[Recensione] Non avrai segreti – Penelope Ward

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!!
Chiudiamo la settimana con la recensione ad un libro che, purtroppo, non mi è piaciuto. Sto parlando di Non avrai segreti, un contemporary romance stand alone di Penelope Ward pubblicato a fine Giugno dalla casa editrice Tre60.

Non avrai segretiNon avrai segreti – Penelope Ward
Tre60, 288 pagine
Collana: Narrativa Tre60
Genere: Young Adult/Contemporary romance
Traduzione di: I. Katerinov
Cartonato con sovraccoperta, € 16.40 (cartaceo); € 2.99 (ebook)
In vendita da: Giugno 2017

Sin dal loro primo incontro, l’attrazione tra Elec e Greta è irresistibile. Ma se lei è dolce e gentile, lui si comporta in modo stranamente scontroso e aggressivo. Greta però non riesce a smettere di cercarlo: è sicura che sotto quella corazza di tatuaggi e muscoli lui nasconda un cuore tenero e che, dietro il suo sguardo glaciale, ci sia un desiderio feroce, capace di portarla all’estasi. Quando finalmente Greta riesce a conquistarlo, provando sensazioni a lei sconosciute sino a quel momento, una questione famigliare costringe Elec a tornare in California… Dopo sette anni, Elec e Greta s’incontrano ancora. Lei si è ricostruita una vita, mettendo da parte i sentimenti che l’hanno tenuta a lungo legata a lui. Lui ha una nuova compagna di cui sembra essere sinceramente innamorato. Ma è davvero tutto cambiato? Quando un brivido le percorre la schiena, Greta ha un cattivo presentimento: il suo cuore sta per spezzarsi ancora…


L’amore ha il potere di consumarti, ma anche di farti sentire vivo.

WARD1.pngNon ci siamo. Decisamente no. 
Esordisco così perché purtroppo le aspettative che avevo nei confronti di questo romanzo sono state ampiamente deluse. Dopo aver letto – e amato – Bastardo fino in fondo ho deciso di approcciarmi a Non avrai segreti, l’altro romanzo di Penelope Ward pubblicato da pochissimo in Italia, ma questa seconda esperienza non si è rivelata all’altezza della prima, con mio grande rammarico.
Prima di iniziare la lettura di Non avrai segreti sapevo già di trovarmi di fronte ad uno dei primissimi romanzi pubblicati dall’autrice americana – se non erro la pubblicazione in lingua di questo libro risale al 2014 – quindi avevo già messo in conto di poter incappare in uno stile acerbo e non pienamente sviluppato. Da questo punto di vista, infatti, non ho ricevuto sorprese inaspettate e quello che immaginavo a proposito della narrazione si è rivelato fondato. Quello che invece proprio non mi sarei aspettata è la totale assenza di emozioni mentre leggevo la storia di Elec e Greta. Avrei potuto leggere la lista della spesa o le prescrizioni del medico e il risultato sarebbe stato comunque lo stesso: zero coinvolgimento, pathos ridotto al minimo (anche in quelle occasioni in cui, al contrario, l’adrenalina sarebbe dovuta schizzare alle stelle) e una parte finale che, dal mio punto di vista, l’autrice avrebbe potuto tranquillamente risparmiarci.
Il romanzo è narrato prevalentemente dal POV di Greta, protagonista femminile e sorellastra di Elec, un adolescente tormentato e ribelle da sempre in contrasto con il padre. La storia, nella prima parte, affronta il periodo in cui i due protagonisti si sono conosciuti e hanno convissuto sotto lo stesso tetto, tra scherzi di cattivo gusto, ripicche e provocazioni non troppo velate. Ho trovato questa prima parte decisamente affrettata, l’attrazione improvvisa tra Greta ed Elec e tutto ciò che ne è derivato non mi ha lasciato nulla, nemmeno il più piccolo accenno di batticuore. La narrazione è troppo veloce e, a mio avviso, non si sofferma ad approfondire situazioni e dinamiche che, al contrario, meriterebbero qualche piccola attenzione in più. La seconda parte del romanzo si svolge sette anni dopo gli eventi narrati inizialmente: Greta ed Elec sono cresciuti, entrambi WARD2.pnghanno una nuova vita e un lavoro, ma il passato tornerà di nuovo a bussare alle loro porte. Per una serie di circostanze che non sto a specificare i due si rincontrano e scoprono che l’attrazione fatale tra loro è ancora forte ed esige di essere soddisfatta. Anche mentre leggevo del riavvicinamento tra i due protagonisti non ho provato nulla, eppure due innamorati che non si vedono per sette anni dovrebbero far infiammare il lettore quando, per colpa (o merito) del destino tornano ad incontrarsi, non credete? Non so se il problema sono io o il romanzo in sé – se poi di problema vogliamo parlare, visto che la lettura è molto soggettiva – ma comunque vogliamo metterla il risultato non cambia: Elec e Greta non mi hanno conquistata. La loro storia tormentata e proibita non mi ha fatto né caldo né freddo, anzi ho trovato esagerati molti atteggiamenti – ad esempio il vero e proprio feticismo che Elec nutre nei confronti del collo (si avete capito bene, il collo) di Greta. La parte finale poi è quella che mi ha convinta di meno perché l’autrice, tramite un escamotage che scoprirete leggendo, ci fa rivivere la conoscenza tra i due e i relativi sviluppi dal punto di vista maschile. Mi chiedo io, perché? Se lo scopo era quello di farci conoscere meglio Elec la Ward avrebbe potuto introdurre dei capitoli narrati da lui, evitando di appesantire il tutto e di farci rileggere cose già lette.
Unica lancia che spezzo in favore di Non avrai segreti è la velocità con cui si fa leggere, le pagine scorrono via una dietro l’altra e si arriva alla fine del libro in pochissimo tempo.
Mi dispiace tantissimo, però, dover bocciare un romanzo in cui avevo riposto molte aspettative, soprattutto perché la mia esperienza di lettura con la Ward era iniziata nel migliore dei modi. Non mi sento di consigliare questo libro a chi è alla ricerca di un buon contemporary romance, perché ce ne sono di assolutamente migliori sulla piazza. In questo caso potete tranquillamente passare oltre. Il mio voto è di 2/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

Annunci

[Recensione] Dove va la tristezza quando se ne va? – Claire Vassé

Buon pomeriggio, cari lettori!
La seconda recensione della giornata è dedicata ad un altro libro pubblicato il mese scorso dalla casa editrice Tre 60 – che, come oramai avrete capito, è sicuramente tra le mie preferite. Il libro in questione è Dove va la tristezza quando se ne va? della francese Claire Vassé.

Vassé.jpgDove va la tristezza quando se ne va? – Claire Vassé
Tre60, 252 pagine
Genere: Narrativa
Traduzione di: Maddalena Togliani
Cartonato con sovraccoperta, €16.90
In vendita da: Maggio 2017

Quattro anni fa, Solange ha perso l’uomo che amava, Lenny, il padre di sua figlia. Ora si è ricostruita una vita con Paul, che la ama e la fa sentire al sicuro. Finché, un giorno, Solange non riceve una telefonata dal numero di Lenny. È un caso o uno scherzo di pessimo gusto? E se invece fosse un segno del destino? Se Lenny stesse tentando di mettersi in comunicazione con lei? Perché sì, forse lei si è lasciata alle spalle la tristezza… ma dove sarà andata, questa tristezza? E vale la pena di affrontarla un’ultima volta, per dirle veramente addio? Le risposte si nascondono in una Parigi insolita, e bella come non mai, in una casa vuota ma piena di passione, negli occhi e nelle parole di una bambina che crede ancora nelle favole e in un amore difficile eppure delicato come la speranza. E arriveranno, leggere, in riva al mare dei ricordi. Per Solange e per tutti noi che, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti cosa significa davvero amare.


Una telefonata impossibile
Un amore impossibile
Una speranza? Un’illusione?

Vassecard1.pngIl romanzo di Claire Vassé è una vera e propria coccola per l’anima: elegante e raffinato come solo le storie francesi sanno essere, Dove va la tristezza quando se ne va? è uno di quei libri che si imprimono dolcemente nella memoria con il loro melodioso ritmo e la loro prosa tranquilla e, al tempo stesso, intensa.
La storia di Solange è costellata di dolore e tristezza in seguito alla morte del suo amato marito Lenny, che l’ha lasciata sola insieme alla figlioletta di pochi anni, Angele. Ripercorriamo in terza persona la vita di mamma e figlia e ne scopriamo le sfaccettature più intime, dalla sofferenza per la perdita del marito/padre, alla sensazione di sicurezza dovuta alla presenza di un nuovo uomo, Paul, che si prodiga come meglio può per sostenere le due donne e diventare per loro un punto di riferimento.
Nella nuova famiglia tutto fila liscio fino a quando, un giorno come un altro, Solange riceve una telefonata dal numero del defunto marito, Lenny. Leggere quel nome sullo schermo provoca nella protagonista un vero e proprio tuffo al cuore, stravolge la sua vita e la indirizza su binari differenti e inaspettati.
Dove va la tristezza quando se ne va? è un romanzo dove i veri protagonisti sono i ricordi, tutto ciò che fa parte di noi e che porteremo per sempre nel cuore e nella mente anche se non potremo rivivere determinate sensazioni mai più. Affrontare la tempesta che si scatena in Solange è tumultuoso, la vedremo compiere scelte azzardate e Vassecard2.pngimpulsive, la vedremo mettere in discussione la serenità che a fatica è riuscita a costruire per sé e per sua figlia, la vedremo illudersi e poi ancora piangere, amare, sperare. Claire Vassé dipinge alla perfezione la varietà dei sentimenti umani e attraverso le pagine si percepisce una sincera partecipazione da parte dell’autrice, che accompagna il lettore e la protagonista attraverso il tortuoso cammino della vita senza mai essere eccessiva o superficiale.
Ho amato lo stile narrativo della Vassé, la sua prosa armoniosa mi ha cullata e fatta riflettere, mi ha trasportato lì’, nella città degli innamorati, nella dolce e amara Parigi, insieme ad una famiglia speciale e dei ricordi indelebili. L’autrice è stata abilissima nel creare la giusta suspense nel lettore e ha saputo mettere da parte, in più di un’occasione, la razionalità – a favore dell’istinto e dei sentimenti. Leggete questo romanzo se cercate una storia toccante che arriva dritta al cuore. Il mio voto è di 4/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] Le pagine mai scritte del nostro amore – Felicity Hayes-McCoy

Buongiorno lettori e buon Lunedì!
Oggi vi porto alla scoperta di un romanzo delizioso che proprio non potete perdere se amate le storie di amicizia, solidarietà, dolore e rinascita. Sto parlando del romanzo dell’irlandese Felicity Hayes-McCoy recentemente pubblicato dalla casa editrice Tre60, Le pagine mai scritte del nostro amore. 

Le pagine mai scritte del nostro amoreLe pagine mai scritte del nostro amore – Felicity Hayes-McCoy
Tre60, 360 pagine
Traduzione di: Francesca Toticchi
Genere: Narrativa

Il tradimento del marito e il successivo divorzio hanno lasciato Hanna completamente svuotata. Londra è diventata troppo grande, troppo minacciosa per lei. Decide, così, di fuggire là dove sa che nulla è ostile e pericoloso: il suo paese natale, Lissbeg, sulla costa meridionale dell’Irlanda, un grappolo di case in riva all’oceano. Respirando a pieni polmoni l’aria salmastra e passeggiando sulla spiaggia, Hanna riesce a ritrovare un po’ di equilibrio. E poi c’è il lavoro nella minuscola biblioteca locale, che le dà conforto e le permette di entrare in confidenza con gli abitanti del paesino, che hanno accolto con curiosità, ma anche un pizzico di diffidenza, l’arrivo della «straniera».
Ma il dramma arriva anche a Lissbeg: le autorità minacciano di chiudere la biblioteca e Hanna si ritrova coinvolta in prima persona a difendere il cuore pulsante della comunità. Dovrà riscoprire in sé quell’animo battagliero che le difficoltà della vita avevano soffocato e convincere tutti ad aiutarla. Ma è forse troppo tardi per credere nel futuro? E se invece fossero proprio i libri il segreto per cambiare la sua vita?


E’forse troppo tardi per credere nel futuro?

MCCOYCARD1.pngLe pagine mai scritte del nostro amore è il romanzo perfetto per gli amanti delle storie scritte con garbo e dolcezza, quelle storie che non esplodono col botto ma che, tuttavia, riescono ugualmente a lasciare il segno. La storia di Hanna Casey e degli abitanti di Lissbeg, di Carrick, di Crossarra e di tutti i paesini dell’immaginaria penisola del Finfarran è una di quelle storie che si scoprono poco per volta, che si fanno apprezzare per i piccoli dettagli, per i gesti di solidarietà, per lo spirito di comunità e di salvaguardia che accomuna personalità e caratteri spesso diametralmente opposti. Leggere questo romanzo è stato per me un vero e proprio piacere, mi sono crogiolata al sole di fronte all’oceano e sotto i caldi raggi del sole, ho imparato a conoscere ed apprezzare i vari personaggi che l’autrice propone e, soprattutto, mi sono ritrovata a fantasticare su luoghi e ambienti che, pur non esistendo realmente, fanno comunque parte dell’idea che ho dell’Irlanda, un Paese che su di me ha sempre esercitato un forte fascino.
La protagonista indiscussa è Hanna Casey, la bibliotecaria di Lissbeg tornata al suo paesino d’origine dopo un matrimonio finito male con un ricco avvocato londinese. Hanna ritorna a vivere dalla madre, Mary, donna scontrosa e dal carattere pepato. Tra le due non mancano scintille e proprio questo alimenta il desiderio della protagonista di raggiungere un’indipendenza economica e di andare a vivere per conto suo.
MCCOYCARD2.pngDopo un inizio traballante – i primi capitoli non mi hanno convinta del tutto – la storia prende il largo e conosciamo più da vicino gli abitanti dei paesini del Finfarran e le loro attività commerciali: c’è chi gestisce una guesthouse, chi si occupa di ristorazione, chi fa il muratore e chi, ancora, il macellaio. Le piccole realtà indipendenti rischiano di finire in pasto agli squali a causa di un progetto governativo che vuole concentrare le attività in un centro specializzato per attirare turisti e guadagnarci sopra a discapito della povera gente, ma Hanna e gli abitanti dei paesi del Finfarran si rimboccheranno le maniche e daranno vita ad un progetto alternativo che punta, al contrario, a valorizzare le piccole attività e a promuovere il turismo anche nelle zone meno conosciute e sviluppate della penisola – che sono, poi, quelle più belle a livello di fauna e flora.
Il romanzo ruota principalmente attorno al progetto di Hanna e della comunità, alle strategie messe a punto da ogni singolo cittadino e alla fitta rete di legami e solidarietà che, conseguentemente, si sviluppa. La storia abbraccia inoltre la tematica legata alla vita privata di Hanna – tuttavia rimane però secondaria e marginale rispetto alla causa pubblica.
Lo stile dell’autrice rimane sempre pacato e sobrio, la narrazione risulta spesso appesantita dalle numerose descrizioni, ma nel complesso ho apprezzato il modo di scrivere della Hayes-McCoy. Di sicuro non ci troviamo di fronte ad un libro capace di stravolgere la nostra vita, però ne consiglio la lettura perché si tratta di una storia bella e rilassante che vale la pena conoscere. Ideale per iniziare al meglio la stagione estiva, nonostante le numerose descrizioni si divora in poco tempo e, superata la prima parte a mio giudizio poco convincente, ingrana la marcia e si fa sempre più interessante. Il mio voto finale è di 3,5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] Le cose belle che vorrai ricordare – Mattia Bertoldi

Buongiorno e buon Lunedì, cari lettori!
Iniziamo la settimana con la recensione di uno degli ultimi libri che ho avuto il piacere di leggere, Le cose belle che vorrai ricordare, una storia toccante e commovente che mi ha fatto compagnia nei giorni scorsi – tra compleanni e battesimi vari. Mattia Bertoldi è un autore che mi ha colpita moltissimo, continuate a leggere per scoprire perché!

Le cose belle che vorrai ricordareLe cose belle che vorrai ricordare – Mattia Bertoldi
Tre60, 350 pagine
Genere: Narrativa
Cartonato con sovraccoperta, € 16,90
In vendita da: Aprile 2017
Zoe ha 5 anni quando metà del suo mondo si appanna; una malattia rende cieco il suo occhio sinistro, trasformandolo in una specie di perla. Solo grazie all’affetto dei genitori, e soprattutto del padre, che le insegna a vivere in modo sereno e positivo, Zoe riesce a sentirsi non diversa ma «speciale»: la sua sensibilità le permette di vedere ciò che altri non vedono, le dà una marcia in più per combattere le battaglie della vita. Zoe ha 21 anni quando la sua intera esistenza cambia: dopo la morte della madre, torna a casa, in quel paesino da cui era fuggita per inseguire il sogno di diventare pianista. Nulla sembra cambiato, ma tutto è diverso, perché suo padre – il suo energico, allegro, coraggioso padre – si è chiuso in un mutismo assoluto, il cuore indurito dal dolore e dalla solitudine. Toccherà quindi a Zoe riaccendere in lui la speranza, senza sapere però che quella fiammella illuminerà un segreto destinato a cambiare la sua vita e quella dell’intero paese, riscrivendo le storie grandi e piccole che lo animano. Perché ci sono sempre cose belle che si vogliono ricordare. Basta cercarle e guardarle con occhi nuovi, occhi “di perla”…


Raccogli le cose belle che vorrai ricordare, da qua a per sempre.
Ma mi raccomando: devono essere solo cose memorabili.

WhatsApp Image 2017-05-08 at 12.18.45Le cose belle che vorrai ricordare è un romanzo meraviglioso che ho scoperto nel weekend appena terminato ed è proprio una di quelle cose belle che vorrò ricordare a lungo, perché mi ha totalmente rapita e affascinata. La storia di Zoe e della sua famiglia mi ha commossa e ha toccato le corde più sensibili del mio cuore, quelle che proprio non riescono a rimanere indifferenti e si sciolgono come neve al sole di fronte a circostanze del genere. La protagonista, Zoe, vi conquisterà sin dalle primissime righe: la conosciamo bambina , tra i corridoi di un ospedale, dove a soli 5 anni le viene diagnosticato un retino blastoma unilaterale irreversibile che le fa perdere la vista all’occhio sinistro. Bertoldi è stato bravissimo a descrivere l’esperienza della malattia dal punto di vista di una bambina, ho adorato la dolcezza con la quale ha dipinto Zoe e tutti i personaggi che le ruotano attorno, dalla famiglia all’equipè medica – in particolare l’oculista di fiducia, che ha sempre delle caramelle alla fragola in tasca per i suoi giovani pazienti.
Zoe dimostra sin da subito di essere una bambina speciale, non solo per il suo occhio, ma per il suo modo di affrontare la vita. Accanto a lei troviamo un papà straordinario, di quelli che aiutano a trovare il buono nelle cose di tutti i giorni, anche quando il resto del mondo vede solo il negativo, e una mamma forse meno espansiva e più rigida, ma con un modo tutto suo di amare la propria figlia.
La narrazione procede alternandosi tra ieri e oggi, mantenendo costantemente un buon ritmo e una prosa sempre fluida e adeguata: Bertoldi mi ha conquistata con la sua semplicità e con la sua dolcezza, due caratteristiche che adoro trovare in un buon romanzo. La storia è narrata in prima persona da Zoe, sia nel passato che nel presente.
Proprio i capitoli riservati all’oggi sono quelli che più mi hanno tenuta incollata alle pagine del libro: Zoe ha ventuno anni, ha da poco perso sua madre e suo padre è caduto in una depressione profonda e la situazione è talmente grave da spingerla ad abbandonare la sua vita in Danimarca e a fare ritorno in Svizzera, alla casa della sua infanzia. L’aspetto che più mi ha colpita della storia è la capacità dell’autore di amalgamare alla perfezione contenuti differenti: non si focalizza tutto sulla malattia di WhatsApp Image 2017-05-08 at 12.18.37Zoe, ma si affrontano anche problemi famigliari, obiettivi di vita, ricordi del passato e sogni circa il futuro. Le cose belle che vorrai ricordare è un romanzo dinamico, in continuo movimento: ogni capitolo è un’impronta importante, un tassello necessario per comporre la storia e ogni personaggio che incontreremo nel corso della lettura ci lascia, a suo modo, qualcosa. Ho amato Zoe e la sua forza d’animo, il suo rapporto con il papà, il suo desiderio di farlo stare bene: nel passato conosciamo un uomo pieno di vita e di speranze, sognatore e ottimista, mentre nel presente ci troviamo di fronte una persona distrutta che ha perso l’amore della sua vita e ha deciso di rinchiudersi in casa e di isolarsi dal resto del mondo. Mi sono emozionata nel leggere di come Zoe fa di tutto per liberare il padre dal guscio nel quale si è rinchiuso, ho percepito netta e precisa la forza di un legame così forte, come quello che solo tra padre e figlia può esserci.
D’altro canto ho amato moltissimo anche conoscere Zoe dal punto di vista personale: amicizie, cotte, il suo amore per il pianoforte e per la musica, il rapporto con il suo cane Polifemo. Tutto, di questa ragazza, mi ha appassionata e in particolare sul finale le emozioni mi hanno travolta come un fiume in piena, costringendomi in più di un’occasione a mettere i stand by la lettura e a riprenderla solo dopo essermi calmata.
Non capita spesso che un autore riesca a coinvolgermi a tal punto, Mattia Bertoldi invece c’è riuscito al primo colpo e di questo non potrò mai ringraziarlo a sufficienza: Sono proprio i libri come questo a farmi amare la lettura, libri che lasciano un’impronta e a cui continui a pensare anche dopo aver girato l’ultima pagina. Spero di leggere presto altro di questo talentuoso e promettente autore italiano! Il mio voto è di 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

[Recensione] La casa sull’isola – Catherine Banner

Buongiorno lettori e buon Venerdì a tutti voi!
Chiudiamo in bellezza la prima settimana di Maggio con la recensione di un libro di cui mi sono letteralmente innamorata: La casa sull’isola di Catherine Banner, pubblicato il mese scorso dalla casa editrice Tre60.

La casa sull'isolaLa casa sull’isola – Catherine Banner
Tre60, 412 pagine
Genere: Narrativa contemporanea
Traduzione di: Laura Di Rocco
Copertina rigida, € 16,80
In vendita da: Aprile 2017

1914, Isola di Castellamare, Sicilia. In una notte d’inverno, due bambini nascono in due case distanti solo qualche centinaio di metri. Il primo è figlio di Amedeo, il medico condotto dell’isola, e di sua moglie Pina. Anche il secondo è figlio di Amedeo, ma la madre è la sua amante, Carmela, moglie del sindaco di Castellamare. Silenzioso e letale, lo scandalo si propaga nell’isola e distrugge la reputazione di Amedeo, che si ritrova così a gestire un bar-pasticceria collocato all’interno di una vecchia casa, la cui terrazza diventa per lui – e per gli abitanti di Castellammare – un luogo da cui osservare e commentare un mondo che cambia vorticosamente: la tragedia di due guerre mondiali, lo slancio della ricostruzione, le tensioni sociali e politiche degli anni ’70, la sfacciata abbondanza degli anni ’80 e le luci e le ombre del nuovo millennio. E, sebbene sull’isola tutto sembri immutabile, i figli e i nipoti di Amedeo non soltanto vivranno tutti questi cambiamenti, ma v’intrecceranno anche le loro storie di amicizia e d’amore, di morte e di speranza.


WhatsApp Image 2017-05-04 at 17.58.58La casa sull’isola è stato il libro rivelazione del mese di Aprile, innanzitutto perché mi ha fatto conoscere un’autrice talentuosa, che sa bene cosa vuole raccontare e ha tutti gli strumenti giusti per farlo nella maniera più incisiva possibile, e poi perché mi ha trascinata indietro nel tempo, ha portato alla mia immaginazione profumi, sapori e tradizioni che nemmeno conoscevo e mi ha fatta innamorare ancora di più della Sicilia, terra che non conosco benissimo, ma che da sempre mi affascina parecchio.
Catherine Banner sa il fatto suo e ci propone un romanzo indimenticabile, una ricca e corposa saga famigliare che appassiona e dalla quale staccarsi è difficile. Ogni personaggio è curato fin nel più piccolo dettaglio ed è inserito alla perfezione nel contesto storico e sociale nel quale la vicenda è ambientata. Il punto forte del romanzo è proprio la sua complessità, il suo inserirsi senza impaccio tra guerre e politica, tra realtà sociali differenti – presenti non solo nell’Italia in sé (ad esempio le disparità tra Firenze e Castellammare, la piccola isola siciliana fulcro della narrazione, sono abissali), ma addirittura all’interno della stessa comunità – sull’isola, infatti, vige una gerarchia non scritta, ma ugualmente chiara a tutti, un prestigio sociale basato sulla ricchezza e sul ruolo ricoperto in città.
I fatti narrati coprono un arco temporale piuttosto lungo e iniziano, pressappoco, intorno agli anni 1914-1921: l’autrice descrive abilmente l’agonia provocata dalla guerra, il grande senso di instabilità dovuto alla partenza degli uomini, la forza delle donne nel rimboccarsi le maniche e continuare con le attività quotidiane. Sin da subito conosciamo uno dei grandi protagonisti della storia, il dottor Amedeo Esposito, che dalla caotica Firenze si sposta in un’isoletta sperduta nei pressi della Sicilia per esercitare la sua professione. La realtà che l’uomo trova davanti a sé è totalmente differente da quella da cui proviene: Castellammare è una gemma persa nei meandri del tempo, i suoi abitanti vivono umilmente, tutti si conoscono e anche le malelingue non mancano. Amedeo giunge sull’isola nella serata dei festeggiamenti in onore di Sant’Agata, patrona e protettrice del luogo, e sin da subito si rende conto che la vita, lì, non sarà semplice. Un flashback magistralmente narrato ci mostra l’infanzia del protagonista, il suo abbandono al brefotrofio fiorentino, i suoi problemi e la solitudine che ha caratterizzato gran parte della sua vita. Castellammare rappresenta per lui un riscatto, la possibilità di ricominciare da capo e di costruire una famiglia tutta sua. Ovviamente, come potrete immaginare, succederanno tantissime cose – scandali, amori e passioni proibiti, pentimento e dolore. Le emozioni che la lettura di questo romanzo mi ha lasciato sono troppe per essere descritte, ogni pagina è ricca di vissuto e di ricordi ed è impossibile non assaporare ogni parola che l’autrice imprime sulla carta. Lo stile di Catherine Banner è quanto di più poetico possiate immaginare, le sue parole sono dolci e incisive e, all’occorrenza, altrettanto dure e lapidarie.
La casa sull’isola è un romanzo che segna e rimane impresso nella memoria, non è uno di quei libri che lasciano un’impronta sbiadita destinata a scomparire nel giro di qualche giorno. La storia della famiglia Esposito – di tutte le generazioni che incontreremo (e non sono poche) – entra sottopelle e coinvolge, non c’è stato mai un momento in cui ho percepito la mia attenzione venire meno, al contrario mi sono trovata sempre più immersa nelle vite e nei pensieri dei protagonisti. Ho amato in particolare la forza dimostrata dalle donne, figure centrali dell’intera vicenda, forti e misericordiose, ostinate e controverse come solo noi donne sappiamo essere. Nei volti degli abitanti di Castellammare ho percepito l’autenticità, l’assenza di costrizioni e costruzioni, e tutti mi sono apparsi reali nei loro pregi e difetti. Reali come la bravura dell’autrice, che si è piazzata in cima alla lista dei miei scrittori preferiti e della quale spero di leggere presto altro. Consiglio questo romanzo a chi ama le storie corpose e dense, dove azione e riflessione si susseguono incessanti, dove i personaggi da tenere a mente non sono pochi – così come le emozioni. La casa sull’isola è un viaggio sulle montagne russe dal quale uscirete cambiati. Lo consiglio caldamente e non posso che votarlo con 5/5 stelline.
Alla prossima,
Simona