[Recensione] Umami – Laia Jufresa

Buongiorno lettori e bentornati al Salotto dei Libri!
Chiudiamo la settimana in bellezza con la recensione ad un romanzo bellissimo che non potete assolutamente lasciarvi sfuggire!! Si tratta di Umami, una delle ultime pubblicazioni in casa Sur. Scopriamolo meglio insieme!

Umami.pngUmami – Laia Jufresa
Edizioni SUR, 250 pagine
Paese: Messico
Traduzione di: Giulia Zavagna
Copertina flessibile, € 16,50 (cartaceo) – €9,99 (ebook)
In vendita da: Maggio 2017

Nel romanzo d’esordio di Laia Jufresa si incrociano i destini di una ragazzina che sogna di coltivare mais in cortile, un antropologo vedovo, una giovane pittrice che inventa colori, due musicisti, una mamma hippy e un papà contabile. Nel corso dell’afosa estate di Città del Messico, mentre Ana è intenta ad allestire il suo orticello, scopriamo le storie dei suoi vicini, tra segreti e non detti che solo poco a poco ci permettono di completare il puzzle della narrazione. Chi era davvero mia moglie? Perché mamma se n’è andata? Com’è possibile che una bambina che sapeva nuotare sia affogata? Queste e molte altre sono le domande alle quali i deliziosi personaggi del romanzo tentano di dare risposta tornando, ognuno a modo suo, a interrogare un passato che è ancora più presente che mai. Con una scrittura delicata e mai banale, Laia Jufresa racconta una storia di innocenza e perdita, ma anche di crescita e ritorno alla vita, che nella stessa pagina riesce a farci ridere, commuovere, e sorridere ancora.


Eravamo due persone ma allo stesso tempo una persona sola.

WhatsApp Image 2017-07-20 at 22.25.52.jpegCi sono libri nei quali inciampi quasi per caso, te li ritrovi improvvisamente davanti agli occhi e non puoi fare a meno di portarli a casa con te. L’innamoramento del mese di Luglio è rappresentato, per me, da Umami di Laia Jufresa, pubblicato nei mesi scorsi da Sur nella traduzione – validissima – di Giulia Zavagna. Romanzo corale ambientato a Città del Messico, Umami racchiude in sé storie di famiglie e di solitudini, di dolori e ricordi che riaffiorano, di tanti sapori diversi e variegati – proprio come la vita. Diviso in quattro sezioni, ognuna di esse composta a sua volta da capitoli narrati da più voci e sempre a ritroso nel tempo (dal 2004 al 2000), l’esordio letterario di Laia Jufresa colpisce per la sua versatilità e per le infinite sfumature sul significato dell’esistenza che riusciamo a scorgere tra le sue pagine. Uno per uno, chi più chi meno, gli abitanti di Villa Campanario ci offrono un pezzetto di sé, stimolando i nostri sensi e e rendendoci partecipi delle emozioni e degli imprevisti che si susseguono nelle loro vite. Il comprensorio di Villa Campanario è speciale perché ogni casa prende il nome da uno dei cinque gusti che siamo in grado di percepire con la nostra lingua: acido, amaro, salato, dolce e umami. Conosciamo così Marina, giovane pittrice con evidenti disturbi alimentari, alle prese con il proprio futuro e con la precarietà di una vita fondata su basi poco solide; Beto e Pina, rimasti soli in seguito all’abbandono di Chela (rispettivamente moglie e madre), che cercano di arrangiarsi come meglio possono e di colmare il vuoto lasciato nelle loro vite; Ana e la sua famiglia, sconvolta dalla morte prematura della sorellina Luz, di appena cinque anni, e dall’instabilità emotiva della madre, che dopo il tragico evento non è più stata la stessa; il dottor Semitiel, uno dei maggiori esperti di milpa, amaranto e umami in Messico, che ci accompagna con struggimento e pathos all’interno della sua relazione con la defunta moglie, Noelia. Ognuno di questi personaggi ha qualcosa di interessante da dire, messaggi a volte chiari, a volte lasciati a nostra libera interpretazione. Gli abitanti di jufresacard1.pngVilla Campanario sono autentici e genuini e le loro personalità hanno un sapore ben definito, tant’è che riusciamo a distinguerli a colpo sicuro dopo il primo assaggio. Umami è un libro che scatena emozioni contrastanti, che insegna e apre orizzonti sconosciuti – prima di leggere questo romanzo non sapevo, ad esempio, cosa fosse una milpa – che spalanca le porte su una cultura ed un Paese dalla storia affascinante e ce li fa apprezzare ancora di più. Lo stile dell’autrice messicana è di forte impatto, la Jufresa utilizza una prosa scorrevole e decisa per descrivere stati d’animo ed emozioni, in particolare nei capitoli evocativi dedicati al dottor Semitiel e a Noelia. Leggere Umami è come percorrere un sentiero alla scoperta di sapori nuovi e antichi, è un ritorno alle origini e, al tempo stesso, un viaggio verso l’ignoto. Quando un romanzo mi attrae così tanto difficilmente rimango delusa e, anche questa volta, il mio intuito aveva ragione. Umami è un libro raffinato ma per molti aspetti crudo, è un libro che non si può descrivere in maniera uniforme perché, come vi dicevo sopra, racchiude in sé sfumature di sapori che, nell’insieme, si mischiano meravigliosamente. Assaggiare Umami significa assaggiare un prodotto originale e autentico, di cui stancarvi è impossibile. Non posso che consigliarvelo, soprattutto se siete alla ricerca di una lettura diversa dal solito e decisamente valida. Il mio voto è di 5/5 stelline. Alla prossima,
Simona