[Recensione] La migliore amica – Claire Douglas

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di un meraviglioso thriller psicologico pubblicato recentemente dalla casa editrice Nord – una delle più perspicaci nel mondo dell’editoria per quanto riguarda il genere. Sto parlando de La migliore amica di Claire Douglas, autrice conosciuta già qui in Italia grazie al suo romanzo d’esordio dal titolo Le sorelle.

La migliore amicaLa migliore amica – Claire Douglas
Editrice Nord, 360 pagine
Genere: Thriller psicologico
Traduzione di Francesca Toticchi
Cartonato con sovraccoperta, € 16,90
In vendita da:  Maggio 2017
Dopo la misteriosa scomparsa della sua migliore amica Sophie, Francesca aveva sentito il bisogno di lasciare Oldcliffe, la cittadina in cui era nata e cresciuta, e di scappare a Londra, dove si è costruita una nuova vita. Sono passati vent’anni da allora, eppure Francesca ha l’impressione di non essere mai riuscita a colmare il vuoto lasciato da Sophie. E ne ha la conferma non appena Daniel, il fratello di Sophie, la informa che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l’ultima volta. Francesca non ha dubbi: deve tornare a casa. Solo così potrà chiudere i conti col passato. Tuttavia, più tempo passa a Oldcliffe, più Francesca ha l’impressione di essere spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere messaggi minatori e telefonate anonime. Come se qualcuno stesse facendo di tutto per impedirle di scoprire cosa sia successo davvero quella terribile notte di vent’anni prima. E, ben presto, Francesca si renderà conto che la ricerca della verità potrebbe costarle molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che lei e Sophie hanno giurato di proteggere a ogni costo…


Una è scomparsa.
Una ha un segreto.

douglascard1.pngContinuo ad essere fermamente convinta che per ogni storia ci sia un momento giusto. Quello de La migliore amica è arrivato senza chiedere permesso nel weekend appena terminato, quando mi sono ritrovata a leggerne le pagine iniziali e a non staccarmene più, talmente ne sono rimasta affascinata e colpita. L’estate è la stagione perfetta per leggere thriller, quando sono in spiaggia mi ritrovo a divorarne in quantità spropositata, anche se pochi riescono a colpirmi sinceramente come è successo in questa occasione.
La migliore amica è una storia a due voci, quelle di Frankie e Sophie, due amiche cresciute insieme sin da bambine e destinate ad essere vittime del meccanismo spesso spietato che è la vita. La narrazione si alterna tra passato e presente: nel passato leggiamo i capitoli dedicati a Sophie, la più timida tra le due, la tipica ragazza un pò sfigata e brutto anatroccolo che si ritrova, di colpo, a vestire i panni di un grazioso ed elegante cigno; nel presente – che si svolge circa vent’anni dopo i fatti del passato – la voce narrante è invece quella di Frankie, divenuta oramai una donna in carriera e destinata apparentemente ad una vita di successo. Qualcosa, però, torna dalla sua adolescenza a bussare alla sua porta, un conto tenuto in sospeso per tanti anni e che ora vuole essere sanato a tutti i costi. Anni prima, infatti, in quella lontana estate del 1997, Sophie è misteriosamente scomparsa. Da quel giorno per Frankie e per i famigliari della ragazza niente è più stato lo stesso – soprattutto perché a Oldcliffe, il piccolo paesino inglese dove la storia è ambientata, tutti sanno tutto e pensano quindi di poter ficcanasare come credono nelle vite altrui. Durante una giornata lavorativa Frankie riceve una telefonata di Daniel, il fratello di quella che è stata per anni la sua migliore amica, che le da una notizia shock: sono stati rinvenuti i resti di un corpo a poca distanza dal luogo in cui anni prima avvenne l’incidente di Sophie, e ora l’uomo ha bisogno della vicinanza di Frankie per poter affrontare il dolore e i ricordi tumultuosi conseguenti alla triste scoperta e, soprattutto, per scoprire la verità dietro la morte della sorella. Tra un timore e l’altro Franks decide di partire alla volta della cittadina che sperava di essersi lasciata alle spalle per sempre, ed è da questo momento che la vicenda entra nel vivo e si fa, progressivamente, sempre più articolata.
douglascard2.pngHo trovato interessanti entrambi i POV utilizzati dall’autrice, in particolare quello di Sophie – soprattutto perché andando avanti con la lettura la sua storia si fa sempre più contorta e al cardiopalma, al punto da creare in me un vero e proprio stato di ansia. Sono pochi quei libri in cui riesco ad immedesimarmi al punto da provare sensazioni così forti, leggevo le pagine con il cuore in gola e lo stomaco contratto, timorosa da un lato di proseguire e, dall’altro, desiderosa più che mai di farlo. I capitoli dedicati a Frankie sono ugualmente ipnotici, soprattutto perché ad un certo punto sembra entrare in gioco una componente paranormale che getta un’ombra di inquietudine e paura sull’intera vicenda. L’autrice è stata abilissima nel giocare con le emozioni umane, è riuscita ad essere incisiva in ogni contesto e a creare la giusta dose di atmosfera e suspense in ogni occasione importante. La narrazione si mantiene, proprio grazie a questa caratteristica, sempre serrata e il ritmo si fa via via più incalzante, fino ad arrivare alle battute finali dove ogni nodo verrà sciolto. Arriverete al termine della storia in un battibaleno e vi sentirete come arrivati ad un traguardo dopo una corsa sfiancante. La storia di Sophie e Frank è un giro sulle montagne russe in piena regola, una giostra fatta di dubbi e intrighi, segreti e bugie, complessi e paure.
Il fattore psicologico è determinante ai fini della comprensione della vicenda, l’autrice si dimostra abile nel gestire un elemento così importante e riesce a rendere alla perfezione la complessità di un rapporto che affonda le sue radici nel periodo dell’infanzia. Pur basandosi prettamente sul legame di amicizia tra le protagoniste, troviamo significativi collegamenti con l’ambiente famigliare, con l’accettazione di sé, con il resto delle cerchie sociali. La migliore amica insegna che niente – e nessuno – è come sembra. Siete pronti a tuffarvi in un’entusiasmante e sorprendente storia?? Io ve ne consiglio caldamente la lettura, soprattutto se amate il genere e sentite di avere bisogno di qualcosa di questo tipo. Il mio voto è di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] L’amore è un gioco pericoloso – Rachel Van Dyken

Buongiorno lettori e buon inizio settimana!
Oggi parliamo de L’amore è un gioco pericoloso, nuovo romanzo di Rachel van Dyken, autrice amatissima tra il pubblico italiano. Dopo le generalità lo scopriamo insieme nel dettaglio!

L'amore è un gioco pericolosoL’amore è un gioco pericoloso – Rachel Van Dyken
Editrice Nord, 342 pagine
Collana: Narrativa
Cartonato con sovraccoperta, € 16,90
In vendita da: Giugno 2017

Ian Hunter è un uomo che non si arrende. Quando ha dovuto rinunciare alla carriera di giocatore di football professionista a causa di un incidente, Ian non si è perso d’animo. È tornato al college, ha ricominciato a studiare e ha fondato la Wingmen Inc, un’agenzia che si offre di aiutare le persone a conquistare l’anima gemella. Non che Ian creda davvero nell’amore: per lui, le donne sono solo un divertimento. Sul lavoro, invece, è serissimo, al punto che la sua regola d’oro è «mai lasciarsi coinvolgere da una cliente». Ma tutte le sue certezze vanno in frantumi nel momento in cui incontra Blake. Sguardo innocente e sorriso disarmante, Blake è la classica brava ragazza da cui uno come Ian dovrebbe stare alla larga. Anche perché lei ha richiesto i servigi della Wingmen per farsi notare dall’uomo dei suoi sogni, che ovviamente è affascinante, responsabile e soprattutto fedele. Eppure, più tempo passa con Blake, più Ian si rende conto di quanto la sua esistenza sia vuota e superficiale; di quanto in fondo al cuore senta il bisogno di avere accanto qualcuno non solo per una notte, ma per sempre. Convincere una ragazza riservata e seria come Blake a dare una chance al più incallito don Giovanni della città non sarà un’impresa facile. Per fortuna, Ian Hunter è un uomo che non si arrende…


Regola numero uno: mai farsi coinvolgere da una cliente.
Pensavo fosse facile. Ma poi ho incontrato te…

Il nuovo romanzo della Van Dyken mi è piaciuto molto di più rispetto ai precedenti, molti dei quali non mi avevano affatto convinta. L’amore è un gioco pericoloso, invece, mi ha piacevolmente colpita, tanto più che l’ho terminato nel giro di un paio di giorni, complici sole, mare e meritato relax.
La storia segue le vicende di Ian Hunter, ex giocatore di football che, dopo un incidente che ha compromesso la sua carriera, decide di frequentare nuovamente il college e di fondare insieme al suo socio e amico Lex un’agenzia di aiuto e supporto per donne insicure e timide. Lo scopo della Wingmen Inc, questo il nome dell’azienda, è proprio quello di aiutare ragazze in difficoltà ad acquisire maggiore sicurezza e a conquistare l’uomo dei loro sogni. Ovviamente l’agenzia si fonda su contratti e clausole ben precisi, sia da parte delle clienti che da parte dei fondatori. Ian, infatti, non intrattiene mai rapporti personali con le ragazze che prende in carico, si limita a svolgere al meglio il suo lavoro e a interrompere ogni tipo di contatto dopo averlo portato a termine.
La vita, però, è pronta a giocargli un tiro inaspettato.
Tra le clienti si imbatte in Blake, nuova coinquilina della sua amica d’infanzia Gabi, una ragazza maschiaccio che si nasconde sotto strati di felpe giganti e indossa sempre delle ciabatte orrende. Tra Ian e Blake è antipatia a prima vista, i due si punzecchiano, si provocano, si stuzzicano. Il protagonista cerca di sfoderare il suo innegabile fascino da eterno Don Giovanni sulla bella brunetta, ma quest’ultima sembra essere, a differenza della quasi totalità del popolo femminile, immune alla bellezza dell’ex playmaker. Immaginate lo stupore di Ian quando si ritrova ad un incontro di lavoro con Blake – stupore reciproco, perché la ragazza non sospettava minimamente che dietro la Wingmen Inc potesse celarsi proprio lui.
Da questo momento in poi la storia si accende e si movimenta, i personaggi regalano al lettore emozioni e divertimento, adrenalina e scintille. La scrittura della Van Dyken è sempre sul pezzo, l’autrice riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore per tutta la durata della storia e lo fa servendosi di una prosa fluida e colloquiale, corrispondente in tutto e per tutto ad atteggiamenti e modi di fare di giovani adulti al college.
Ian e Blake sono una coppia da urlo, mi sono piaciuti moltissimo entrambi e ho trovato una forte chimica tra di loro, nonostante l’apparente astio iniziale. Adoro le storie in cui i protagonisti battibeccano e si stuzzicano prima di cadere tra le rispettive braccia, era oramai parecchio tempo che non mi dedicavo ad una lettura simile e devo dire che mi è servito per staccare e per riscoprire il piacere che libri di questo tipo, quando ben scritti, sanno ancora trasmettermi. Un altro punto a favore dell’autrice sono i personaggi secondari, Lex e Gabi, ben strutturati e inseriti all’interno del contesto – sono sicura che il sequel del romanzo parlerà proprio di loro, altra coppia scoppiettante da cui mi aspetto fuoco e fiamme.
L’amore è un gioco pericoloso è, in conclusione, un romanzo d’intrattenimento ben scritto e coinvolgente, ideale per chi è alla ricerca di una lettura d’evasione spassosa e piccante con cui trascorrere qualche giornata di mare e di relax. Il mio voto è di 4/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Intervista] – Conosciamo meglio Jill Santopolo!

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!!
Oggi vi propongo l’intervista fatta a Jill Santopolo, autrice che mi ha conquistata con il suo romanzo Il giorno che aspettiamo ( QUI la mia recensione) e che è stata così gentile e carina da rispondere ad alcune domande che volevo farle per conoscerla meglio.

Il giorno che aspettiamo
Ve l’ho già detto, ma ve lo ribadisco: leggete il romanzo di questa straordinaria autrice, io l’ho eletto come miglior libro del mese – 5 stelle meritatissime – quindi non potete farvelo sfuggire. Grazie alla casa editrice Nord per aver portato in Italia una storia così bella e ben scritta!

Conosciamo meglio… Jill Santopolo!

Jill Santopolo

Jill Santopolo è cresciuta a Hewlett, nello Stato di New York. Dopo aver conseguito la laurea in Letteratura inglese alla Columbia University, ha iniziato una brillante carriera nel mondo dell’editoria e adesso è direttore editoriale della Philomel Books, un imprint del Penguin Group. Il giorno che aspettiamo è il suo esordio nella narrativa ed è diventato un caso editoriale ancora prima della pubblicazione.


1)Iniziamo con una domanda personale: chi è Jill Santopolo nella vita di tutti i giorni? Come ami trascorrere il tuo tempo libero??

JS: Nella vita di tutti i giorni… beh, mi sento come se fossi un giocoliere che cerca di tenere più palle in aria contemporaneamente. Sono il direttore editoriale di un imprint della Penguin, lavoro sui libri delle altre persone e, inoltre, sono una professoressa aggiunta – leggo le tesi degli studenti. In più sono una scrittrice e promuovo i miei libri, oltre a cercare di far andare le cose come devono a casa – è un pò pazzo, lo so.
Quando ho realmente del tempo libero adoro correre a Central Park, visitare musei, andare a teatro e rilassarmi in spiaggia con un libro. Davvero, vorrei che ogni giornata fosse composta da 48 ore, invece che 24.

2) Hai lasciato alle spalle, come Lucy, una relazione importante. Quanto della tua esperienza c’è nella storia dei due protagonisti, Lucy e Gabe?

JS: Il giorno che aspettiamo è emotivamente autobiografico. Lucy prova tante delle emozioni che anch’io ho provato, ma la sua storia non è la mia e la sua relazione non è basata su nessuna delle relazioni che ho avuto io.

3) Nel romanzo ci sono numerosi riferimenti a Shakespeare e, in generale, a molti autori della letteratura inglese. Le loro opere hanno influenzato il tuo approccio alla scrittura? Se sì, quali in particolare?

JS: Mi sono laureata in letteratura inglese quando ero alla Columbia University (in realtà ho studiato anche un poco di letteratura spagnola) e una delle professoresse ci disse che, se qualcuno di noi avesse desiderato intraprendere la strada della scrittura, la cosa migliore che avremmo potuto fare era leggere tutto ciò che potevamo. Ci disse anche che scrivere sarebbe stato possibile solo se avessimo visto ciò che era stato fatto da coloro che ci hanno preceduti. In questo senso, penso che ogni cosa che abbia letto mi abbia, in un modo o nell’altro, influenzato – e mi abbia insegnato a raccontare una storia, a descrivere un’emozione, a narrare ciò che è interessante e convincente.
All’Università ho analizzato lo stile di scrittura di diversi autori, provando a immaginare e capire il modo in cui hanno usato elementi differenti per creare le loro storie e penso che studiare in questo modo mi abbia fornito gli elementi necessari che ho utilizzato per raccontare questa storia.

4) Il romanzo si sofferma spesso sul tema del destino e del libero arbitrio. Qual è la tua opinione a riguardo? Credi che le nostre scelte dipendano da noi o che tutto, in qualche modo, sia già stato scritto?

JS: Questa è una domanda difficile – penso che dovrei scrivere qualche altro libro a riguardo prima di poter capire definitivamente cosa ne penso. Immagino però che ci sia un elemento legato al destino e alla possibilità,  e anche un altro elemento legato alle nostre scelte. Penso che certe cose sfuggano al nostro controllo, ma possiamo comunque controllare le nostre reazioni ad esse, e le scelte che facciamo portano la nostra vita in questa o in quell’altra direzione. Immagino che la storia di Lucy e Gabe sarebbe potuta finire diversamente se, all’inizio, i due avessero fatto delle scelte differenti.

5) Altro argomento chiavo del romanzo è l’attacco terroristico alle Torri Gemelle del 2001. Che ricordo hai di quel terribile giorno?

JS: Molto simile a quello di Gabe e Lucy nel romanzo, all’epoca ero una studentessa alla Columbia University e, l’11 Settembre 2001, stavo frequentando una lezione su Shakespeare. La lezione era cominciata prima dell’attacco terroristico e non abbiamo saputo nulla fino alla sua fine – circa un’ora e mezza dopo. Il mondo era cambiato mentre noi stavamo studiando Shakespeare. Ricordo l’orrore e la paura e il dolore mentre realizzavo che la vita è veramente fugace. Potrebbe finire in qualsiasi momento. Ricordo anche come noi newyorchesi ci siamo riuniti in seguito come una comunità, persone provenienti da posti differenti, con esperienze e vite diverse, ci siamo unificati diventando un unico gruppo dove ci supportavamo l’un l’altro. Questa manifestazione di solidarietà mi ha fatto amare New York come mai prima – l’attacco terroristico ha tirato fuori il peggio dell’umanità, ma allo stesso tempo anche il suo meglio.

6) Stai già lavorando al prossimo romanzo? Se sì, puoi svelarci qualche piccolo dettaglio a riguardo?

JS: Si, sto lavorando ad un nuovo romanzo! Sono ancora nella fase iniziale, ma anch’esso sarà un libro che tratterà di amore e perdita. Questa volta, però, oltre alla componente romantica – e ad un altro triangolo amoroso – ci sarà anche una parte della storia dedicata ad una donna e a suo padre e al loro straordinario legame. Adoro davvero raccontare i vari modi in cui l’amore può manifestarsi tra le persone, e sono felice di rifarlo in questa nuova storia.

7) Grazie per essere stata con noi e per aver risposto a queste domande, ma soprattutto grazie per averci donato un libro così bello e ricco di emozioni. Non lo dimenticherò mai.

JS: Il piacere è stato mio! Sono così felice che Il giorno che aspettiamo ti abbia così emozionata e coinvolta. Significa molto per me quando i lettori mi dicono queste cose.

[Recensione] Il giorno che aspettiamo – Jill Santopolo

Buongiorno lettori, bentornati al Salotto dei Libri! Oggi parliamo di uno dei romanzi che più mi ha conquistata in questi primi mesi del 2017, un romanzo narrato alla perfezione e capace di travolgere come un treno in piena corsa. Sto parlando de Il giorno che aspettiamo di Jill Santopolo, in libreria per la casa editrice Nord da ieri.

Il giorno che aspettiamoIl giorno che aspettiamo – Jill Santopolo
Editrice Nord, 400 pagine
Collana: Narrativa
Genere: Narrativa
Traduzione di: Barbara Ronca
Cartonato con sovraccoperta, € 17,60
In vendita da: Maggio 2017

Una luminosa mattina di fine estate, un ragazzo e una ragazza s’incontrano all’università, a New York, e s’innamorano. Sembra l’inizio di una storia come tante, ma quel giorno è l’11 settembre 2001 e, mentre la città viene avvolta da un sudario di polvere e detriti, Gabe e Lucy si baciano e si scambiano una promessa. E due vite si fondono in un unico destino.
Tredici anni dopo, Lucy è a un bivio. E sente la necessità di ripercorrere con Gabe le tappe fondamentali della loro relazione, segnata da scelte che li hanno condotti lungo strade diverse, lungo vite diverse. Scelte che tuttavia non hanno mai reciso il legame profondo che li ha uniti per tutti quegli anni. Così Lucy gli parla dei loro primi mesi insieme. Del loro amore intenso, passionale, unico. In una parola: puro. E poi di come Gabe avesse infranto quella purezza, decidendo di partire, di andarsene da New York per accettare l’incarico di fotografo di guerra in Iraq. Perché lui sentiva di doverlo fare, perché ciò che accadeva nel mondo era più importante di loro. Una scelta che aveva aperto nel cuore di Lucy una ferita che lei pensava non sarebbe guarita mai. E che, invece, era stata curata da Darren, l’uomo che lei avrebbe scelto di sposare. Eppure quella ferita si riapriva ogni volta che Lucy riceveva una mail o una telefonata da Gabe, e ogni singola volta che lo aveva rivisto nel corso degli anni. Poi era arrivata quella volta, era arrivato quel giorno… Lucy custodisce un ultimo segreto, ed è giunto il momento di rivelarlo a Gabe. Sono state tutte le loro scelte a condurli fin lì. Adesso un’altra, ultima scelta deciderà il loro futuro.


Due persone. Due scelte.
Un destino.

SantopoloCard1.pngIl giorno che aspettiamo è il libro rivelazione dell’anno. So che è una frase importante da dire, so anche però che si tratta della pura e semplice verità. Una volta iniziato non riuscirete più a fermarvi, come per le ciliege​ una pagina tira l’altra e arriverete alla fine senza nemmeno accorgervene. La storia di Lucy e Gabe è costellata di ricordi indimenticabili, di momenti perfetti alternati a solitudine, dolore, nostalgia. I due protagonisti si conoscono in uno dei giorni che ha segnato per sempre la storia del popolo americano: l’11 settembre 2001. Da quel giorno in poi rimarranno legati indissolubilmente per tutta la vita, a dispetto del tempo, della lontananza e delle scelte di vita compiute da ognuno di loro. Il giorno che aspettiamo narra la storia di un grande amore, se è vero che il primo amore non si scorda mai questo libro ne è la prova scritta. Quello che lega Lucy e Gabe è un sentimento che va ben oltre l’attrazione fisica o l’infatuazione, è qualcosa di inspiegabile che spinge Lucy – dopo anni e anni – a saltare sul primo aereo diretto a Gerusalemme per soccorrere quell’uomo che, nel profondo del suo cuore, non ha mai dimenticato.
La vita a volte fa percorrere alle persone sentieri differenti, ma spesso il destino interviene mettendoci del suo e mescolando le carte in tavola. Una delle tematiche più ricorrenti in questo romanzo è la contrapposizione tra destino e libero arbitrio: quanto di quello che facciamo è frutto della nostra volontà e quanto, invece, è già scritto da qualche parte?? Lucy se lo chiede spesso, si ritrova a pensare in più di un’occasione cosa sarebbe successo se, ma purtroppo non arriverà a ottenere una risposta certa. L’unica certezza è che Gabe farà sempre parte della sua vita, in un modo o nell’altro.
La narrazione è particolare, infatti il libro è strutturato come una sorta di lettera che Lucy scrive a Gabe, ripercorrendo la loro storia e le loro vite da quell’11 settembre al presente, dove entrambi sono adulti e hanno intrapreso percorsi differenti. Lucy si rivolge a Gabe con nostalgia, con rabbia, con amore. Ripercorrere i passi di due vite che si sono intrecciate e che, nonostante il corso degli eventi, sono rimaste unite mi ha commossa, mi ha totalmente coinvolta e rapita, mi ha fatto emozionare come non mai. Lo stile narrativo di Jill Santopolo è magistrale, l’autrice americana sa essere affilata come una lama e tenera come un bambino, ogni personaggio è perfettamente calato SantopoloCard2.pngnella sua parte e non vengono tralasciati nemmeno i dettagli più piccoli. Tutto è creato per incastrarsi alla perfezione. Preparate accanto a voi una scatola di fazzoletti, perché ne avrete bisogno: se la storia, infatti, riserva sorprese e colpi di scena, nulla saprà stupirvi quanto il finale al cardiopalma che l’autrice ha deciso di regalare ai suoi personaggi. Si tratta di un epilogo che offre molteplici spunti di riflessione e che lascia il lettore libero di trarre le proprie conclusioni, senza interferenze da parte dell’autrice. Il giorno che aspettiamo è un romanzo indimenticabile, di quelli che lasciano il segno, di quelli che parlano dritti al cuore e non hanno paura di donarsi al cento per cento. Ho apprezzato molto la scelta dell’autrice di affrontare tematiche attuali, come ad esempio il conflitto America-Iraq, la guerra, gli attentati. Ho amato i molteplici spunti letterari che, spesso e volentieri, hanno fatto capolino tra le pagine (Shakespeare in particolare). Non posso non dare 5 stelline a questo libro autentico, dove le emozioni la fanno da padrone e dove tutto è possibile: si, perché quando si tratta della vita può accadere di tutto, nonostante ciò che desideriamo o auspichiamo. Promosso a pieni voti, leggetelo perché merita come pochi libri meritano.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] Tre volte te – Federico Moccia

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo di uno dei libri più discussi del momento – Tre volte te di Federico Moccia. Quanti di voi, come me, sono cresciuti con Babi, Step e Gin? Quanti appartengono alla generazione di 3MSC? Io ricordo di aver amato, a suo tempo, la storia di questi ragazzi, quindi ritrovarli è stato come fare un tuffo nel passato e riabbracciare vecchi amici. Quello che mi chiedo, a lettura terminata, è: C’era veramente bisogno di tutto questo?Continuate a leggere per scoprire cosa ne penso!

Tre volte teTre volte te – Federico Moccia
Editrice Nord, 718 pagine
Collana: Narrativa
Copertina flessibile, € 18.00
In vendita da: Aprile 2017

In Tre metri sopra il cielo Babi gli ha spezzato il cuore
In Ho voglia di te Gin gli ha insegnato ad amare di nuovo
In Tre volte te Step è a un bivio…
Come finirà la storia tra Babi, Step e Gin?
Che fine ha fatto quel ragazzo arrabbiato col mondo intero, il picchiatore che passava i pomeriggi in piazza con gli amici e le notti a correre in moto? A volte, Step ha l’impressione che quella vita appartenga a un altro. Ormai lui è una persona molto diversa, è un produttore televisivo di successo e sta per sposarsi con Gin, la donna che ha scelto. Gin che è dolce, bella, tenera, perfetta. E che gli ha perdonato persino lo sbaglio di sei anni prima, quando lui l’ha tradita con Babi, il suo primo, mai dimenticato amore. Babi e Step non si sono più rivisti da allora, ma ecco che Babi rientra come un tornado nella sua vita, rivelandogli una verità sconvolgente. E Step è costretto a riconsiderare tutte le sue scelte, a mettere in discussione tutte le sue certezze. E a porsi delle domande scomode. È davvero felice con Gin? Babi è solo un ricordo o un fuoco che niente e nessuno potrà mai spegnere?
Tre metri sopra il cielo è stato un fenomeno unico, che ha superato i confini editoriali per entrare nel vissuto di chi lo ha letto. È stato il primo libro di una generazione di adolescenti affamati di nuove esperienze, li ha accompagnati nella scoperta del primo amore, quello che poi magari finisce, ma che resterà dentro di te per sempre. Milioni di lettori si sono immedesimati in Babi e Step, hanno sognato con loro, hanno sofferto con loro, li hanno eletti a modello del vero amore. E, adesso, dopo Ho voglia di te, Babi, Step e Gin tornano a raccontarci la loro storia. Sono diventati adulti, sono cambiati, hanno imparato dagli errori del passato. Ma, forse, in amore non esistono errori e certe cose non cambiano mai.


WhatsApp Image 2017-05-03 at 19.18.52.jpegBene o male, purché se ne parli. Così recita un vecchio detto popolare e, decisamente, Federico Moccia sa come far parlare di sé e dei suoi romanzi: ogni sua pubblicazione è, infatti, accompagnata da ovazioni e critiche e nessuno dei suoi libri è finito nel dimenticatoio, nemmeno a distanza di anni. Tre metri sopra il cielo ha segnato una generazione – della quale faccio parte – e ha fatto innamorare milioni di adolescenti. Chi di voi non ha sognato, almeno una volta nella vita, una dedica come quella che Step ha fatto a Babi? O ancora, chi di voi non ha sognato di sigillare la propria unione con il famoso lucchetto a Ponte Milvio come Step e Gin? Insomma, chi ha letto i romanzi più conosciuti di Moccia sa certamente a cosa mi riferisco.
A distanza di anni l’autore decide di donare un epilogo alla storia di Babi, Step e Gin e lo fa mettendosi in gioco al cento per cento, senza risparmiare nulla ai suoi affezionati lettori.
Tre volte te è un romanzo controverso, che ho apprezzato e che mi ha fatto anche storcere il nasco in più di un’occasione. Partiamo dagli aspetti positivi:

-Ho apprezzato la scelta di Federico di creare una storia completa e complessa e la sua intenzione di dare il giusto spazio a tutti i personaggi, anche a quelli secondari o quelli che avevamo lasciato strada facendo (ad esempio Pollo)

– E’stato bello rivivere vecchi ricordi e flashback insieme a Step, approfondire le sue emozioni e i suoi stati d’animo. Quello che l’autore dipinge è un protagonista totalmente differente dal ragazzo scapestrato dei romanzi precedenti: Step è diventato un uomo di successo, è un produttore televisivo e ha finalmente trovato il suo posto nel mondo. Confrontare questo Step con quello del passato è interessante per capire il cambiamento e la crescita che lo hanno accompagnato nel corso degli anni.

– I sentimenti provati dai protagonisti di Tre volte te sono reali e imperfetti, spesso dettati dall’impulso e non dalla ragione, spesso ancora opinabili, tuttavia ho trovato spiazzante l’amore che – dopo anni di lontananza e brusche separazioni – continua a tenere legati Step e Babi. Personalmente sono una di quelle che non tornerebbe mai sui propri passi, però non giudico chi, come loro, decide di rimettersi in gioco sfidando tutto e tutti, principi morali compresi. La moralità non è uno dei punti forti del romanzo, ci tengo a precisarlo e in seguito vi spiegherò bene perché.

– Nonostante la mole del libro – siamo quasi vicini alle 800 pagine – la storia scorre velocemente, anche se ho trovato eccessive molte descrizioni sinceramente inutili ai fini della vicenda.

Passiamo agli aspetti negativi, che purtroppo ho riscontrato e che non si possono evitare di elencare:

– Riallacciandomi all’ultimo punto qui sopra, non posso non citare l’eccessiva lunghezza del romanzo. Se è vero che Tre volte te si fa leggere velocemente, è altrettanto vero che l’autore avrebbe potuto rendere più interessante la storia tagliando scene inutili e snellendo di molto il tutto. Spesso infatti Step si sofferma ad analizzare dettagli insignificanti di ciò che lo circonda e ci troviamo di fronte pagine e pagine di inezie. Questo non appesantisce la lettura, ma di sicuro abbassa notevolmente il livello di interesse del lettore, che è portato a saltare a piè pari le suddette descrizioni.

– Alcuni atteggiamenti dei protagonisti sono illogici e, spesso, la moralità viene a mancare. Come dicevo sopra riconosco che in amore non ci sono regole e spesso si agisce dettati dall’impulso del momento, tuttavia è anche vero che certi comportamenti vanno bene finché si parla di adolescenti, un pò meno quando ci si riferisce a degli adulti. Inoltre ho trovato poco corretto l’espediente utilizzato da Federico per togliere Gin di mezzo – non vi dico di cosa si tratta, dovrete scoprirlo da soli – e non mi è piaciuta la quasi noncuranza con cui determinati argomenti sono stati esposti. Si tratta di un romanzo d’intrattenimento, lo so, però certe questioni non andrebbero affrontate, per come la vedo io, in maniera così superficiale.

Tornando alla domanda che mi ponevo sopra: Questo libro era davvero necessario? Per come è stato sviluppato direi di no, purtroppo nonostante alcuni aspetti mi siano piaciuti sono più gli elementi che giocano a sfavore, non riesco a capacitarmi di alcune scelte da parte dell’autore e non capisco perché abbia dovuto utilizzare quasi ottocento pagine per giungere all’epilogo che tutti ci aspettavamo. Babi e Step sarebbero potuti tornare insieme anche senza determinate situazioni e, soprattutto, in molte meno pagine. Allungare il brodo parlando del nulla non funziona e, nonostante il  mio attaccamento alla serie e ai personaggi, preferisco ricordarli come li avevo lasciati in Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te. Non ho apprezzato molte scelte compiute dall’autore e, indirettamente, dai personaggi e i punti interrogativi che la lettura mi ha lasciato sono molti di più dei punti definitivi, quelli che probabilmente l’autore voleva mettere alla storia con la pubblicazione di questo romanzo. Mi dispiace dover bocciare quello che poteva essere un libro dal grande potenziale, ma purtroppo Tre volte te non si è rivelato all’altezza delle mie aspettative.
Il mio voto è di 2/5 stelline.
Alla prossima,
Simona