[Recensione] Noi, i salvati – Georgia Hunter

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di quello che considero, a tutti gli effetti e senza ombra di dubbio, il libro dell’anno. E’un’affermazione importante e ne sono consapevole, tuttavia sono sicura che non mi ricapiterà presto di leggere un romanzo altrettanto potente ed indimenticabile quanto Noi, i salvati di Georgia Hunter, pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Nord.

Noi, i salvatiNoi, i salvati – Georgia Hunter
Editrice Nord, 452 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa straniera
Traduzione di: Alessandro Storti
Copertina rigida, € 18.60
In vendita da: Settembre 2017

Per quanto tempo si può continuare a fare progetti per il futuro, se la guerra incombe? I fratelli Kurc hanno cercato di resistere fino all’ultimo: Addy aggrappandosi alla musica, Mila occupandosi della figlia appena nata, Genek concentrandosi sul lavoro, Jakob rifugiandosi nei sogni e Halina nascondendo la paura dietro la ribellione. Tuttavia, nel settembre del 1939, devono arrendersi all’evidenza: la Polonia non è più sicura per una famiglia di ebrei. Così, per sfuggire al nazismo, sono costretti a dividersi: chi prova a imbarcarsi per il Brasile, chi scappa in Russia, chi si nasconde in piena vista con una falsa identità ariana. Armati solo del proprio coraggio e della forza della disperazione, i fratelli Kurc dovranno adattarsi a questa nuova esistenza di clandestini, affrontando la fame e il freddo, la solitudine e le persecuzioni, senza sapere se il prossimo passo li farà cadere tra le mani del nemico o li porterà più vicini a un porto sicuro. E sarà proprio grazie alla loro determinazione che, alla fine della guerra, si ritroveranno intorno a un tavolo e brinderanno a loro, i salvati…


L’emozionante odissea di una famiglia divisa dalla guerra e unita dalla speranza

Da dove iniziare a parlare di un libro così meraviglioso?
Credetemi, non è affatto facile trovare le parole adeguate per rendere giustizia a questo piccolo, grande capolavoro della letteratura contemporanea, ma la voglia di condividere con voi le mie impressioni post lettura è così forte che ho deciso di provarci lo stesso.
Noi, i salvati è un romanzo che ripercorre le orme della famiglia della scrittrice, Georgia Hunter, americana di nascita, ma di origini polacche. Durante una riunione familiare l’autrice ha per caso scoperto che suo nonno Eddy e i suoi fratelli sono sopravvissuti miracolosamente all’Olocausto e ha deciso di mettere per iscritto la loro storia, fatta di dolore, ma soprattutto di speranza. Noi, i salvati si apre con un albero genealogico in cui vengono introdotti i membri della famiglia Kurc: Sol e Nechuma, i capostipiti; Mila, con suo marito Selim e la loro bambina di appena un anno, Felicia; Halina e il suo compagno, Adam; Genek e sua moglie, Herta; Jakob e Bella, fidanzati dai tempi delle scuole medie; e infine Addy, che vive in Francia già da qualche anno.

hunter1.pngSiamo agli albori del 1939, l’anno in cui i meccanismi che porteranno allo sterminio di milioni di ebrei iniziano, lentamente, a muoversi. La famiglia Kurc vive da sempre a Radom, cittadina polacca in cui ebrei e cristiani convivono pacificamente. Ancora non sanno quanto l’avvento del nazismo cambierà per sempre le loro vite. Con l’invasione della Polonia da parte di Hitler inizia il vero e proprio inferno: viene istituito il ghetto, gli ebrei vengono privati poco alla volta dei loro beni mobili e immobili, molti perdono il proprio impiego, altri ancora iniziano ad essere picchiati per strada senza un’apparente ragione. L’antisemitismo inizia a diffondersi a macchia d’olio e, come prevedibile, la vita in Polonia diventa insostenibile. La famiglia Kurc viene divisa dagli eventi e dal volere del destino: Addy, che già si trovava a Parigi, non riesce a tornare a casa ed è quindi costretto a rimanere in territorio francese, per poi spostarsi nel corso degli anni in Sud America; Sol e Nechuma, insieme a Mila e alla loro nipotina, rimangono nel ghetto; Genek viene dapprima mandato al fronte insieme al fratello Jakob, ma successivamente viene spedito nei gulag in Kazakistan insieme alla moglie, Herta; Jakob e Bella vivono per qualche tempo nella Polonia sovietica, ma saranno in seguito costretti a spostarsi di continuo come due fuggiaschi; Halina, la coraggiosa e intrepida della famiglia, si muoverà da un capo all’altro della Polonia, cercando di proteggere se stessa e i suoi familiari con ogni mezzo e ogni scorciatoia, mentre il suo compagno Adam diventerà una delle voci più potenti della Resistenza.
Tra un capitolo e l’altro ci muoviamo sulla scacchiera europea – e non solo – e seguiamo le tristi vicende a cui la famiglia Kurc (e, insieme a loro, milioni di altre persone) viene sottoposta. Rastrellamenti, deportazioni, privazione della dignità e dei mezzi di sostentamento. Attraverso gli occhi di questa famiglia divisa e lacerata nel profondo dell’anima riviviamo gli orrori più eclatanti accaduti nella seconda metà del secolo scorso, perché dimenticare è impossibile e non ricordare sarebbe troppo grave per qualsiasi essere umano. Di romanzi riguardanti questo terribile periodo della storia ce ne sono migliaia, ma Noi, i salvati ha qualcosa in più che lo rende unico ed ineguagliabile. Tutto, a livello narrativo, funziona: i capitoli alternati, che ci trasportano da una parte all’altra dell’Europa – dalla taiga al freddo polare russo, dalla Palestina all’Italia, dalla Polonia alla Francia; le ambientazioni realistiche e le descrizioni spesso asciutte e crude, rese ancora più d’impatto dalla consapevolezza che quanto narrato è accaduto veramente; dei personaggi che di inventato non hanno nulla e che sono esistiti in carne ed ossa; le emozioni forti e devastanti che, inevitabilmente, colpiscono dritte al cuore e accompagnano il lettore per tutta la durata della storia. Sono questi elementi a rendere perfetta la testimonianza che Georgia Hunter ha deciso di mettere su carta e di donare al pubblico, a rendere Noi, i salvati uno di quei libri per la vita, da riporre con cura sullo scaffale e da accarezzare nei momenti di malinconia e tristezza. Non vi nego che mentre leggevo questo romanzo mi sono commossa in più di un’occasione, e non mi capita di frequente di piangere per un libro. In questo caso non ho potuto farne a meno, perché oramai ero lì, in mezzo ai Kurc, e non potevo fare nulla per uscirne. Noi, i salvati è un libro indimenticabile, struggente e doloroso, spesso non semplice da affrontare, a volte crudo e spietato, altre ancora dolce come solo la carezza di una madre sa essere.
Nel momento in cui i Kurc si ritrovano è impossibile contenere l’emozione, arriverete alla fine del libro provati, ma il vostro cuore troverà il modo di palpitare ancora e di brindare inseme a loro, i salvati, i pochi fortunati ad aver avuto una seconda occasione dalla vita. Non fatevi spaventare dalla mole di pagine, vi assicuro che si tratta di un libro che si divora in un paio di giorni e dal quale non vorreste staccarvi mai. Georgia Hunter è stata magistrale nel descrivere stati d’animo, fatti storici e, soprattutto,a riportare su carta le testimonianze di chi, quegli orrori, li ha provati sulla propria pelle. Non so se sono riuscita a convincervi, spero tanto di sì, ma qualora non fosse chiaro ve lo ribadisco: Leggete Noi, i salvati. Leggetelo e perdetevi tra le sue pagine, lasciatevi trasportare dagli eventi e dalla penna magnifica dell’autrice, emozionatevi (perché le emozioni fanno bene al cuore) senza paura. Il mio voto finale non può che essere di 5/5 stelline, se potessi dare anche di più. Alla prossima,
Simona

Annunci

[Recensione] La metà che ho lasciato – Monica Carrillo

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un romanzo dal grande potenziale che, però, non è riuscito a convincermi fino in fondo. Si tratta di La metà che ho lasciato, primo libro tradotto in Italia della spagnola Monica Carrillo.

La metà che ho lasciatoLa metà che ho lasciato – Monica Carrillo
Editrice Nord, 303 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa
Traduzione di: Patrizia Spinato e Giorgia Di Tolle
Copertina rigida, € 16.60
In vendita da: Settembre 2017

Un attimo di distrazione, una frenata brusca, poi il buio. Malena non sa cosa sia successo, però è consapevole che quell’incidente potrebbe far calare il sipario sulla sua breve esistenza. In bilico sull’orlo dell’abisso, Malena ripensa alle scelte che l’hanno condotta fin lì, agli amici che l’hanno sorretta o delusa durante il cammino, e a Mario, la persona che più di tutte ha forgiato il suo destino. Perché Mario era il suo mondo, mentre lui la considerava solo un’avventura. Malena si era illusa che, col tempo, lui sarebbe cambiato. Ma, ora che il suo tempo forse sta per finire, Malena ricorda i messaggi senza risposta, le parole non dette, i baci negati, i gesti scostanti e i lunghi silenzi. E si rende conto che, per seguire lui, stava sacrificando la sua vita. È quindi arrivato il momento di voltare pagina, di affrontare la verità con coraggio, d’imparare ad amare senza paura e senza rimpianti, soprattutto se stessa. Se il destino vorrà darle una seconda occasione, Malena sarà pronta ad assaporare fino in fondo ogni gioia che il futuro avrà da offrire…


Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Cade e nessuno l’aiuta a rialzarsi.
Ma lei continua a cadere, senza paura.
Anche l’amore è così.

La metà che ho lasciato è un romanzo che mi ha sin da subito attratta grazie alla sua trama accattivante e allo stile dell’autrice, poetico e melodioso come solo gli scrittori spagnoli sanno essere. Quello che non mi aspettavo, però, è stato lo sviluppo dei pensieri e della storia della protagonista, presentati al lettore quasi come un flusso inarrestabile, che segue la logica fino ad un certo punto. La trama, infatti, è costellata di salti temporali, di argomenti che si succedono senza un ordine stabilito, di emozioni, paure e ricordi che si avventano sul lettore senza preavviso, lasciandolo stordito e confuso. Malena, questo il nome della protagonista, è vittima di un incidente stradale e dentro di sé comincia ad affacciarsi l’ipotesi di non riuscire a sopravvivere. Da quel momento in poi inizia un vortice di pensieri a tratti sconnessi, a tratti intensi e soffocanti, che ci riportano indietro carrilocard1insieme alla donna e ci fanno rivivere i momenti salienti della sua vita. Malena, pagina dopo pagina, saluta sua madre, il suo cane, l’uomo che per anni è stato il centro del suo universo e del suo amore malato, Mario, e ancora il suo nuovo compagno Alexandro, la sua amica Vega, i vari amanti e altri amici persi per strada con il tempo. Ogni capitolo è intenso e in ognuno di essi sono presenti innumerevoli frasi che potrebbero essere sottolineate, talmente sono belle e sentite. Purtroppo, però, il troppo stroppia ed io sono arrivata alla fine del libro emotivamente provata e, ahimè, annoiata. Ho trovato l’autrice ripetitiva, soprattutto nei capitoli in cui Malena si rivolge al suo amore perduto, Mario, l’uomo che ha segnato la sua esistenza e ha condizionato tutti i suoi giorni. A lungo andare il troppo sentimentalismo diventa pesante ed io purtroppo non sono riuscita ad apprezzare questa scelta stilistica appieno. Divertenti e comici, al contrario, i capitoli narrati dal punto di vista della cagnolina Mia – seppure, alle volte, portati al limite. Nel complesso non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile della scrittrice, che ho trovato troppo teatrale e pomposo in più di un’occasione – vi faccio un esempio per farvi capire meglio: il capitolo 34 del libro contiene delle frasi riportate da alcune canzoni che sono inserite all’interno di parole e pensieri frutto dell’immaginazione dell’autrice. Ancora non è chiaro? Forse così capirete meglio:

<<Emme, al tramonto ti dirò addio. Quello che c’è stato tra noi sarà come un collage.>> Ti ho detto queste parole, e sai che avevo ragione da vendere. Ormai mi rimaneva solo un obiettivo: cancellare il segno dei tuoi canini. Ricordati di quello che è successo, Emme. E’successo che mi hai lasciato il corpo fuori e la testai ntera, essiccata tra i tuoi trofei e le mie calze. 

Le frasi evidenziate in corsivo sono i pezzi della canzone inserita dall’autrice, mentre il resto delle frasi sono scritte di suo pugno. Secondo il mio parere questo accostamento non si è rivelato essere la migliore delle idee, perché il risultato sono frasi forzate e pensieri spesso illogici. C’è un intero capitolo scritto in questo modo ed io, personalmente, ho fatto fatica nel leggerlo. Se dovessi fare un bilancio riguardo le emozioni provate mentre leggevo La metà che ho lasciato, il risultato sarebbe positivo perché, nonostante non mi abbia colpita come altri libri hanno saputo fare, ci sono delle frasi davvero belle ed intense capaci di prendervi l’anima e scuoterla fino a fare male. Ecco due esempi particolarmente toccanti:

Grazie
perché un giorno mi hai rotto
insegnandomi ad aggiustarmi

e ancora:

Mi hai stretto
così forte
che ho finito 
col rompermi

Come vedete si tratta di parole ricche di significato e di sentimento, capaci di far emozionare anche il più duro dei cuori. Definire La metà che ho lasciato un libro da non leggere sarebbe una bugia, perché di pregi ne ha e non sono pochi – ad esempio l’autrice riesce a dare forma e volto all’amore come pochi altri scrittori sanno fare – quindi se pensate che una lettura intensa (anche se spesso ripetitiva) possa fare al caso vostro questa è sicuramente un’opzione da prendere in considerazione. Se, al contrario, siete inclini al tedio e preferite storie movimentate e più dinamiche allora vi consiglio di proseguire oltre. Avevo grandi aspettative nei confronti di questo romanzo, quindi immaginate il mio dispiacere nel dover ridimensionare il mio entusiasmo, tuttavia è sempre bene essere sinceri e chiarire le proprie impressioni a chi si trova dall’altra parte dello schermo. Il mio voto è di 3/5 stelline – promosso, ma non a pieni voti.
Alla prossima,
Simona

 

 

 

[Recensione] Ogni piccola bugia – Alice Feeney

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Esce oggi per la casa editrice Nord uno dei thriller psicologici più inquietanti dell’anno: Ogni piccola bugia di Alice Feeney. Continuate a leggere per scoprire se mi è piaciuto!

9788842929888_ogni_piccola_bugiaOgni piccola bugia – Alice Feeney
Editrice Nord, 324 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Thriller psicologico
Traduzione di: Patrizia Spinato
Copertina rigida, € 16.90
In vendita da: Agosto 2017

Il mondo intorno a lei è fatto solo di suoni, rumori, voci. Ed è grazie a quelle voci frammentarie e confuse che Amber Reynolds capisce di aver avuto un incidente d’auto e di essere in una stanza di ospedale. In coma. Amber non ricorda nulla di quanto le è accaduto, e una domanda la perseguita da subito: com’è possibile? Io non guido quasi mai… Poi, tra quelle voci ne riconosce due, che diventeranno il suo unico contatto con l’esterno. Quelle di suo marito e di sua sorella. Ignari che Amber li possa sentire, i due discutono, litigano, rivelano dettagli e indizi. E lei si rende conto di non potersi fidare. Entrambi hanno qualcosa da nascondere. E, forse, non sono un’ancora di salvezza, bensì un pericolo vicino e insidioso. No, l’unico modo per scoprire cosa le è successo è ricostruire nella sua mente, passo dopo passo, gli eventi dell’ultima settimana, fino al momento dell’«incidente». Ma Amber ha paura. È impotente, in balia di chi le sta intorno. Come l’uomo che si accosta al suo letto la sera, quando gli altri sono andati via. E che le sussurra all’orecchio velate e inquietanti minacce… Amber deve svegliarsi, prima che sia troppo tardi.  Perché anche lei ha un segreto da proteggere.  Anche lei ha un piano da portare a termine.


Sono in coma
Mio marito mi odia
A volte dico bugie

WhatsApp Image 2017-08-31 at 10.25.43.jpeg

Lasciatemi esordire in questo modo: Alice Feeney è un vero e proprio genio. Dopo aver girato l’ultima pagina del suo thriller psicologico me ne sono resa conto più che mai. Ogni piccola bugia è un libro che si svela e si comprende un pezzo per volta, è scritto in maniera metodica e volutamente lenta per accrescere l’ansia e la curiosità del lettore. Non aspettatevi un thriller in cui accade tutto e subito o in cui si capisce il punto della situazione a pagina 100. Leggendo questo romanzo brancolerete nel buio quasi fino alla fine, quando ogni tassello si collocherà al posto giusto e vi lascerà senza fiato e senza parole. Ogni piccola bugia si svolge in tre differenti archi temporali: adesso, prima e allora.
Nel presente la vicenda è narrata dal punto di vista di Amber, la protagonista della storia, finita in ospedale e in coma farmacologico a seguito di un incidente stradale. Amber, pur essendo inerme, riesce a cogliere tutto ciò che accade attorno a lei, come le conversazioni tra suo marito Paul e sua sorella Claire. Oltre a loro due, nella stanza entra spesso un uomo malvagio che tenta di farle del male. Chi è quest’uomo? Perché ce l’ha con lei? Nel prima (che rappresenta i giorni appena prima dell’incidente), seguiamo Amber nei suoi problemi sul lavoro, nel suo rapporto conflittuale con una collega piuttosto acida, Madeleine, e soprattutto entriamo nel privato della protagonista e nel suo matrimonio. La donna che conosciamo è fortemente provata, ha delle manie al limite del patologico, crede che il marito la tradisca e ha scarsa fiducia in se stessa. L’autrice è stata davvero brava nel tratteggiare il profilo psicologico di Amber, descrivendo alla perfezione le sue fragilità e i suoi stati d’animo altalenanti.

Leggere Ogni piccola bugia è come inoltrarsi in un labirinto di specchi, in cui la realtà si trasforma passo dopo passo.

Infine, nei capitoli dedicati al passato ancora più remoto, ci immergiamo nell’infanzia di Amber e di sua sorella Claire tramite alcune pagine di diario. Ricordatevi che in questo thriller l’effetto sorpresa è sempre dietro l’angolo, quindi leggete attentamente ogni singola parola perché anche il più piccolo dettaglio sarà utile e vi aiuterà a comprendere meglio. Devo ammettere che la scelta narrativa dell’autrice mi ha spiazzata e, sul momento, sono andata non poco in confusione. Quando tutto si è fatto chiaro nella mia mente, però, lo stupore è cresciuto ancora di più, ed è stato allora che ho compreso la genialità di questa scrittrice, la sua maestria nel tessere più trame insieme e di farle combaciare poi tra di loro. Scrivere thriller psicologici non è per tutti, ma Alice Feeney si è dimostrata senza alcun dubbio all’altezza della situazione: i personaggi (in particolare quelli femminili) sono caratterizzati e impenetrabili, le descrizioni di stati d’animo e pensieri sono pertinenti e sempre molto intense, lo stile dell’autrice è ritmato e si fa via via più serrato. Ogni piccola bugia è un thriller che si assapora poco per volta, sa come inquietare e far rabbrividire e il suo finale è a dir poco da urlo. Sì, perché quando vi sembrerà che tutto sia finito ecco che l’autrice tira la stoccata finale e ci congeda facendoci l’occhiolino, a dimostrazione del fatto che niente è come sembra e che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

E, proprio quando tutti i punti di riferimento sembrano persi ed è impossibile distinguere la verità dal suo riflesso distorto, ecco che il labirinto crolla davanti ai nostri occhi per rivelarci un finale spiazzante e indimenticabile…

Ogni piccola bugia è uno dei migliori thriller psicologici dell’anno, su questo non ho dubbi. Ho apprezzato moltissimo la complessità della trama e il desiderio dell’autrice di far combaciare ogni singolo elemento, senza lasciare nulla al caso. Anche i personaggi secondari, chi più e chi meno, sono stati importanti ai fini dello sviluppo della storia, in particolare tenete d’occhio la figura di Paul, scrittore di successo e marito di Amber. Il rapporto tra i due non è quasi mai chiaro, è sempre avvolto da un alone di mistero e di non detto, di bugie e segreti. Molto complesso ed interessante è anche il rapporto tra Amber e Claire, i veri punti di forza dell’intera narrazione. In questo romanzo le donne sono il perno intorno a cui ruotano tutti gli altri, entrambe sono legate da un passato doloroso e custodiscono degli scheletri nell’armadio. A fare da cornice al tutto troviamo ambientazioni suggestive e ricordi che emergono dall’oscurità e riportano a galla sensazioni e bugie sepolte da tempo. In questo romanzo funzionano tutti gli elementi principali, quelli indispensabili per decretare la buona riuscita di un prodotto o meno.
Ora non vi resta che scoprirlo. Il mio voto finale è di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] La migliore amica – Claire Douglas

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un meraviglioso thriller psicologico pubblicato recentemente dalla casa editrice Nord – una delle più perspicaci nel mondo dell’editoria per quanto riguarda il genere. Sto parlando de La migliore amica di Claire Douglas, autrice conosciuta già qui in Italia grazie al suo romanzo d’esordio dal titolo Le sorelle.

La migliore amicaLa migliore amica – Claire Douglas
Editrice Nord, 360 pagine
Genere: Thriller psicologico
Traduzione di Francesca Toticchi
Cartonato con sovraccoperta, € 16,90
In vendita da:  Maggio 2017
Dopo la misteriosa scomparsa della sua migliore amica Sophie, Francesca aveva sentito il bisogno di lasciare Oldcliffe, la cittadina in cui era nata e cresciuta, e di scappare a Londra, dove si è costruita una nuova vita. Sono passati vent’anni da allora, eppure Francesca ha l’impressione di non essere mai riuscita a colmare il vuoto lasciato da Sophie. E ne ha la conferma non appena Daniel, il fratello di Sophie, la informa che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l’ultima volta. Francesca non ha dubbi: deve tornare a casa. Solo così potrà chiudere i conti col passato. Tuttavia, più tempo passa a Oldcliffe, più Francesca ha l’impressione di essere spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere messaggi minatori e telefonate anonime. Come se qualcuno stesse facendo di tutto per impedirle di scoprire cosa sia successo davvero quella terribile notte di vent’anni prima. E, ben presto, Francesca si renderà conto che la ricerca della verità potrebbe costarle molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che lei e Sophie hanno giurato di proteggere a ogni costo…


Una è scomparsa.
Una ha un segreto.

douglascard1.pngContinuo ad essere fermamente convinta che per ogni storia ci sia un momento giusto. Quello de La migliore amica è arrivato senza chiedere permesso nel weekend appena terminato, quando mi sono ritrovata a leggerne le pagine iniziali e a non staccarmene più, talmente ne sono rimasta affascinata e colpita. L’estate è la stagione perfetta per leggere thriller, quando sono in spiaggia mi ritrovo a divorarne in quantità spropositata, anche se pochi riescono a colpirmi sinceramente come è successo in questa occasione.
La migliore amica è una storia a due voci, quelle di Frankie e Sophie, due amiche cresciute insieme sin da bambine e destinate ad essere vittime del meccanismo spesso spietato che è la vita. La narrazione si alterna tra passato e presente: nel passato leggiamo i capitoli dedicati a Sophie, la più timida tra le due, la tipica ragazza un pò sfigata e brutto anatroccolo che si ritrova, di colpo, a vestire i panni di un grazioso ed elegante cigno; nel presente – che si svolge circa vent’anni dopo i fatti del passato – la voce narrante è invece quella di Frankie, divenuta oramai una donna in carriera e destinata apparentemente ad una vita di successo. Qualcosa, però, torna dalla sua adolescenza a bussare alla sua porta, un conto tenuto in sospeso per tanti anni e che ora vuole essere sanato a tutti i costi. Anni prima, infatti, in quella lontana estate del 1997, Sophie è misteriosamente scomparsa. Da quel giorno per Frankie e per i famigliari della ragazza niente è più stato lo stesso – soprattutto perché a Oldcliffe, il piccolo paesino inglese dove la storia è ambientata, tutti sanno tutto e pensano quindi di poter ficcanasare come credono nelle vite altrui. Durante una giornata lavorativa Frankie riceve una telefonata di Daniel, il fratello di quella che è stata per anni la sua migliore amica, che le da una notizia shock: sono stati rinvenuti i resti di un corpo a poca distanza dal luogo in cui anni prima avvenne l’incidente di Sophie, e ora l’uomo ha bisogno della vicinanza di Frankie per poter affrontare il dolore e i ricordi tumultuosi conseguenti alla triste scoperta e, soprattutto, per scoprire la verità dietro la morte della sorella. Tra un timore e l’altro Franks decide di partire alla volta della cittadina che sperava di essersi lasciata alle spalle per sempre, ed è da questo momento che la vicenda entra nel vivo e si fa, progressivamente, sempre più articolata.
douglascard2.pngHo trovato interessanti entrambi i POV utilizzati dall’autrice, in particolare quello di Sophie – soprattutto perché andando avanti con la lettura la sua storia si fa sempre più contorta e al cardiopalma, al punto da creare in me un vero e proprio stato di ansia. Sono pochi quei libri in cui riesco ad immedesimarmi al punto da provare sensazioni così forti, leggevo le pagine con il cuore in gola e lo stomaco contratto, timorosa da un lato di proseguire e, dall’altro, desiderosa più che mai di farlo. I capitoli dedicati a Frankie sono ugualmente ipnotici, soprattutto perché ad un certo punto sembra entrare in gioco una componente paranormale che getta un’ombra di inquietudine e paura sull’intera vicenda. L’autrice è stata abilissima nel giocare con le emozioni umane, è riuscita ad essere incisiva in ogni contesto e a creare la giusta dose di atmosfera e suspense in ogni occasione importante. La narrazione si mantiene, proprio grazie a questa caratteristica, sempre serrata e il ritmo si fa via via più incalzante, fino ad arrivare alle battute finali dove ogni nodo verrà sciolto. Arriverete al termine della storia in un battibaleno e vi sentirete come arrivati ad un traguardo dopo una corsa sfiancante. La storia di Sophie e Frank è un giro sulle montagne russe in piena regola, una giostra fatta di dubbi e intrighi, segreti e bugie, complessi e paure.
Il fattore psicologico è determinante ai fini della comprensione della vicenda, l’autrice si dimostra abile nel gestire un elemento così importante e riesce a rendere alla perfezione la complessità di un rapporto che affonda le sue radici nel periodo dell’infanzia. Pur basandosi prettamente sul legame di amicizia tra le protagoniste, troviamo significativi collegamenti con l’ambiente famigliare, con l’accettazione di sé, con il resto delle cerchie sociali. La migliore amica insegna che niente – e nessuno – è come sembra. Siete pronti a tuffarvi in un’entusiasmante e sorprendente storia?? Io ve ne consiglio caldamente la lettura, soprattutto se amate il genere e sentite di avere bisogno di qualcosa di questo tipo. Il mio voto è di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] L’amore è un gioco pericoloso – Rachel Van Dyken

Buongiorno lettori e buon inizio settimana!
Oggi parliamo de L’amore è un gioco pericoloso, nuovo romanzo di Rachel van Dyken, autrice amatissima tra il pubblico italiano. Dopo le generalità lo scopriamo insieme nel dettaglio!

L'amore è un gioco pericolosoL’amore è un gioco pericoloso – Rachel Van Dyken
Editrice Nord, 342 pagine
Collana: Narrativa
Cartonato con sovraccoperta, € 16,90
In vendita da: Giugno 2017

Ian Hunter è un uomo che non si arrende. Quando ha dovuto rinunciare alla carriera di giocatore di football professionista a causa di un incidente, Ian non si è perso d’animo. È tornato al college, ha ricominciato a studiare e ha fondato la Wingmen Inc, un’agenzia che si offre di aiutare le persone a conquistare l’anima gemella. Non che Ian creda davvero nell’amore: per lui, le donne sono solo un divertimento. Sul lavoro, invece, è serissimo, al punto che la sua regola d’oro è «mai lasciarsi coinvolgere da una cliente». Ma tutte le sue certezze vanno in frantumi nel momento in cui incontra Blake. Sguardo innocente e sorriso disarmante, Blake è la classica brava ragazza da cui uno come Ian dovrebbe stare alla larga. Anche perché lei ha richiesto i servigi della Wingmen per farsi notare dall’uomo dei suoi sogni, che ovviamente è affascinante, responsabile e soprattutto fedele. Eppure, più tempo passa con Blake, più Ian si rende conto di quanto la sua esistenza sia vuota e superficiale; di quanto in fondo al cuore senta il bisogno di avere accanto qualcuno non solo per una notte, ma per sempre. Convincere una ragazza riservata e seria come Blake a dare una chance al più incallito don Giovanni della città non sarà un’impresa facile. Per fortuna, Ian Hunter è un uomo che non si arrende…


Regola numero uno: mai farsi coinvolgere da una cliente.
Pensavo fosse facile. Ma poi ho incontrato te…

Il nuovo romanzo della Van Dyken mi è piaciuto molto di più rispetto ai precedenti, molti dei quali non mi avevano affatto convinta. L’amore è un gioco pericoloso, invece, mi ha piacevolmente colpita, tanto più che l’ho terminato nel giro di un paio di giorni, complici sole, mare e meritato relax.
La storia segue le vicende di Ian Hunter, ex giocatore di football che, dopo un incidente che ha compromesso la sua carriera, decide di frequentare nuovamente il college e di fondare insieme al suo socio e amico Lex un’agenzia di aiuto e supporto per donne insicure e timide. Lo scopo della Wingmen Inc, questo il nome dell’azienda, è proprio quello di aiutare ragazze in difficoltà ad acquisire maggiore sicurezza e a conquistare l’uomo dei loro sogni. Ovviamente l’agenzia si fonda su contratti e clausole ben precisi, sia da parte delle clienti che da parte dei fondatori. Ian, infatti, non intrattiene mai rapporti personali con le ragazze che prende in carico, si limita a svolgere al meglio il suo lavoro e a interrompere ogni tipo di contatto dopo averlo portato a termine.
La vita, però, è pronta a giocargli un tiro inaspettato.
Tra le clienti si imbatte in Blake, nuova coinquilina della sua amica d’infanzia Gabi, una ragazza maschiaccio che si nasconde sotto strati di felpe giganti e indossa sempre delle ciabatte orrende. Tra Ian e Blake è antipatia a prima vista, i due si punzecchiano, si provocano, si stuzzicano. Il protagonista cerca di sfoderare il suo innegabile fascino da eterno Don Giovanni sulla bella brunetta, ma quest’ultima sembra essere, a differenza della quasi totalità del popolo femminile, immune alla bellezza dell’ex playmaker. Immaginate lo stupore di Ian quando si ritrova ad un incontro di lavoro con Blake – stupore reciproco, perché la ragazza non sospettava minimamente che dietro la Wingmen Inc potesse celarsi proprio lui.
Da questo momento in poi la storia si accende e si movimenta, i personaggi regalano al lettore emozioni e divertimento, adrenalina e scintille. La scrittura della Van Dyken è sempre sul pezzo, l’autrice riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore per tutta la durata della storia e lo fa servendosi di una prosa fluida e colloquiale, corrispondente in tutto e per tutto ad atteggiamenti e modi di fare di giovani adulti al college.
Ian e Blake sono una coppia da urlo, mi sono piaciuti moltissimo entrambi e ho trovato una forte chimica tra di loro, nonostante l’apparente astio iniziale. Adoro le storie in cui i protagonisti battibeccano e si stuzzicano prima di cadere tra le rispettive braccia, era oramai parecchio tempo che non mi dedicavo ad una lettura simile e devo dire che mi è servito per staccare e per riscoprire il piacere che libri di questo tipo, quando ben scritti, sanno ancora trasmettermi. Un altro punto a favore dell’autrice sono i personaggi secondari, Lex e Gabi, ben strutturati e inseriti all’interno del contesto – sono sicura che il sequel del romanzo parlerà proprio di loro, altra coppia scoppiettante da cui mi aspetto fuoco e fiamme.
L’amore è un gioco pericoloso è, in conclusione, un romanzo d’intrattenimento ben scritto e coinvolgente, ideale per chi è alla ricerca di una lettura d’evasione spassosa e piccante con cui trascorrere qualche giornata di mare e di relax. Il mio voto è di 4/5 stelline.
Alla prossima,
Simona