[Recensione] Donne pericolose – Compton Mackenzie

Buongiorno lettori e buon Lunedì a tutti voi!
Oggi sono qui per parlarvi dell’ultimo libro che ho letto, Donne pericolose di Compton Mackenzie ,edito da Sonzogno e pubblicato nella collana Bittersweet.

Credo che il mio amore vada oltre l’amore comune, che riguardi la creazione e non la procreazione, e per questo mi considero privilegiata di essere fatta come sono fatta. Mi considero una prova vivente del progresso, non un mostro. Sono convinta che in futuro tutto l’amore sarà omosessuale.

Chiudete gli occhi e immaginate per un attimo di viaggiare nel tempo. Siete nella Capri degli anni Venti del Novecento, isola bellissima e suggestiva, in compagnia di un gineceo di signore esuberanti, discepole di quella poetica saffica che a distanza di tanti anni continua ad affascinarci e ad incantarci con la sua malia. Queste donne saranno le protagoniste di complotti, intrighi, segreti e corteggiamenti spietati. Tra elogi e lodi alla cultura ellenica e un’isola da sogno a fare da contorno alla vicenda voi stessi sarete catapultati in un’altra dimensione, una realtà parallela che si rivelerà talvolta placida talvolta tumultuosa, e vi condurrà alla scoperta di una storia destinata ad essere ricordata. Donne pericoloseExtraordinary women in originale – è un libro che mi ha coinvolta ed è riuscito a suscitare in me sentimenti contrastanti, perché se da un lato sono riuscita a cogliere le sottili sfumature che Mackenzie ha donato ad ognuna delle sue eroine, dall’altro in più di un’occasione sono rimasta infastidita dalla torbidità e dal prevalere su tutti ad ogni costo della protagonista indiscussa, Rosalba Donsante.

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Saffo – Amore

Rosalba è una donna dall’aspetto androgino, amata e benvoluta da tutti gli abitanti di Sirene ( l’autore chiama Capri in questo modo) e custode dell’amore di più di una gentildonna. I vari pianeti che, uno ad uno, transiteranno attorno all’orbita tracciata da Rosalba, non sono pochi: conosciamo Rory Freemantle, Lulu de Randan e la contessa sua madre Hermina, Cléo Gazay, Olimpia Leigh, Bébé Buonagrazia, Zoe Mitchell e tante, tantissime altre. Ognuna di loro finisce inevitabilmente per cadere nella sottile rete intessuta da Rosalba, che da vera e propria primadonna sente la necessità di passare da fiore in fiore e di seminare, a modo suo, zizzania. Questa protagonista non è semplice da capire, né tanto meno da amare. La sua esuberanza, il suo desiderio di prevalere e di entrare nelle grazie delle maggiori personalità di spicco dell’isola di Sirene, mi hanno irretita in più di un’occasione. Il rapporto di Rosalba con Rory è uno di quelli che più mi ha fatto riflettere: Rory Freemantle è ricca, può avere ciò che desidera – tutto tranne la signorina Rosalba, che continua a sfuggirle e che, diciamocelo, spesso e volentieri si approfitta di lei. Rory è consapevole dell’aspetto libertino di Rosalba e nonostante ciò continua ad amarla e a venerarla sopra ogni cosa. Compra una villa e la arreda secondo il gusto di quest’ultima, cerca di costruire un nido tutto loro dove poter vivere insieme e coltivare un rapporto fatto di alti e bassi, ma Rosalba non ne vuole proprio sapere. Rory è ostinata, ma Rosalba lo è di più e continua a fare di testa sua, continua a volare di fiore in fiore nel disperato tentativo di essere la più amata, la più desiderata, la più ambita. In questo libro ogni rapporto è pronto per essere messo in discussione, persino quello tra madre e figlia. Mackenzie ci fa respirare un’aria libertina, una totale assenza di inibizioni e una naturale inclinazione all’omosessualità. E’proprio quest’ultimo aspetto ad avermi affascinata maggiormente: la libertà di essere ciò che si è indipendentemente dalla società e dal pensiero comune, la libertà di queste donne – straordinarie eccome – di essere ciò che sono, di comportarsi come meglio credono e di essere, perché no, talvolta fuori dagli schemi. Se pensiamo che questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928 ci rendiamo conto di come certe idee per l’epoca fossero a dir poco “rivoluzionarie”. Il libro di Mackenzie ha rischiato di essere bandito dalla Chiesa, anche se poi è stato giudicato meno scandaloso di altre sue opere contemporanee ( ad esempio Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall, bandito all’epoca poiché reputato diseducativo e deviante).
L’autore dona ad ognuna delle sue eroine una caratteristica unica, qualcosa di particolare che le rende appunto “straordinarie”. Entriamo in punta di piedi in questo gruppo sopra le righe e ci ritroviamo coinvolti in prima persona nei loro intrighi, nelle loro scaramucce, nelle attrazioni e nelle antipatie che inevitabilmente si creano. Centro di tutto, come ho già detto, è Rosalba – anche se accanto a lei non mancano donne altrettanto complesse e decise, come ad esempio le americane Royle, o la compositrice dalla lingua tagliente, Olimpia Leigh. Interessante è stato scoprire che l’autore, nel creare alcune delle sue eroine, si è ispirato a persone realmente esistite. Nella postfazione – curata, ironica e ben scritta – di Stefania Bertola, scoprirete alcuni dettagli a riguardo.
Vi starete forse chiedendo come vengono concepiti gli uomini all’interno di questo romanzo manifesto della cultura saffica, dove l’amore tra donne prevale nettamente sull’amore eterosessuale. Gli uomini ci sono, ma dalla maggior parte delle dame vengono visti come incapaci ad amare, incapaci a donarsi completamente all’altro. L’unico uomo che si distingue è Daffodil, un giovane garbato, con senso del ritmo e dalla figura filiforme ed effeminata.

Risultati immagini per CapriA completare il quadro formato da questo numeroso ed eccentrico gruppetto c’è infine una descrizione poetica e magica dell’isola di Sirene. Ci vengono presentati in tutta la loro meraviglia i golfi, le terrazze, i boschi, gli strapiombi sul mare, gli scorci di cielo intravisti da una finestra. Mackenzie ci fa innamorare di Capri, ci fa venire voglia di saltare sul primo traghetto e di andare a visitare quest’isola ricca di meraviglie e di benessere.
Emerge inoltre la profonda conoscenza dell’autore sia del francese che del greco, due lingue che ricorrono in più di un’occasione all’interno del libro. Unico appunto che mi sento di fare in merito alla forma è proprio questo: spesso e volentieri vengono utilizzate delle frasi in greco all’interno di un dialogo che poi non vengono tradotte, e questo risulta davvero inconveniente per chi non è a conoscenza della suddetta lingua.

In conclusione trovo che Donne pericolose sia un vero e proprio inno alla cultura e all’amore ellenico, un must have per tutti coloro che amano i buoni classici e amano soprattutto riscoprire dei piccoli gioielli che meritano di entrare nelle librerie. Il libro di Mackenzie è uno di questi, per cui non posso che consigliarvelo.
Il mio voto è di 4/5.
Alla prossima,
Simona

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Donne pericolose – Compton Mackenzie

Sonzogno, 313 p.
Traduzione di Daniele Brolli

Postfazione di Stefania Bertola
Collana Bittersweet ( A cura di Irene Bignardi)
Letteratura classica

Copertina flessibile, 16.50 €
In vendita dal 1 Settembre 2016

5 libri che voglio leggere #1

Buongiorno lettori e buon Venerdì a tutti voi!
Oggi ho pensato di scrivere un articolo diverso dal solito – mi piacerebbe parlarvi di tantissime cose, ma purtroppo il tempo che ho a disposizione non è tantissimo e quindi molto spesso mi limito a recensioni e segnalazioni delle ultime novità editoriali.
Ho pensato così di ideare una nuova rubrica, che spero riuscirò ad aggiornare con una certa frequenza. In questo spazio di volta in volta racchiuderò 5 titoli di libri che ancora non ho letto, ma che ho assolutamente intenzione di acquistare e leggere quanto prima.
Ci sono letture che non possono mancare nella mia formazione, letture che non ho mai trovato il coraggio o il tempo di affrontare e che devo recuperare il prima possibile.
Amo la letteratura e questo penso si sia capito. Amo leggere i classici di ogni epoca – in particolare quelli del 1800 – la narrativa straniera e italiana ( moderna e contemporanea), e ho una particolare predilezione per la letteratura americana, per quella inglese e per quella russa. Mi sono quindi ripromessa di colmare le mie lacune leggendo autori che sono dei veri e propri pilastri in questi ambiti.
Inizio subito con 5 dei titoli che sono finiti in cima alla mia wishlist. Fatemi sapere se ne avete letto qualcuno : )

1 – Pastorale americana di Philip Roth

Pastorale americana (Einaudi tascabili. Scrittori) di [Roth, Philip]Seymour Levov è alto, biondo, atletico: al liceo lo chiamano «lo Svedese». Ebreo benestante e integrato, ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e di gioie familiari.  Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam, esplose negli Stati Uniti, non coinvolgono anche lui, e nel modo piú devastante: attraverso l’adorata figlia Merry, decisa a «portare la guerra in casa». Letteralmente. Ma Pastorale americana non si esaurisce nell’allegoria politica; è un libro sulla vecchiaia, sulla memoria, sull’intollerabilità di certi ricordi.
Lo scrittore Nathan Zuckerman, fin dall’adolescenza affascinato dalla vincente solarità dello Svedese, sente la necessità di narrarne la caduta. E ciò che racconta è il rovesciamento della pastorale americana: un grottesco Giudizio Universale in cui i Levov, e i lettori, assistono al crollo dell’utopia dei giusti, al trionfo della rabbia cieca e innata dell’America.

ghirigiri

Le correzioni – Jonathan Franzen

Le correzioni (Einaudi tascabili. Letteratura Vol. 1110) di [Franzen, Jonathan] «Lo si sentiva nell’aria: qualcosa di terribile stava per succedere». Enid e Alfred Lambert trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l’uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l’altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un «ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell’America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto»; Denise, chef di successo con una vita privata, secondo i canoni dei Lambert, molto discutibile. Il temporale annunciato spazzerà via molte cose di valore ma ne restituirà altre piú limpide. Un grande romanzo che si legge d’un fiato, ricco di umorismo e umanità e al tempo stesso duramente critico verso la società contemporanea e i suoi pochi, incerti valori. Impossibile non riconoscere che i Lambert siamo noi: in un momento della nostra vita, in qualsiasi luogo del primo mondo.

ghirigiri

I Buddenbrook – Thomas Mann

I Buddenbrook: Decadenza di una famiglia (Oscar classici moderni Vol. 80) di [Mann, Thomas]È la storia dell’ascesa e del declino di una famiglia della borghesia mercantile del sec. XIX, titolare a Lubecca di una ditta di cereali, fondata nel 1768. La vicenda si intreccia introno alla vita dei primogeniti di quattro generazioni: Johann senior, Johann-Jean junior, Thomas e Hanno. Il romanzo si apre con un pranzo dato dal vecchio Johann per inaugurare la nuova sede della ditta. Le fortune della famiglia aumentano, Johann junior diventa console dei Paesi Bassi, Thomas senatore. Thomas acquista una nuova sede ancora più prestigiosa dell’altra, ma i germi della decadenza diventano sempre più evidenti. Christian, fratello minore di Thomas, muore in sanatorio; la sorella Tony passa da un matrimonio all’altro, l’ultimo erede Hanno muore infine di tifo.

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I fratelli Karamazov – Fedor Dostoevskij

I fratelli Karamazov (eNewton Classici) di [Dostoevskij, Fëdor Michajlovic]Unanimemente considerata tra le opere più alte della letteratura russa e di tutto l’Ottocento europeo, I fratelli Karamazov è l’ultima fatica di Dostoevskij. Pubblicato in parte, tra il 1879 e il 1880, sul «Messaggero Russo», vide la luce nella sua forma integrale nel 1880. Al centro della narrazione le vicende della famiglia Karamazov, padre e quattro figli, di cui uno illegittimo e tre nati da madri diverse, tutte precocemente scomparse. Aleksej, Dmitrij, Ivan e Smerdjakov si muovono circondati da un teatro di personaggi altrettanto cruciali e determinanti, non solo ai fini della narrazione ma anche ai fini del perfetto equilibrio su cui l’architettura del romanzo è costruita. È la storia di un parricidio, è la storia di una schiera di anime alla ricerca della verità e di una salvezza possibile, tutta spirituale, che l’autore cuce addosso al suo Aleksej, illuminandolo sin dalle primissime pagine di una luce forte e ostinata, che è propria solo degli “eroi”.

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Gita al faro – Virginia Woolf

Gita al Faro (eNewton Classici) di [Woolf, Virginia]Quando, nel 1925, Virginia Woolf si accinse a scrivere Gita al Faro era decisamente giunta alla soglia della maturità artistica: in questa sua opera riuscì infatti mirabilmente a mostrare il suo sapiente dominio delle possibilità del monologo interiore e la straordinaria capacità di muoversi liberamente tra il flusso delle coscienze dei personaggi. Con tutta la sua avvolgente bellezza, questo romanzo è una commossa elegia all’Assenza: assenza innanzitutto della madre, morta quando la Woolf aveva solo tredici anni, lasciandole un vuoto incolmabile. Ed è proprio tale immagine cara a legare le diverse solitudini dei protagonisti di questa rievocazione corale, tutti chiusi in un proprio mondo isolato da cui è difficile comunicare. Fluido e ritmato come il mare sotto il raggio ora breve ora lungo del Faro che fende l’oscurità della notte, il romanzo si impone al lettore con la forza della memoria, il fascino del ricordo, la voce struggente della nostalgia.

Che dite, vi piace come inizio? ❤
Alla prossima,
Simona