[Review Party] La scoperta del vero amore – Laura Rocca

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Oggi sono qui per parlarvi del nuovo romanzo di un’autrice che apprezzo moltissimo e che, in questa occasione, ho avuto il piacere di scoprire in una nuova veste. Continuate a leggere per scoprire cosa ne penso de La scoperta del vero amore di Laura Rocca!

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La scoperta del vero amore – Laura Rocca
Editore: Self publishing su Amazon
Genere: Romance contemporaneo (autoconclusivo)
Prezzo ed. Kindle: € 2,99 – Disponibile anche per gli iscritti Kindle Unlimited
Cartaceo: prossimamente.
Data uscita: 11/05/18
Sito autorewww.laurarocca.it
Booktrailer:
https://www.youtube.com/watch?v=whVoDy2REdg&t=1s

Trama:
1 gennaio 2016
Caro diario,
perché faccio questa cosa idiota? Ah sì… Durante una delle mie serate dell’autocommiserazione, ho ingurgitato un pacco di biscotti ultra large, quelli con gocce di cioccolato, i migliori. Poi, l’istinto suicida mi ha spinto a salire sulla bilancia ed è stata la fine. Mi sono abbarbicata sul letto e ho preso il telecomando: volevo solo spegnere il cervello. Proprio in quel momento, è apparso l’intelligentissimo programma che mi ha dato questa idea.
«Sei infelice? Vorresti cambiare la tua vita?», ha detto il presentatore, come se si stesse rivolgendo a me. «Scrivi i tuoi obiettivi su un diario, le tue aspirazioni, cosa ti piace e ciò che detesti. Tutto diverrà più semplice e concreto. Riprendi in mano la tua vita!».
Ma torniamo a noi.
Mi chiamo Cat e ho ventisette anni, ma tu queste cose le sai già.
Quali sono i miei obiettivi?
Sembra una di quelle domande dementi che ti fanno ai colloqui di lavoro. Diciamo che al momento ho delle vane speranze: desidero qualche novità, qualche sorpresa che dia una svolta alla mia vita. Tanto so che a dicembre sarò qui ad augurarmi le stesse cose, e non ti odierò per aver riposto male le mie speranze. Nel frattempo, però, ti prego, ti scongiuro, ti supplico: fammi svegliare con il corpo di Eva Herzigová. Compi il miracolo! Se proprio non puoi trasformarmi in una supermodella, fa almeno che il mio lavoro torni a rendermi felice e non sia una continua frustrazione. In caso fossi colto da una generosità fuori dal normale, regalami lui, l’unico uomo di cui sia mai stata innamorata: Eli. Puoi anche impacchettarlo se vuoi; in realtà non sono una persona pretenziosa, quindi va bene anche senza fiocco. Vedi tu, insomma.

“Cosa cavolo sto scrivendo?”.
Credo che questa prima pagina si concluderà qui, forse anche il diario.
Che esperimento inutile…


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La scoperta del vero amore è un romanzo che mi ha stupita e conquistata sotto tutti i punti di vista. Inizialmente non credevo potesse piacermi a tal punto – abituata da sempre a leggere Laura in veste d’autrice fantasy non pensavo potesse riuscire a sorprendermi così tanto anche con un romanzo di questo tipo – e, invece, mi sono ricreduta sin dalle primissime pagine.
Sì, perché sin da subito veniamo travolti dal ciclone Catherine, editor bravissima presso una delle case editrici più famose di Londra, soddisfatta del suo lavoro ma non di se stessa. Cat, infatti, è sovrappeso e sfoga i suoi problemi sul cibo, prezioso alleato che non la delude mai (a differenza delle persone). Ad alimentare i dubbi e le incertezze della protagonista contribuisce Eli, il collega bello e dannato, nonché uno dei migliori grafici in circolazione, per il quale Cat nutre un amore folle e segreto. Il rapporto tra i due è altalenante, perché Catherine – soprannominata zuccherino (sì, se percepite in questo nomignolo dell’ironia siete sulla giusta strada) maltratta nel vero senso della parola Eli, convinta che così facendo il ragazzo non si accorgerà mai della cotta stratosferica che ha nei suoi confronti. Il classico meccanismo di chi attacca per sentirsi protetto, in poche parole. Allo stesso tempo, però, tra i due ci sono anche scambi di battute e situazioni goliardiche, come i momenti culturali, dove si divertono a prendersi gioco delle numerose perle che Cat, durante le correzioni di alcuni romanzi a dir poco pessimi, si ritrova davanti agli occhi.
Inizialmente Catherine è un personaggio con cui potreste avere difficoltà ad entrare in sintonia, perché è piuttosto aggressiva e scontrosa, pungente e sarcastica e spesso diffidente senza alcun motivo. Dentro di sé, infatti, è fermamente convinta che Eli sia un donnaiolo incallito e che quelli come lui, così belli e sicuri di sé, siano soltanto alla ricerca del divertimento di una notte. Niente di più sbagliato, perché Eli è l’uomo perfetto, bello fuori e ancora di più dentro: lavoratore indefesso, meticoloso, con un passato alle spalle difficile che, però, è riuscito a superare a testa alta e con la maturità che ben si confà ad un uomo della sua età. Un tipo con le palle, insomma, e non uno dei soliti bellocci tutto fumo e niente arrosto che siamo abituati a incontrare nei romance contemporanei. Impossibile resistere al suo fascino, cadrete anche voi vittime del suo incantesimo, proprio come Catherine.Eli e Cat 2.png
La scoperta del vero amore, però, è molto di più e non si può ridurre ad una storia d’amore tra uomo e donna. In gioco, qui, c’è anche qualcos’altro, qualcosa di fondamentale ed imprescindibile nella vita di ogni essere umano: l’amore verso se stessi. Attraverso un racconto spesso doloroso e carico di rabbia, Laura Rocca ci conduce all’interno della mente di una persona obesa, mostrandoci come il baratro possa risucchiare al suo interno nell’arco di cinque minuti, senza possibilità di risalita. Basta una supposizione sbagliata, uno sguardo di meno – o di troppo – perché Catherine finisca per cedere alla tentazione e gettarsi su quanto più cibo spazzatura possibile ed immaginabile. Sì, perché quando si soffre di problematiche alimentari, il cibo appare come l’unica soluzione e,nonostante la consapevolezza di farsi del male è impossibile riuscire a dire di no.

la scopera del vero amore promo.jpgGrazie ad una serie di coincidenze e di conoscenze, Catherine poco alla volta inizierà un percorso di cambiamento che coinvolgerà anche il suo atteggiamento nei confronti di chi la circonda e, in particolar modo, di Eli. Intorno alla metà del libro la storia cambia radicalmente toni e diventa via via più serrata ed incalzante, oltre che più vivace e pepata. Catherine ed Eli insieme sono una forza della natura, impossibile non sorridere alle loro battute e non emozionarsi durante i loro incontri/scontri. Il rapporto tra i due cambia e cresce insieme a loro, ed entrambi impareranno moltissimo l’uno dall’altro.
A fare da sfondo alla vicenda principale troviamo un corollario di personaggi secondari più o meno positivi e quasi tutti determinanti per gli sviluppi successivi.
La scoperta del vero amore è uno dei migliori romance contemporanei che abbia letto negli ultimi tempi, sono rimasta totalmente affascinata dai personaggi e dalle ambientazioni create dall’autrice – la storia è ambientata a Londra – oltre che dal modo inconfondibile che ha Laura di dare voce ai sentimenti e alle emozioni più disparate.
Ancora una volta mettere giù il kindle è stato impossibile, quindi vi consiglio di iniziare  la lettura quando siete certi di non avere distrazioni, perché vi assorbirà al 100%.
Sono certa che questo libro saprà toccare le corde più sensibili dei vostri cuori, proprio come è successo a me, in particolare grazie al finale, da urlo e da brivido.
Alla prossima,
Simona


Curiosità sul libro: Laura Rocca si racconta ai lettori.

La scoperta del vero Amore è una storia particolare. La protagonista del libro non è una ragazza bellissima convinta di essere insignificante, Catherine ha realmente un problema, un “grande” problema: è obesa. Quando ho deciso di scrivere di Catherine non volevo parlare di me stessa, (sì, sono un ex obesa, nel 2015 pesavo 110 kg), volevo parlare di un problema, ma soprattutto desideravo che lei non fosse un cliché sulle persone sovrappeso e che avesse molte sfaccettature, così mi è venuta un’idea. Ho creato sul mio sito un questionario anonimo al quale avrebbero potuto rispondere tutti i miei lettori e le domande riguardavano appunto i problemi di sovrappeso. La mia speranza era vedere il problema da tanti punti vista differenti. Non sono capace di esprimere a parole la mia gratitudine e non riesco a raccontare di quanto io mi sia sentita onorata che così tante persone mi abbiano aperto il loro cuore, ma ho provato a fare in modo che in Catherine ci fosse un piccolo pezzetto di ogni persona che ha risposto.

· Il titolo “La scoperta del vero Amore” ha un significato particolare, non si riduce all’amore romantico.

· Le vicende si svolgono a Londra – essendo una storia ambientata nella realtà preferisco la narrazione abbia luogo in un posto che conosco bene, che mi suscita delle emozioni e che amo.

· Il libro non sarà un testo sotto forma di diario. In realtà la trama che avete letto è l’inizio vero e proprio del libro. Ho fatto questa scelta onde evitare di rivelare troppo e perché mi piaceva l’idea di mostrarvi subito Catherine.

· Il nome del protagonista maschile non si legge ELI ma ILAI

· A breve, sul mio canale you-tube, pubblicherò un video nel quale racconterò la mia storia da 110 a 62 kg.


Di seguito trovate tutte le tappe del blogtour e del review party dedicati al libro! Non perdetele, sono ricche di contenuti super interessanti!

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[Recensione] La bambina nel buio – Antonella Boralevi

Buongiorno lettori e bentrovati al Salotto dei Libri!
Oggi parliamo del nuovo libro di Antonella Boralevi, La bambina nel buio, un romanzo ricco di colpi di scena e mistero che è riuscito ad incollarmi alle sue pagine fino a tarda notte.

BC-27_boralevi-bambina_exe-250x404.jpgLa bambina nel buio – Antonella Boralevi
Baldini+Castoldi, 595 pagine
Copertina flessibile, € 20.00
In libreria da: Aprile 2018
Trama: 1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria.
Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent’anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il Conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita. Antonella Boralevi ha scritto un romanzo potente che svela il cuore delle donne e affronta con coraggio i temi cruciali dell’anima contemporanea. E ci dice che l’unica salvezza è l’amore.


Cosa sei disposta a fare per amore?

La bambina nel buio è un romanzo dalle mille sfumature e, grazie a questa sua peculiarità, può essere facilmente apprezzato da un pubblico molto ampio – anche da chi, come me, non ama i gialli in senso stretto. In quasi 600 pagine l’autrice è riuscita a condensare una quantità notevole di fatti, personaggi, misteri e luoghi da scoprire, prima fra tutte la magica città di Venezia, che fa da cornice ad una trama fitta e finemente intrecciata. Antonella Boralevi ha un grande talento: riesce a tenere alta la suspense in ogni occasione senza mai cadere in ovvietà. Ogni colpo di scena è messo al giusto posto, tutti i passaggi fondamentali per la comprensione del lettore sono chiari e svelati al momento opportuno.
La bambina nel buio può essere definito come un romanzo corale formato da tante voci che si rincorrono nel tempo, addirittura a distanza di anni. L’autrice si serve spesso di flashback, alterna capitoli in terza persona a capitoli in prima persona, gioca con i suoi personaggi e ci mostra ogni lato della loro personalità, fino ad arrivare a toccarne persino gli aspetti più intimi. La trama è dunque complessa, inizialmente potreste faticare nel riuscire a stare dietro alla grande mole di informazioni e di nomi che l’autrice introduce sin dalle prime pagine, ma non temete: andando avanti ogni tassello troverà la sua collocazione e riuscirete a familiarizzare con il contesto e con i personaggi.

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La narrazione si svolge su due piani temporali: il primo è ambientato nel 1985, nella Venezia benestante, quella fatta di gente che conta, di soldi e di potere. Il perno del romanzo è proprio la festa organizzata dai coniugi Zanca, Paolo e Manuela, in occasione del loro ventesimo anniversario. Durante il ricevimento accade qualcosa che segna e determina lo sviluppo successivo della storia, qualcosa di oscuro e di misterioso che ha luogo proprio lì, tra calici di champagne, abiti pieni di lustrini e arredamenti sontuosi.

A distanza di 32 anni conosciamo Emma, una giovanissima avvocatessa londinese che scappa dalla sua vita precedente e si rifugia a Venezia presso il palazzo del Conte Briani – un uomo burbero e schivo che, con il tempo, ha forgiato uno scudo di durezza e lo ha posto a guardia del suo cuore. Qui Emma si ritroverà coinvolta in un’indagine misteriosa e avrà modo di godere della compagnia del commissario Alfio Mancuso, insieme al quale si dedicherà alla scoperta della città di Venezia e cercherà di dare un senso a quanto accaduto tanti anni prima.

Un romanzo in cui passato e presente si intrecciano, in cui niente è quello che sembra e i colpi di scena sono dietro ogni angolo. Antonella Boralevi incanta e convince, La bambina nel buio si divora in pochissimi giorni ed è letteralmente impossibile metterlo giù. Il ritmo è incalzante e serrato, man mano che ci si avvicina all’epilogo la narrazione diventa sempre più fitta e, infine, esplode in un finale tanto agognato quanto appagante.

Consigliato a chi è alla ricerca di una lettura corposa, ricca di intrighi e di misteri da svelare.

Giudizio complessivo: 4/5 stelle.

Alla prossima,
Simona

 

[Recensione] La voce delle cose perdute – Sophie Chen Keller

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!
Oggi vi parlo de La voce delle cose perdute, una storia dolce e intrisa di magia che vi porterà alla scoperta delle strade di New York e dei suoi abitanti. In questo viaggio non sarete soli, perché a farvi compagnia ci saranno un ragazzo speciale con la passione per gli oggetti smarriti e un labrador goloso e intraprendente. Pronti a scoprire insieme una delle novità editoriali più interessanti del momento?

f24c5420-0f66-4d6f-a7c8-03d549056b6e.jpgLa voce delle cose perdute – Sophie Chen Keller
Editrice Nord – Pagine 330
Narrativa contemporanea straniera
Traduzione di: Patrizia Spinato
Copertina rigida, € 18.00

Trama: Walter odia le parole. Soffre di un disturbo che gli impedisce di articolare bene i suoni e, un giorno, stanco delle prese in giro, ha smesso di provarci. Ha deciso di chiudere la bocca e aprire gli occhi. Adesso, a dodici anni, nota quello che sfugge alla maggior parte delle persone. Ed è diventato bravissimo a ritrovare le cose perdute. Ecco perché, quando il libro della madre scompare, si lancia nella ricerca insieme al suo unico amico, Milton, un Labrador grassoccio e intraprendente. I due si avventurano negli angoli dimenticati di New York, incontrando persone che per gli altri sono invisibili. Grazie alle loro storie, fatte di solitudine ma anche di tanta generosità e speranza, Walter capirà che la vita è un dono troppo prezioso per lasciarlo scorrere. E così riuscirà non solo a trovare le pagine del libro perduto, ma anche la forza di aprirsi agli altri e di dare voce ai suoi sogni.


E’ capitato a tutti noi di avere l’impressione di aver perso qualcosa, di sentirci soli e incompresi. Questo romanzo ci ricorda che, nonostante tutto, c’è tanta speranza nel mondo. E che basta avere il coraggio di guardarsi intorno con occhi nuovi e ascoltare il nostro cuore per ritrovare ciò che abbiamo smarrito.

Walter è un bambino speciale, uno di quelli che parla poco ma a cui non sfugge nulla. I suoi occhi arrivano a vedere ciò che il resto del mondo – vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza d’attenzione – non nota, ed è così che ha iniziato a ritrovare gli oggetti smarriti negli angoli più improbabili di New York. Sempre insieme al suo fedele taccuino, dove annota indizi e dettagli apparentemente insignificanti, Walter spera di poter ritrovare un giorno anche la strada che lo condurrà da quel padre che non ha mai conosciuto, Walter senior, scomparso prima della sua nascita in circostanze ancora tutte da verificare.

L’avventura di questo ragazzo così speciale è avvolta da uno velo di magia che permea ogni angolo della sua vita e si concentra in particolar modo sulla pasticceria gestita da Lucy, sua madre. In questo luogo ai confini del mondo la magia si mescola alla realtà, i deliziosi manicaretti prendono vita e diventano parte attiva e viva della scena, immergendosi in tazze ricolme di caffè e compiendo giri di danza da un angolo all’altro del negozio. A rendere la pasticceria della famiglia Lavender così unica è un libro altrettanto magico, dono di una misteriosa benefattrice passata di lì tempo prima. Proprio il libro costituisce una delle attrattive principali del negozio, e Walter e sua madre lo tengono custodito gelosamente e con estrema cura. Quando, inspiegabilmente, il libro scompare dalla sua postazione, Walter capisce che è il momento di entrare in azione e di avviare una nuova indagine, importantissima e vitale per le sorti della pasticceria. Accanto a lui l’immancabile compagno di avventure Milton, il labrador di famiglia goloso e giocherellone, indispensabile per la buona riuscita della missione.

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La voce delle cose perdute è un libro che si sofferma sulla solitudine del protagonista, sulla diversità che spesso lo ha portato ad essere incompreso dagli altri e che al tempo stesso costituisce il suo punto di forza. Walter ha un dono e lo mette a servizio di chi lo circonda, il suo è un messaggio di speranza e di coraggio, oltre che di tenacia. La sua storia personale si mescola con quella degli abitanti degli angoli più improbabili di New York e il risultato è un romanzo polifonico, dalle molteplici sfaccettature – tante quante sono le realtà con cui Walter entra in contatto.

Sophie Chen Keller racconta la storia di Walter in maniera, oserei dire, poetica. Ogni parola è permeata di amore, di magia e di speranza – perché tutto ciò che è stato perduto può essere ritrovato, che siano oggetti, persone o, perché no, anche se stessi. Basta crederci fino alla fine e non demordere mai.

La voce delle cose perdute conduce per mano attraverso difficoltà e ostacoli, insegna a credere nei sogni e nella magia, invita a ricercare la felicità nei dettagli, in tutte quelle cose che spesso sfuggono all’attenzione e che, in fin dei conti, sono le più importanti.

Voto finale: 4/5 stelline.

Alla prossima,
Simona

 

[Recensione] La vita in un istante – Gabrielle Zevin

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei libri!
Oggi vi propongo la recensione a La vita in un istante, nuovo romanzo di Gabrielle Zevin pubblicato come sempre da Editrice Nord.

la vita in un istante.jpgLa vita in un istante – Gabrielle Zevin
Editrice Nord, 356 pagine
Traduzione di: Elisa Banfi
Genere: Narrativa contemporanea
Copertina rigida, € 18.00 – Ebook € 9.99
In vendita da: Febbraio 2018

Trama: Aviva Grossman ha ventun anni e un’unica colpa: essersi innamorata di un importante uomo politico. Ma, quando quella relazione diventa di dominio pubblico, i media non hanno pietà: travolta da una valanga di accuse, illazioni e (falsi) moralismi, Aviva non trova comprensione neppure nella famiglia ed è costretta ad allontanarsi dalla Florida e a cambiare nome, nella speranza che il tempo cancelli le tracce del suo errore. Se non il perdono, almeno l’oblio… Tredici anni dopo, Jane Young abita in un paesino del Maine con la figlia Ruby. Ha una bella casa, un buon lavoro, una vita tranquilla. Ma tutto cambia quando Ruby inizia a fare ricerche sul padre, che lei non ha mai conosciuto. Nell’era di Internet, nulla si cancella e, ben presto, Ruby si trova di fronte a una verità sconcertante. Possibile che sua madre abbia mentito a tutti sulla propria identità e sul proprio passato? Ruby deve sapere. Perciò scappa a Miami, alla scoperta delle sue origini. E così anche Jane sarà costretta ad affrontare il fantasma di Aviva… Col suo stile delicato, ironico e sorprendente, Gabrielle Zevin ci racconta cosa significa essere donna nel mondo di oggi, un mondo in cui agli uomini è concesso tutto, mentre le donne sono ancora giudicate a ogni passo. Un mondo in cui basta un istante per stravolgere una vita. Ma anche un mondo che si può – che si deve – affrontare a testa alta, con coraggio e determinazione, per affermare il proprio diritto alla felicità.


Quattro donne. Un segreto. Cento modi per nasconderlo. Ma fino a quando?

La vita in un istante è un romanzo complesso, di quelli che non lasciano nulla al caso e che hanno come obiettivo quello di far riflettere – principalmente su tematiche che, apparentemente, chiunque pensa di poter giudicare e di conoscere e che, spesso e volentieri, arrivano a violare anche l’integrità fisica e morale del singolo. E’ quello che succede alla protagonista, la giovane Aviva, colpevole di essersi innamorata dell’uomo sbagliato al momento sbagliato, di aver investito se stessa ed i suoi sentimenti in una relazione destinata a sfociare nello scandalo e in una serie di accuse a dir poco deleterie. La vita della ragazza diventa improvvisamente un inferno: non riesce a trovare un lavoro (pur essendo in possesso di più di una laurea)  perché nessuno è intenzionata ad assumerla, non riesce ad allacciare una relazione o un qualsivoglia tipo di legame perché nessuno vuole starle accanto. D’altra parte, chi oserebbe stare insieme a qualcuno di così compromesso e privo di morale? La risposta è piuttosto ovvia.

Così, incapace di sostenere il peso insopportabile di insulti, sguardi torvi e minacce, Aviva decide di cambiare vita e di provare a ricominciare da capo, lontana dalla città che ha tragicamente segnato il suo destino e quello di sua figlia Ruby – frutto di quella passione scandalosa condannata e rifiutata dalla società.

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La vita in un istante è una storia fittamente intrecciata, la narrazione non è lineare e numerosi sono i ricordi legati al passato e alle vicende che hanno segnato per sempre non solo la vita di Aviva – divenuta poi Jane – ma anche quella della sua famiglia. Conosciamo più da vicino Rachel (sua madre) e Ruby, che comincerà a fare ricerche su quel padre di cui non sa nulla, nemmeno il nome. Le donne che si raccontano in questa storia hanno imparato a cavarsela da sole, sono delle autentiche guerriere moderne che non hanno paura di affrontare ciò che il destino pone sulla loro strada. Aviva/Jane in particolare è uno di quei personaggi che riesce a penetrare sottopelle e le descrizioni che Gabrielle Zevin fa di lei e della sua storia sono così vivide ed intense che è impossibile non rimanerne colpiti. 

In questo romanzo è forte la componente misogina, specchio – purtroppo – di una società che ancora non ha imparato ad assumersi le proprie responsabilità. Quando si parla di scandali che coinvolgono potenti uomini politici, a finire al patibolo è sempre la donna/amante in questione, capro espiatorio su cui riversare colpe, improperi e cattiverie. Chissà perché l’uomo, al contrario, ne esce sempre pulito. Sulla scia del famoso scandalo Lewinsky, Gabrielle Zevin propone una storia altrettanto scottante e scandalosa e offre ulteriori spunti di riflessione sulla realtà di cui, volenti o meno, tutti facciamo parte. La versione romanzata che la scrittrice americana propone al pubblico è intensa e spesso affilata come una lama, dolce/amara e malinconica, conscia delle evidenti disparità di sesso che ancora esistono e del potere che la rete acquista, giorno dopo giorno, sulla vita di ogni essere umano. Gabrielle Zevin conquista sin dalle prime battute e si distingue per il suo stile pulito e incisivo e per la sua straordinaria capacità di descrivere le complesse situazioni psicologiche nei loro aspetti più profondi, senza tralasciare dettaglio alcuno.

Giudizio complessivo: 4/5 stelle. 

[Recensione] Caraval – Stephanie Garber

Buongiorno lettori e bentornati (finalmente) al Salotto dei Libri!
Dopo una sessione invernale particolarmente intensa eccomi di nuovo qui a parlarvi del primo libro che sono riuscita a terminare a distanza di mesi, Caraval di Stephanie Garber. 

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Rizzoli, 430 pagine
Genere: Fantasy Young adult
Traduzione di: Maria Concetta Scotto di Santillo
Copertina rigida, € 18.00 – Ebook, € 9.99
In vendita da: Novembre 2017
Trama: Il mondo, per Rossella Dragna, ha sempre avuto i confini della minuscola isola dove vive insieme alla sorella Tella e al potente, crudele padre. Se ha sopportato questi anni di forzato esilio è stato grazie al sogno di partecipare a Caraval, uno spettacolo itinerante misterioso quanto leggendario in cui il pubblico partecipa attivamente; purtroppo, l’imminente, combinato matrimonio a cui il padre la sta costringendo significa la rinuncia anche a quella possibilità di fuga. E invece Rossella riceve il tanto desiderato invito, e con l’aiuto di un misterioso marinaio, insieme a Tella fugge dall’isola e dal suo destino… Appena arrivate a Caraval, però, Tella viene rapita da Legend, il direttore dello spettacolo che nessuno ha mai incontrato: Rossella scopre in fretta che l’edizione di Caraval che sta per iniziare ruota intorno alla sorella, e che ritrovarla è lo scopo ultimo del gioco, non solo suo, ma di tutti i fortunati partecipanti. Ciò che accade in Caraval sono solo trucchi ed illusioni, questo ha sempre sentito dire Rossella. Eppure, sogno e veglia iniziano a confondersi e negare la magia diventa impossibile. Ma che sia realtà o finzione poco conta: Rossella ha cinque notti per ritrovare Tella, e intanto deve evitare di innescare un pericoloso effetto domino che la porterebbe a perdere Tella per sempre…


Ricorda, è solo un gioco…

Caraval è un romanzo ambiguo, affascinante e dal grande potenziale – che però, purtroppo, non è stato sfruttato pienamente. La storia ha tutte le caratteristiche giuste per poter funzionare, a partire dal misterioso e sfuggente Master Legend, uno dei personaggi che teoricamente avrebbe dovuto possedere dei tratti specifici e una personalità esuberante e che invece finisce relegato sullo sfondo per gran parte della vicenda, ridotto a mera comparsa e ad entità quasi astratta. Più in generale gli elementi che di questo romanzo non convincono sono essenzialmente due: i personaggi e le ambientazioni. I primi sono appena accennati, spesso compiono delle azioni illogiche (ad esempio non è spiegato da nessuna parte il motivo per cui il padre delle protagoniste, il governatore Dragna, sia così feroce ed oppressivo nei confronti delle figlie, al punto da arrivare a compiere su di loro violenze efferate), spesso ancora vengono sottolineate fino allo sfinimento alcune caratteristiche proprie della personalità di ognuno di loro:  con Rossella in particolare è davvero molto, molto difficile instaurare un rapporto di empatia, chiusa com’è nel proprio bigottismo e nelle proprie convinzioni. Fortunatamente nel corso della vicenda alcuni lati del suo carattere verranno smussati, anche se per buona parte del romanzo rimarrà qualcuno con cui non riuscirete mai a sentirvi affini al cento per cento. Donatella, invece, rimane al di fuori dei giochi praticamente fino alla fine, quindi di lei non riuscirete a farvi un’opinione precisa se non utilizzando quei pochi elementi forniti dall’autrice: la figlia minore del governatore Dragna è esuberante e spericolata, ha sete di avventure e desidera ardentemente liberarsi dalla tirannia paterna (e per ottenere la libertà è decisamente disposta a qualsiasi cosa). Infine c’è Julian, il misterioso marinaio che accompagnerà le sorelle Dragna a Caraval e che sarà accanto a Rossella durante le notti dedicate al gioco, alla ricerca di Tella e degli indizi per giungere a lei. Julian è, tra tutti, il personaggio che convince di più, quello più carismatico ed enigmatico dell’intera vicenda – molto più di Legend, che di affascinante ha solo il nome e la fama che lo precede.

Altro tasto dolente sono le ambientazioni, sulle quali l’autrice avrebbe potuto giocarsela molto meglio. I luoghi in cui il gioco di Caraval si svolge sono evanescenti, descritti a malapena e relegati quasi esclusivamente ai margini della vicenda, comparse colorate sulle quali non viene mai spesa una parola in più del dovuto. Amara è dunque la constatazione di una mancata cura dei dettagli, specialmente in un posto dove magia, meraviglia e stupore dovrebbero regnare sovrani. Stesso discorso si potrebbe fare per il mondo in cui le protagoniste vivono, anch’esso carente di descrizioni e di una parvenza di collocazione geografica. Cosa sono le Isole Conquistate? In che modo la loro conquista è avvenuta? Sono domande alle quali, purtroppo, probabilmente non avremo mai risposta. 

Nonostante gli ingranaggi alla base della storia non abbiano funzionato come avrebbero dovuto, Caraval è senz’altro un romanzo che si fa leggere con piacere, che regala dei bei momenti di evasione e che tiene col fiato sospeso. Il finale è caotico e affrettato, succedono molte cose insieme e tutti – o quasi – i nodi vengono al pettine. Si intuisce che ci sarà un seguito e si tenta di gettarne già le premesse. La curiosità di scoprire come verranno sviluppate è tanta, accompagnata dalla speranza di una trama più solida e convincente. Lo stile dell’autrice non convince fino in fondo, il lessico utilizzato per descrivere sensazioni e stati d’animo è ripetitivo, numerosi sono i riferimenti ai colori abbinati a questa o quell’emozione e, in generale, sembra come se l’autrice non riesca ad esprimere i sentimenti dei personaggi se non attraverso metafore a volte banali, a volte insensate. 

In conclusione Caraval può essere definito come un romanzo dal potenziale inespresso, non sfruttato fino in fondo. L’idea di base era senz’altro valida, ma purtroppo non è stata supportata da abilità stilistiche e lessicali all’altezza dell’intreccio che probabilmente l’autrice aveva in mente di costruire. L’attesa era tanta, la soddisfazione è stata poca. Questo a dimostrazione del fatto che, nonostante tutto, anche quando un libro viene osannato è sempre meglio approcciarsi ad esso con i piedi di piombo.

Voto finale: 3/5 stelle.