[Recensione] Lo scarabocchio – Cinzia Nazzareno

Buon pomeriggio, cari lettori!
Oggi parliamo del libro che ha sancito l’inizio della mia collaborazione con la casa editrice Bonfirraro – Lo scarabocchio di Cinzia Nazzareno. Preparatevi ad un romanzo complesso e riccamente intrecciato, narrato fluidamente e capace di tenere il lettore incollato alle pagine!

Lo scarabocchio.jpgLo scarabocchio – Cinzia Nazzareno
Bonfirraro Editore, 237 pagine
Brossura, € 16,90
In vendita da: Aprile 2017

Olmo è un piccolo borgo della Sicilia degli anni ’70. È qui che vive la famiglia, apparentemente felice, di Filippo Aletta. Soltanto l’ultimogenito, lo strano e tormentato Gianni detto “Genny”, desta alcune preoccupazioni. Quando una notte, nel fienile, il padre lo scorge in atteggiamenti equivoci con lo sgorbio del villaggio, prende coscienza con amarezza della sua vera identità sessuale di donna intrappolata nel corpo di un ragazzo e, in preda a una crisi di nervi, lo caccia da casa e gli intima l’immediato trasferimento a Roma. È lì che l’ingenuo Genny spera di incontrare il vero amore…Con una struttura a cornice che apre, pervade e chiude il racconto e che ne rivelerà il messaggio più profondo, la storia è il crudele affresco di una società cieca e bigotta, pervasa da infiniti pregiudizi nei confronti della “diversità”, e prosegue con travolgenti colpi di scena, fino a giungere a uno struggente finale mozzafiato.


La Nazzareno racconta con delicatezza un’intera epopea familiare, attraverso la difficoltà di una protagonista in absentia, intima e lieve, che vuole affermare la propria identità sessuale in una Sicilia ancora impreparata al cambiamento.

(Emanuela E. Abbadessa)

Cinzia Nazzareno è stata, per me, una meravigliosa scoperta: ho amato il suo stile narrativo così ricco e variegato, la ricercatezza del lessico utilizzato affiancata alle espressioni dialettali tipiche della Sicilia, la tematica – scottante – che ha scelto di trattare in questo suo secondo romanzo. Lo scarabocchio è una lettura intensa, di quelle che si fanno divorare in poche ore talmente riesce a catturare l’attenzione. Tutto, in questo libro, è descritto nei minimi dettagli, personaggi in primis: Albina, sua nonna Camilla, ma anche i componenti della famiglia Aletta – Filippo, Caterina, Mila e Genny. La particolarità che più ho apprezzato del libro è il suo raccontare due storie contemporaneamente, il suo viaggiare nel passato attraverso ricordi dolorosi e, allo stesso tempo, affrontare il presente e i problemi della giovane e talentuosa Albina.
Tutto parte proprio da lei e dalla tesi in sociologia che le viene affidata dall’affascinante ed esigente professor Sorino: Albina deve proporre un argomento scottante e socialmente rilevante, qualcosa accaduto nel passato che ha fortemente influito su dinamiche sociali e modi di vivere. Accontentare qualcuno pignolo come il professor Sorino non è semplice, eppure Albina ci riesce – grazie soprattutto all’aiuto di sua nonna Camilla, che inizia a rivelarle e a raccontarle una vicenda che, negli anni 70, ha sconvolto il piccolo paesino di Olmo e ha decretato la sventura di una famiglia apparentemente felice. Conosciamo così gli Aletta e ne ripercorriamo la storia sin dalle origini, quando Filippo – giovane donnaiolo incallito – si invaghisce di Caterina ed inizia a corteggiarla.
La narrazione procede fluida e tenere l’attenzione alta non è difficile: la storia appassiona, coinvolge, ha quel tocco di territorialità che la rende originale e decisamente travolgente. Cinzia Nazzareno ci accompagna all’interno della vita di paese, dove spesso l’opinione degli altri riesce ad avere la meglio sugli affetti a noi più cari. E’quello che, purtroppo, accade a Genny, la figura più ambigua e più interessante di tutto il romanzo. Tra le tante tematiche affrontate c’è, infatti, la sessualità e i dubbi che essa può causare, soprattutto se nasci uomo ma, nel profondo di te, senti di essere una donna. E’così che si sente Gianni, figlio minore degli Aletta che viene in seguito ribattezzato Genny, ed è proprio per questo suo sentirsi donna che si creerà una crepa all’interno della famiglia.
Lo scarabocchio è una saga famigliare intensa e dolorosa, per certi versi mi ha ricordato I Malavoglia di Verga – come lì, anche qui i personaggi sembrano essere perseguitati da un destino avverso. Più volte mi sono soffermata a riflettere sul male che la Nazzareno ha voluto sottolineare tra le righe del suo romanzo, un male che tuttora permea la nostra società e, molto spesso, distrugge rapporti e persone.
La narrazione procede spedita tra passato e presente – che, ad un certo punto, finiscono per intrecciarsi. Ho amato l’intreccio creato dall’autrice, mi sono appassionata alla sventurata vicenda di Genny e a quella di sua sorella Mila, donna incredibilmente bella e altrettanto sfortunata. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa e, nel bene e nel male, mi sono ritrovata coinvolta, sviluppando un mio pensiero riguardo l’andamento della storia e tifando per questo o per quell’altro personaggio.
L’epilogo mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma l’ho trovato assolutamente necessario per chiudere il cerchio nel modo più appropriato e reale possibile. Lo scarabocchio non rappresenta solamente una realtà fittizia, ma è la riproduzione in chiave romanzata della realtà che, in certi paesini e non solo, ancora si respira. Leggendo questo libro rifletterete e vi indignerete per come a volte il destino sa essere beffardo, ma proverete sicuramente l’esperienza di una lettura diversa e unica nel suo genere. Lo promuovo? Eccome! Il mio voto è di 4/5 stelline.
Alla prossima,
Simona

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