in cui accade tutto e subito o in cui si capisce il punto della situazione a pagina 100. Leggendo questo romanzo brancolerete nel buio quasi fino alla fine, quando ogni tassello si collocherà al posto giusto e vi lascerà senza fiato e senza parole. Ogni piccola bugia si svolge in tre differenti archi temporali: adesso, prima e allora.
Nel presente la vicenda è narrata dal punto di vista di Amber, la protagonista della storia, finita in ospedale e in coma farmacologico a seguito di un incidente stradale. Amber, pur essendo inerme, riesce a cogliere tutto ciò che accade attorno a lei, come le conversazioni tra suo marito Paul e sua sorella Claire. Oltre a loro due, nella stanza entra spesso un uomo malvagio che tenta di farle del male. Chi è quest’uomo? Perché ce l’ha con lei? Nel prima (che rappresenta i giorni appena prima dell’incidente), seguiamo Amber nei suoi problemi sul lavoro, nel suo rapporto conflittuale con una collega piuttosto acida, Madeleine, e soprattutto entriamo nel privato della protagonista e nel suo matrimonio. La donna che conosciamo è fortemente provata, ha delle manie al limite del patologico, crede che il marito la tradisca e ha scarsa fiducia in se stessa. L’autrice è stata davvero brava nel tratteggiare il profilo psicologico di Amber, descrivendo alla perfezione le sue fragilità e i suoi stati d’animo altalenanti.

Leggere Ogni piccola bugia è come inoltrarsi in un labirinto di specchi, in cui la realtà si trasforma passo dopo passo.

Infine, nei capitoli dedicati al passato ancora più remoto, ci immergiamo nell’infanzia di Amber e di sua sorella Claire tramite alcune pagine di diario. Ricordatevi che in questo thriller l’effetto sorpresa è sempre dietro l’angolo, quindi leggete attentamente ogni singola parola perché anche il più piccolo dettaglio sarà utile e vi aiuterà a comprendere meglio. Devo ammettere che la scelta narrativa dell’autrice mi ha spiazzata e, sul momento, sono andata non poco in confusione. Quando tutto si è fatto chiaro nella mia mente, però, lo stupore è cresciuto ancora di più, ed è stato allora che ho compreso la genialità di questa scrittrice, la sua maestria nel tessere più trame insieme e di farle combaciare poi tra di loro. Scrivere thriller psicologici non è per tutti, ma Alice Feeney si è dimostrata senza alcun dubbio all’altezza della situazione: i personaggi (in particolare quelli femminili) sono caratterizzati e impenetrabili, le descrizioni di stati d’animo e pensieri sono pertinenti e sempre molto intense, lo stile dell’autrice è ritmato e si fa via via più serrato. Ogni piccola bugia è un thriller che si assapora poco per volta, sa come inquietare e far rabbrividire e il suo finale è a dir poco da urlo. Sì, perché quando vi sembrerà che tutto sia finito ecco che l’autrice tira la stoccata finale e ci congeda facendoci l’occhiolino, a dimostrazione del fatto che niente è come sembra e che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

E, proprio quando tutti i punti di riferimento sembrano persi ed è impossibile distinguere la verità dal suo riflesso distorto, ecco che il labirinto crolla davanti ai nostri occhi per rivelarci un finale spiazzante e indimenticabile…

Ogni piccola bugia è uno dei migliori thriller psicologici dell’anno, su questo non ho dubbi. Ho apprezzato moltissimo la complessità della trama e il desiderio dell’autrice di far combaciare ogni singolo elemento, senza lasciare nulla al caso. Anche i personaggi secondari, chi più e chi meno, sono stati importanti ai fini dello sviluppo della storia, in particolare tenete d’occhio la figura di Paul, scrittore di successo e marito di Amber. Il rapporto tra i due non è quasi mai chiaro, è sempre avvolto da un alone di mistero e di non detto, di bugie e segreti. Molto complesso ed interessante è anche il rapporto tra Amber e Claire, i veri punti di forza dell’intera narrazione. In questo romanzo le donne sono il perno intorno a cui ruotano tutti gli altri, entrambe sono legate da un passato doloroso e custodiscono degli scheletri nell’armadio. A fare da cornice al tutto troviamo ambientazioni suggestive e ricordi che emergono dall’oscurità e riportano a galla sensazioni e bugie sepolte da tempo. In questo romanzo funzionano tutti gli elementi principali, quelli indispensabili per decretare la buona riuscita di un prodotto o meno.
Ora non vi resta che scoprirlo. Il mio voto finale è di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona